<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?><rss xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/" xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/" xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom" version="2.0" xmlns:itunes="http://www.itunes.com/dtds/podcast-1.0.dtd" xmlns:googleplay="http://www.google.com/schemas/play-podcasts/1.0"><channel><title><![CDATA[Ecologia della conoscenza]]></title><description><![CDATA[Sono abbastanza vecchio da essere stato tante cose: docente universitario di informatica, progettista di modelli matematici per la finanza, fondatore di molte software house. Ora vorrei solo essere un buon nonno e un libero pensatore. ]]></description><link>https://ecologiadellaconoscenza.substack.com</link><image><url>https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!Y4O6!,w_256,c_limit,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F1e479ec5-2bf2-4b46-9f3d-29df470c8dc3_838x838.jpeg</url><title>Ecologia della conoscenza</title><link>https://ecologiadellaconoscenza.substack.com</link></image><generator>Substack</generator><lastBuildDate>Mon, 17 Aug 2026 13:34:20 GMT</lastBuildDate><atom:link href="https://ecologiadellaconoscenza.substack.com/feed" rel="self" type="application/rss+xml"/><copyright><![CDATA[matteo temporin]]></copyright><language><![CDATA[en]]></language><webMaster><![CDATA[ecologiadellaconoscenza@substack.com]]></webMaster><itunes:owner><itunes:email><![CDATA[ecologiadellaconoscenza@substack.com]]></itunes:email><itunes:name><![CDATA[Ecologia della conoscenza]]></itunes:name></itunes:owner><itunes:author><![CDATA[Ecologia della conoscenza]]></itunes:author><googleplay:owner><![CDATA[ecologiadellaconoscenza@substack.com]]></googleplay:owner><googleplay:email><![CDATA[ecologiadellaconoscenza@substack.com]]></googleplay:email><googleplay:author><![CDATA[Ecologia della conoscenza]]></googleplay:author><itunes:block><![CDATA[Yes]]></itunes:block><item><title><![CDATA[AI e capitalismo americano e cinese]]></title><description><![CDATA[Come le AI sono un esempio paradigmatico del capitalismo, dei suoi limiti e delle sue potenzialit&#224; sia in salsa americana che cinese]]></description><link>https://ecologiadellaconoscenza.substack.com/p/ai-e-capitalismo-americano-e-cinese</link><guid isPermaLink="false">https://ecologiadellaconoscenza.substack.com/p/ai-e-capitalismo-americano-e-cinese</guid><dc:creator><![CDATA[Ecologia della conoscenza]]></dc:creator><pubDate>Thu, 06 Aug 2026 22:40:04 GMT</pubDate><enclosure url="https://substackcdn.com/image/youtube/w_728,c_limit/NufJ7g63KSY" length="0" type="image/jpeg"/><content:encoded><![CDATA[<p><em>Questo post nasce dal desiderio di sviluppare una nota di risposta ad un post di Martino Dettori <a href="https://ilpetulante.substack.com/p/se-lia-americana-verra-abbattuta">&#8220;Se l&#8217;IA americana verr&#224; abbattuta dalla Cina&#8221;</a></em></p><p>Le Intelligenze Artificiali sono uno dei temi, che a detta di tutti, sar&#224; cruciale nel nostro futuro.</p><p>Ma qual &#232; realmente il problema sociale ed economico di fondo di questo tema?</p><p>Potremmo chiamarlo <strong>il problema della propriet&#224; dei mezzi di produzione della conoscenza</strong>.</p><p>Le Intelligenze Artificiali odierne sono riuscite ad inglobare in <strong>pesi di una rete neurale</strong> alcune delle <strong>conoscenze globali</strong> dell&#8217;umanit&#224;, soprattutto conoscenze verbali espresse in linguaggi umani o digitali, come testi e programmi.</p><p>Ora quello che stanno facendo, in questi mesi, &#232; specializzarsi in ambiti sempre pi&#249; ristretti come le dimostrazioni matematiche o l&#8217;attivit&#224; d&#8217;ufficio, le immagini o i video, le analisi di mappe e le scelte di target militari.</p><p>Questi aspetti generali e specialistici della conoscenza umana richiedono sforzi economici enormi per essere <strong>raccolti </strong>ed infrastrutture di calcolo enormi per essere <strong>appresi</strong> nei modelli che vengono prodotti.</p><p>Infine i modelli, cinesi o americani non importa, hanno bisogno di enormi sistemi di calcolo per essere messi a disposizione degli utenti <strong>interagendo </strong>con continuit&#224; e profondit&#224; di <strong>contesto</strong> con i problemi che si vogliono affrontare usando la conoscenza dei modelli.</p><h3>Open weight sar&#224; lei!</h3><p>In tutto quello che abbiamo detto finora non vi &#232; nulla di specifico nei modelli open-weight forniti da aziende cinesi che li porti ad avere costi inferiori. </p><p>Open-Weight significa che vengono distribuiti liberamente i pesi delle reti neurali. Ma dalla lettura di questi pesi non si capisce nulla, occorre interrogare questi modelli sulla conoscenza che hanno appreso. Ma non sapremo mai se questa conoscenza, anche su un singolo ambito, non contenga errori o manipolazioni dannose. Si possono fare dei test statistici, ma il loro risultato permette dei confronti con altri modelli, ma mai una completa diagnosi della correttezza della conoscenza che possono produrre.</p><p>C&#8217;&#232; in giro molta confusione generata dall&#8217;<strong>equivoco tra open-source e open-weight</strong>. Con l&#8217;open source posso capire cosa fa un programma perch&#233; ne vedo i sorgenti prima della compilazione in un eseguibile e tutti possono segnalare errori o manipolazioni malevole, modificare i sorgenti e ricompilare.</p><p>Con l&#8217;open-weight questo non &#232; possibile ed usare un modello open-weight &#232; del tutto equivalente a scaricare un programma in formato eseguibile dalla rete. Anzi peggio perch&#233; il programma scaricato pu&#242; essere controllato da un antivirus, mentre per il modello open-weight non esistono al momento antivirus, o sarebbe meglio dire <strong>anti conoscenza malevola</strong> (che poi potrebbero essere solo delle AI, ma questo &#232; un altro discorso&#8230;).</p><p>Ora i modelli &#8220;cinesi&#8221; sembrano piuttosto competitivi in termini di conoscenza che possono produrre, ma rimane sempre il dubbio sugli esiti attuali e futuri del loro utilizzo.</p><p>Ovviamente lo stesso problema esiste anche con i modelli americani proprietari, come dimostrano alcuni <strong>casi assurti all&#8217;onore delle cronache</strong> perch&#233; hanno coinvolto aziende esterne ai produttori, ma chiss&#224; quanti altri sono avvenuti senza che la societ&#224; produttrice li abbia segnalati e analizzati correggendoli opportunamente.</p><p>Certo i cinesi, come fanno di solito tutti, possono aver copiato parte della conoscenza dai modelli altrui usandoli in fasi dette di <strong>distillazione </strong>risparmiando sulla raccolta della conoscenza iniziale, ma questo risparmio &#232; solo temporaneo perch&#233; in futuro il costo di questo uso di altre AI per addestramento delle conoscenze generali e specialistiche delle proprie AI aumenter&#224; enormemente rendendo antieconomica la distillazione.</p><p>Quindi anche i produttori cinesi saranno costretti a <strong>far pagare i pesi</strong> o a metterli in funzione nei propri sistemi come gli americani. Il fatto che per ora non succeda sta creando parecchie ipotesi su chi stia finanziando l&#8217;operazione, ma si tratta di ipotesi che non possono essere verificate se non analizzando i bilanci delle aziende cinesi e la lista dei loro clienti. Del resto anche il progetto CyberTruck di Tesla ha come principale cliente SpaceX, guarda caso entrambe di Elon Musk.</p><p>Insomma, detto fuori dai denti, <strong>i modelli open-weight potrebbero avere un grande cliente nel governo cinese che ne finanzia lo sviluppo iniziale</strong>. Ma in futuro potr&#224; giustificare questa spesa? Probabilmente s&#236; perch&#233; senza questi modelli &#8220;cinesi&#8221; dovrebbe usare AI americane. Una volta si chiamava <strong>captive market</strong>, ma ora non so.</p><p>Le AI adesso stanno cercando di migliorare i propri processi di raccolta della conoscenza e i costi di apprendimento ed utilizzo, ma non sapremo se questa competizione verr&#224; vinta dalle aziende USA che trattengono gelosamente i pesi o dalle aziende cinesi che li distribuiscono, per ora, gratuitamente.</p><p>L&#8217;altro aspetto &#232; quello, come abbiamo detto, della <strong>specializzazione </strong>per fornire risultati negli ambiti di maggior valore aggiunto.</p><p>Tutto questo si fermer&#224; al punto in cui una conoscenza specialistica verr&#224; usata da cos&#236; pochi utenti paganti che diventer&#224; <strong>antieconomico </strong>introdurla nei modelli.</p><p>Non vi &#232; nulla di nuovo sotto il Sole: vi saranno, nel settore della conoscenza prodotta da AI, quello che succede per qualsiasi tipo di prodotto, che sia una barca o una cucina: avr&#242; dei modelli economici usati da tutti e dei modelli costosi e specifici che si potranno permettere in pochi. E infine conoscenze cos&#236; specialistiche che saranno fornite, come ora, solo da persone esperte, magari aiutate da AI generaliste.</p><p>Il problema con i modelli AI &#232; che <strong>non posso creare un modello specialistico separato da un modello generalista</strong>. Tutte le specializzazioni devono confluire in una unica rete generalista che le coordina con forme di ragionamento basate su analogie e similitudini con altre specializzazioni apprese, altrimenti diventano meno &#8220;potenti&#8221; e utili.</p><p>La valutazione su cosa sia troppo specialistico da essere introdotto convenientemente in una AI potrebbe differire molto nei modelli americani rispetto a quelli cinesi. Dipende da aspetti <strong>culturali </strong>e dalle risorse che il governo cinese o le aziende americane decideranno di dedicare a certe attivit&#224;, ad esempio, per farmi capire, alla specializzazione delle AI nel supporto pratico al restauro di dipinti rinascimentali italiani. </p><p>Per quanto riguarda l&#8217;esempio credo che siano entrambe indifferenti al business sottostante, ma in altri aspetti potr&#224; essere cruciale per decidere il successo di un modello o di altri. </p><h3>Cosa possiamo dire dei capitalisti AI?</h3><p>Su tutto quello che abbiamo detto si innesta una <strong>polemica anticapitalistica</strong> da essere tanto ingenua quanto controproducente che pone l&#8217;accento sui <strong>profitti derivanti dall&#8217;AI </strong>e l&#8217;avidit&#224; dei capitalisti AI per accumularli.</p><p>Per adesso di profitti se ne vedono ben pochi, sia in USA che in Cina, e si vede una enormit&#224; di spese in conto capitale, solo per rimanere in corsa.</p><p>Secondo alcuni analisti, come <strong>quello in coda alla nota</strong>, tutte le aziende AI stanno sperando di uscire da questa <strong>corsa all&#8217;oro</strong> come unici vincitori, in posizione di <strong>monopolio</strong>. Quattro o cinque concorrenti in USA e altrettanti in Cina stanno investendo cifre analoghe, ma solo uno ne trarr&#224; profitto, se e quando potr&#224; imporre prezzi che almeno coprono i costi.</p><p>Per gli azionisti degli altri sar&#224; solo un bagno di sangue.</p><p>Solo una o due aziende forniranno, alla fine, sistemi AI di produzione di conoscenza a costi e prestazioni accettabili. I soldi investiti dalle altre aziende perdenti non verranno recuperati da queste poche aziende perch&#233; a loro &#8220;dovrebbe&#8221; bastare fornire un giusto profitto agli investimenti propri. I soldi persi dagli altri investitori americani e cinesi avranno fornito un servizio all&#8217;umanit&#224;. O no (faccina sorridente)?</p><p>La Cina non &#232; stata da meno in precedenza in altri settori come quello immobiliare o dei veicoli elettrici, dove tanti &#8220;investitori&#8221; pubblici o semi pubblici hanno investito ognuno in un concorrente diverso e quasi tutti stanno perdendo soldi. Lo stesso per il solare o le batterie.</p><p>Non vi &#232; nulla di anticapitalistico nel comportamento cinese che lo possa definire una strada alternativa per evitare sfruttamenti futuri e distruzione di risorse che potrebbero essere meglio impiegate.</p><p>Del resto questo caso della AI sarebbe stato un perfetto progetto di investimento per una <strong>pianificazione industriale centralizzata</strong> a livello mondiale, per darne a tutti i risultati. </p><p>In questa visione ipotetica anticapitalistica le AI sarebbero costate alle risorse del pianeta un decimo di quello speso dal mondo capitalistico basato sulla competizione. </p><p>Ma si sarebbe scelta la strada giusta? La storia dimostra il contrario. E non per stupidit&#224; o corruzione, anche se avrebbero giocato la loro parte come, del resto, nelle aziende capitalistiche in competizione.</p><p>Ma perch&#233; sappiamo che nella ricerca e nella innovazione <strong>raramente pi&#249; di una sola iniziativa su dieci ha successo</strong>, cio&#232; produce profitti cumulati superiori agli investimenti in quella singola iniziativa. Che la gestisca il capitalismo o una organizzazione politica centralizzata.</p><p>Alla fine i due sistemi, quello centralizzato e quello capitalistico, ne uscirebbero alla pari, ma, diciamocelo, i capitalisti USA e Cinesi sono pi&#249; divertenti di un funzionario ONU o di qualche alleanza internazionale per lo sviluppo delle AI. </p><p>Non sarebbe comunque stata una cosa cos&#236; strana in altri tempi, quei tempi in cui sono partiti progetti internazionali come il CERN, ITER, o la stazione spaziale internazionale.</p><p>E comunque, all&#8217;altro estremo dello spettro di posizioni anticapitaliste, le singole persone, usando solo le proprie limitate risorse non avrebbero potuto produrre niente in questo ambito senza l&#8217;uso del grande capitale pubblico o privato.</p><p>Le AI, come infrastruttura di gestione della conoscenza, sono l&#8217;ennesima dimostrazione concreta che la propriet&#224; privata dei singoli non &#232; sufficiente come produttore di soluzioni innovative.</p><p>Occorrono aggregazioni di capitali e quindi la rinuncia ad una <strong>parit&#224; di condizioni</strong> degli uomini di fronte ad esse.</p><p>Il problema non sono quindi i grandi capitali, pubblici o privati, non &#232; il capitalismo liberale o quello di Stato, ma l&#8217;equilibrio tra il potere che questi capitali hanno nel decidere il nostro futuro e il potere della partecipazione di tutti a come vogliamo immaginare questo futuro. La <strong>politica </strong>&#232; il solo strumento a disposizione nella ricerca di questo equilibrio.</p><h3>Il ruolo dell&#8217;Europa in tutto questo?</h3><p>Ormai &#232; chiaro che non vi &#232; nessun attore europeo pubblico o privato che si sia cimentato in una competizione alla pari con produttori di modelli AI americani e cinesi.</p><p>L&#8217;unica cosa che l&#8217;Europa, come istituzione, ha deciso di fare con l&#8217;AI Act &#232; controllare il servizio di produzione di conoscenza che verr&#224; fornito ai consumatori europei. Non &#232; poco, ma forse &#232; necessario capire perch&#233; non si &#232; fatto di pi&#249; e quali saranno le conseguenze di questo immobilismo.</p><p>Il motivo per cui l&#8217;Europa, sempre come istituzione, non &#232; intervenuta con finanziamenti mirati allo sviluppo di attori europei &#232; che la UE non ha bilanci nemmeno paragonabili a quelli cinesi o delle provincie cinesi in qualche modo condizionate centralmente dal Partito Comunista Cinese.</p><p>Si poteva, da parte degli investitori europei, o del resto del mondo, creare realt&#224; aziendali europee? Anche in questo caso la frammentazione del capitalismo europeo non ha luoghi di aggregazione di risorse che possano competere con quelle americane.</p><p>Il motivo &#232; che in Europa esistono grandi campioni tecnologici nazionali, come ST, Siemens, ASML (ex Philips), ma non campioni tecnologici europei di dimensioni paragonabili a NVIDIA, Intel, Apple, IBM, AMD. Anche nel settore dei servizi informatici abbiamo SAP e poco altro e nulla di paragonabile a Google, Microsoft, Oracle e Salesforce.</p><p>L&#8217;Europa &#232; solo un grande un mercato per prodotti tecnologici e servizi digitali americani e contribuisce in modo significativo all&#8217;equilibrio della nostra bilancia commerciale con gli USA. Checch&#233; ne dica Trump.</p><p>Alla dipendenza di servizi digitali verso gli americani rischiamo di aggiungere quella nei confronti della Cina, se i modelli cinesi di AI avranno la meglio?</p><p>Nessuno lo sa, ma potrebbe essere interessante capire se almeno alla fine potremmo <strong>fare delle AI europee che ci garantiscono un servizio AI il pi&#249; privo possibile da rischi e manipolazioni</strong>. Questo potrebbe essere un obiettivo adeguato ai bilanci della comunit&#224; europea o alle dimensioni delle aziende tecnologiche europee.</p><p>Assieme alla dipendenza energetica, la dipendenza tecnologica &#232; uno dei principali problemi strategici europei. Ma almeno analizziamo che <strong>forma di dipendenza</strong> &#232;!</p><p>E questi problemi non si risolvono ritornando ai mercati dei singoli paesi, come ha fatto la Gran Bretagna. La <strong>Brexit </strong>&#232; l&#8217;eterno monito che da soli non si va da nessuna parte.</p><p>Le conseguenze di questa dipendenza dalla AI altrui non sono facilmente prevedibili, ma si pu&#242; azzardare l&#8217;ipotesi, gi&#224; intravista da alcuni, che <strong>la frammentazione imprenditoriale europea (ma anche asiatica, africana o latino americana) potr&#224; trarre molto pi&#249; vantaggio dalle AI delle grandi aziende globali</strong>: le AI possono infatti completare le competenze delle piccole e medie aziende in tutti quegli ambiti in cui non si avevano abbastanza risorse per creare un affidabile gruppo interno. Un effettivo aumento di efficienza ed efficacia delle piccole e medie aziende europee e mondiali. Dipender&#224; molto (perch&#233; no?) da <strong>forme di contrattazione collettiva delle tariffe AI e da risorse dedicate alla clientela europea</strong>.</p><p>Che americani e cinesi stiano lavorando e spendendo per noi?</p><p>Del resto Trump, da parte sua, ce lo continua a ripetere&#8230; magari &#232; vero!</p><p>Il futuro, anche delle AI, non &#232; ancora stato scritto.</p><p></p><p><em>Per una analisi finanziaria delle AI in USA credo che sia fondamentale questo video:</em></p><div id="youtube2-NufJ7g63KSY" class="youtube-wrap" data-attrs="{&quot;videoId&quot;:&quot;NufJ7g63KSY&quot;,&quot;startTime&quot;:null,&quot;endTime&quot;:null}" data-component-name="Youtube2ToDOM"><div class="youtube-inner"><iframe src="https://www.youtube-nocookie.com/embed/NufJ7g63KSY?rel=0&amp;autoplay=0&amp;showinfo=0&amp;enablejsapi=0" frameborder="0" loading="lazy" gesture="media" allow="autoplay; fullscreen" allowautoplay="true" allowfullscreen="true" width="728" height="409"></iframe></div></div>]]></content:encoded></item><item><title><![CDATA[Nella Guerra, se vogliamo che tutto rimanga com’è, bisogna che tutto cambi]]></title><description><![CDATA[come un cambiamento totale nella guerra in atto in Ucraina porter&#224; la guerra ad essere quello che &#232; sempre stata]]></description><link>https://ecologiadellaconoscenza.substack.com/p/nella-guerra-se-vogliamo-che-tutto</link><guid isPermaLink="false">https://ecologiadellaconoscenza.substack.com/p/nella-guerra-se-vogliamo-che-tutto</guid><dc:creator><![CDATA[Ecologia della conoscenza]]></dc:creator><pubDate>Sat, 01 Aug 2026 15:53:35 GMT</pubDate><enclosure url="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!Y4O6!,w_256,c_limit,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F1e479ec5-2bf2-4b46-9f3d-29df470c8dc3_838x838.jpeg" length="0" type="image/jpeg"/><content:encoded><![CDATA[<h3>Il casus belli</h3><p>Richiamando ci&#242; che dice Tancredi Falconeri nel <em><strong>Il Gattopardo</strong></em> di Giuseppe Tomasi di Lampedusa volevo parlare di come un cambiamento totale nella guerra in atto in Ucraina porter&#224; la guerra ad essere quello che &#232; sempre stata: una capacit&#224; distruttiva il cui obiettivo &#232; eliminare le persone prima delle cose. Come un colpo di spada o un proiettile, le armi e le strategie del futuro saranno fatte per eliminare singole persone cruciali nel conflitto ovunque si trovino.</p><p>Il punto di partenza &#232; <a href="https://www.nytimes.com/2026/07/31/world/europe/federov-ukraine-killer-robots.html?unlocked_article_code=1.11A.MJ8G.cOSXNpv7UiQ4&amp;smid=url-share">questo</a> articolo sul NYT in cui si parla della fase seguita al licenziamento di Mykhailo Fedorov dal ruolo di ministro della difesa.</p><p> <a href="https://www.nytimes.com/2026/07/31/world/europe/federov-ukraine-killer-robots.html?unlocked_article_code=1.11A.MJ8G.cOSXNpv7UiQ4&amp;smid=url-share">https://www.nytimes.com/2026/07/31/world/europe/federov-ukraine-killer-robots.html?unlocked_article_code=1.11A.MJ8G.cOSXNpv7UiQ4&amp;smid=url-share</a></p><p>Fedorov difende gli indubbi risultati dell&#8217;Ucraina nel difendersi dall&#8217;aggressione russa limitando le vittime.</p><p>Il 95% delle perdite subite dai russi avviene per il tramite dei droni, di tutti i tipi, aerei, terrestri e navali.</p><p>Il futuro delle guerre, sostiene Fedorov, &#232; quello di uno stuolo di droni che combatte contro i droni avversari.</p><p>Ma sar&#224; proprio cos&#236;?</p><h3>La conoscenza bellica</h3><p>Io non sono un esperto militare, ma quello di cui mi interesso, lo sviluppo e la gestione della conoscenza, riguarda anche la guerra che &#232; il settore in cui la conoscenza &#232; ed &#232; sempre stata l&#8217;arma principale.</p><ol><li><p>Conoscenza di produzione e di utilizzo degli <strong>strumenti</strong> bellici,</p></li><li><p>Conoscenza di selezione e sintesi delle <strong>informazioni</strong> che vengono raccolte e distribuite durante l&#8217;azione bellica,</p></li><li><p>Conoscenza di come strumenti e informazioni determinano le <strong>prospettive </strong>dell&#8217;azione bellica a livello operativo, tattico e strategico.</p></li><li><p>Conoscenza di come la conoscenza di questi tre precedenti fattori di conoscenza devono essere <strong>organizzati </strong>in un addestramento, approvvigionamento e capacit&#224; prospettiche di organizzazione militare a servizio delle decisioni politiche del paese realmente o potenzialmente belligerante.</p></li></ol><p>Se questo non &#232; gestione della conoscenza, <strong>epistemologia</strong>, non saprei che cosa lo sia.</p><p>Ora nella ecologia della conoscenza che propongo esistono sempre due livelli di analisi: la <strong>conoscenza locale</strong> prodotta dai cervelli delle persone che partecipano a tutto questo e <strong>una conoscenza globale</strong> che &#232; l&#8217;insieme di segni che le azioni di ogni conoscenza locale lascia nel mondo.</p><p>Le conoscenze locali che ci interessano sono quelle di tutte le persone che partecipano ad un conflitto, reale o potenziale. Anche delle persone di cui l&#8217;azione interviene ai livelli pi&#249; alti della gerarchia di conoscenza che abbiamo definito. Di tutte le strutture sociali in guerra, alleate od avversarie che siano.</p><p>Le conoscenze locali nascono dalla infrastruttura fisica del cervello che &#232; l&#8217;unica capace di <strong>inferenza attiva</strong>, capace cio&#232; di imparare agendo e modificare quindi la propria conoscenza, cio&#232; la propria capacit&#224; di elaborare il presente per prevedere il futuro. </p><p>Le conoscenze che nascono dall&#8217;azione possono essere direttamente coinvolte in una azione anche quando questa azione viene <strong>simulata</strong>, cio&#232; la conoscenza sul mondo viene usata per prevederne l&#8217;evoluzione e questa evoluzione viene usata per determinare una nuova azione che produce una nuova evoluzione. Ed &#232; quello che succede in un romanzo o in una dimostrazione matematica. Questi pezzi di conoscenza globale sono validati in termini di passaggi logici e di plausibilit&#224; dalla lettura che la passa al vaglio della semantica prodotta dalla nostra conoscenza locale. L&#8217;azione di selezione diventa nuova conoscenza globale che a sua volta entra nel processo di revisione critica, nella filologia della conoscenza.</p><p>Data la vastit&#224; della conoscenza globale anche l&#8217;azione di selezione, se ha successo, produce <strong>conoscenza utile</strong>, anche se non &#232; nuova conoscenza sulla realt&#224; con la quale non si &#232; mai confrontata.</p><p>Questo processo di evoluzione logica e statistica arricchisce la preparazione all&#8217;azione sul reale, ma non la sostituisce.</p><p>Intere parti della conoscenza globale sono elaborazioni dei risultati di esperimenti, non di nuovi esperimenti. Quando i nuovi esperimenti non diventano pi&#249; necessari, come in alcuni settori hard della scienza, allora la conoscenza globale diventa fondamento di ulteriori esperimenti in ambiti non ancora verificati.</p><p>Le conoscenze globali, prima della introduzione delle IA, erano segni e quindi passivi risultati delle azioni umane nel mondo.</p><p>Con le IA tutto &#232; cambiato: i segni della conoscenza globale vengono raccolti e servono da addestramento, per ora linguistico e simbolico, di meccanismi di elaborazione automatica della conoscenza, in termini di regole logiche e statistiche, producendo conoscenza utile, ma non nuova conoscenza.</p><p>Se devo addestrare un drone a colpire automaticamente un carro armato o un camion cisterna devo usare i segni lasciati dall&#8217;uomo per produrre o camuffare un veicolo di quel tipo e colpirlo nella parte pi&#249; debole con la minore carica esplosiva possibile. Tutte elaborazioni simboliche delle forme visive di un veicolo e delle capacit&#224; di un ordigno esplosivo di distruggerle.</p><p>La guerra viene automatizzata inglobando ed elaborando la conoscenza globale. Nulla di nuovo sotto il sole, ma adesso tutto questo viene fatto da capacit&#224; di calcolo che hanno una nuova struttura fisica che le produce. E quindi di vincoli che prima non erano presenti, o erano diversi, quando l&#8217;elaborazione della conoscenza globale era delle persone e della loro conoscenza locale, ora il cuore di tutto questo &#232; nella infrastruttura fisica di elaborazione.</p><p>La struttura informatica di elaborazione intelligente diventa il nuovo target da colpire in una guerra dronica automatizzata.</p><p>Le infrastrutture di elaborazione basate su AI hanno tre scopi distinti:</p><ol><li><p>elaborare le conoscenza e le informazioni su cui viene eseguita (training ed inferenza)</p></li><li><p>trasmettere informazioni e la codifica della conoscenza tra le varie parti di elaborazioni</p></li><li><p>conservare le informazioni e le evoluzioni della conoscenza.</p></li></ol><p>Questi aspetti fisici della gestione della conoscenza globale riportano l&#8217;epistemologia in un ambito sperimentale, in cui &#232; possibile sviluppare nuova conoscenza a partire dalla inferenza attiva delle azioni umane. Ogni esperimento, ogni episodio dell&#8217;azione umana nello spazio delle nuove infrastrutture di gestione della conoscenza produce nuova conoscenza. Quella con maggior valore in un conflitto moderno. Molto maggiore dell&#8217;addestramento delle truppe e della creazione di nuovi strumenti bellici che vivono in questo spazio fisico di gestione della loro conoscenza globale.</p><p>Colpire il sistema satellitare Starlink usato dai russi &#232; stato determinante nel determinare lo spunto bellico ucraino di questo anno, ma non &#232; stato fatto con una azione militare, ma con una azione diplomatica con il fornitore del servizio.</p><p>Il nuovo target della guerra non &#232; pi&#249; solo l&#8217;essere umano, ma il sistema fisico, materiale, di gestione della conoscenza operativa nell&#8217;azione bellica. Costruire, difendere e riparare questo sistema &#232; essenziale quanto avere persone per addestrarlo ed usarlo.</p><p>Gli aspetti critici di questa infrastruttura sono reciprocamente dipendenti: se manca la comunicazione si supplisce con l&#8217;autonomia di elaborazione per l&#8217;inseguimento del target e la capacit&#224; di memorizzazione locale di mappe e conoscenza di riconoscimento e azione. Questo porta per&#242; a un duplice problema:</p><ol><li><p>il maggior consumo energetico e </p></li><li><p>la presenza di droni di sorveglianza che verifichino il raggiungimento del target.</p></li></ol><p>Sul consumo energetico della gestione della conoscenza abbiamo il classico equilibrio della conoscenza con lo sforzo &#8220;muscolare&#8221; per raggiungere e inseguire il target. Quindi batterie di maggiori dimensioni e minore carico utile esplosivo.</p><p>Anche il sistema che raccoglie ed elabora i risultati di ogni azione dronica deve richiedere il minor sforzo umano possibile con squadre di droni gestiti da un numero ridotto di operatori man mano che l&#8217;autonomia aumenta. Questo aumenta le necessit&#224; di calcolo, trasmissione e memorizzazione di ogni nucleo dronico operativo. Con tutte le conseguenze fisiche di trasporto di apparati facilmente riconoscibili sul campo di battaglia.</p><p>Tutto questo &#232; conoscenza sulle caratteristiche fisiche e funzionali della conoscenza quando diventa operativa. Questa conoscenza di secondo livello determina la pressione <strong>sugli approvvigionamenti, sulla evoluzione delle tecnologie di gestione della conoscenza e sulla conoscenza di combattimento degli eserciti</strong>.</p><p>Dall&#8217;ultimo punto &#232; nato il conflitto tra Fedorov e Syrs'kyj.</p><p>E qua arriviamo al <strong>livello tre</strong> di gestione della conoscenza: la conoscenza di gestione della conoscenza di gestione della conoscenza. Si tratta della conoscenza che deve elaborare, conservare e trasmettere il Presidente Zelenskyy e il suo gabinetto. </p><h3>I tre livelli della conoscenza</h3><p>Ma facciamo un passo indietro.</p><p>La conoscenza di primo livello, quella dei <strong>soldati</strong>, &#232; quella negli apparati autonomi e nel personale che li produce e li usa. Esso, e qua sta il problema, deve conoscere anche le conoscenze di primo livello dell&#8217;avversario e agire imparando come aggirarle e contrastarle usando la conoscenza dei propri apparati e del personale che li gestisce. La squadra di compagni ed il <strong>nemico diretto</strong> con cui ci si confronta sia al di l&#224; della trincea che nei sistemi di difesa aerea.</p><p>La conoscenza di secondo livello, quella di gestione della conoscenza bellica, (comando, controllo, addestramento all&#8217;uso e alla produzione e innovazione produttiva e operativa), &#232; quella che a partire dalle conseguenze fisiche delle azioni belliche decide che conoscenze autonome o personali sviluppare e come organizzarle in apparati fisici di raccolta, elaborazione e memorizzazione delle informazioni e della conoscenza codificata in addestramento ed apparati.</p><p>Ma il compito essenziale del secondo livello &#232; la raccolta di informazioni e se possibile di <strong>conoscenza sul nemico indiretto</strong> per quanto riguarda la sua conoscenza di primo livello e della conoscenza di secondo livello che gestisce apparati e personale.</p><p>Il terzo livello, quello politico, recepisce gli andamenti episodici e statistici del conflitto e agisce sulle risorse umane e materiali da mettere a disposizione.</p><p>Ma, ancora una volta, esso raccoglie informazioni e intelligence sulla conoscenza di tutti i livelli sottostanti del nemico e agisce basandosi sulla conoscenza di terzo livello dell&#8217;avversario: quali risorse umane, economiche e di conoscenza ha a disposizione l&#8217;avversario e come creare o sfruttare aspetti di debolezza momentanea in azioni diplomatiche o belliche.</p><p>Quello che si &#232; ampliato fino a gestire l&#8217;intera macchina bellica e il suo sforzo innovativo &#232; il secondo livello. I ruoli precedenti di ministri che decidono l&#8217;impiego delle risorse fornite dal livello politico e stati maggiori che le usano al meglio non sono pi&#249; adeguati allo scopo. Troppo rapida l&#8217;evoluzione necessaria e la quantit&#224; di conoscenze in gioco.</p><p>E questo ha un effetto dirompente non solo nelle guerre, ma anche nelle organizzazioni gerarchiche di qualsiasi tipo. Ad esempio nelle aziende l&#8217;innovazione prodotta dalle IA sta mettendo in crisi le vecchie suddivisioni di reparto e il marketing, senza peraltro strumenti adeguati, imperversa sulle linee di produzione, sulle attivit&#224; commerciali e social e sulla finanza delle prossime IPO (Musk docet). Si tratta di ambito competitivo come quello bellico e le conseguenze dei limiti di un apparato di secondo livello che gestisca la conoscenza dell&#8217;azienda in tutte le sue forme pu&#242; essere devastante. Ad esempio molte aziende automobilistiche europee hanno annullato la propria competenza produttiva interna esternalizzandola. Ed ora sono vittime delle aziende cinesi che hanno mantenuto integra la filiera produttiva. Si tratta di una gestione della conoscenza errata, di una conoscenza di gestione della conoscenza errata seppur molto diffusa dalle societ&#224; di consulenza.</p><p>In mancanza di una vera e propria scienza della gestione della conoscenza si rischia il caos e il collasso cognitivo di un esercito o di una azienda. O di un paese, vista l&#8217;ignavia della politica sulle proprie responsabilit&#224; di fornire nuovi modelli verificati di gestione della conoscenza.</p><h3>Uccidere chi gestisce la conoscenza</h3><p>Supponiamo che i conflitti diventino sempre pi&#249; paritari, cio&#232; le conoscenze di produzione e uso degli strumenti bellici siano identici e in evoluzione identica, e che le dimensioni fisiche delle infrastrutture che usano e producono questa conoscenza di primo livello siano simili. </p><p>Supponiamo, ad esempio, che l&#8217;intero campo di battaglia venga saturato in modo uniforme da droni autonomi che cercano di distruggersi reciprocamente e che sparsi casualmente nel territorio dei due belligeranti ci siano le risorse umane e materiali per gestire tutto questo. e immaginiamo che questi punti di gestione della guerra dronica siano facilmente difendibili e ben collegati ai droni e tra di loro. La difesa di questi punti sar&#224; il compito principale dei droni.</p><p>Si tratta dello scenario ipotizzato da Fedorov.</p><p>Ma vi &#232; una pecca che rende instabile questo scenario e non &#232; l&#8217;evoluzione tecnologica in se, ma chi &#232; delegato a definire questa evoluzione. Cio&#232; il secondo livello della conoscenza bellica, quella che non &#232; un apparato fisico, ma persone in carne ed ossa che gestiscono la conoscenza sul conflitto, la creano e la verificano sul campo in nuove produzioni e nuove istruzioni d&#8217;uso.</p><p>Il fatto che non esista un nome e un ruolo specifico per tutto questo allarga la platea dei possibili target e li rende inconsapevolmente vulnerabili. La conoscenza di secondo livello &#232; mirata soprattutto a questi target, diremo che l&#8217;intera guerra si concentra sulla loro reciproca eliminazione.</p><p>Il fatto che si tratti di persone che lavorano negli stati maggiori, ma anche a contatto con i politici e i sistemi di produzione allarga la platea dei bersagli umani dopo averla ridotta in trincea e nei punti di controllo dronico. Quelle attivit&#224; sono automatizzabili, queste no.</p><p>Nel libro il &#8220;<strong>problema dei tre corpi</strong>&#8221; dopo che l&#8217;umanit&#224; &#232; alla merc&#233; di una specie aliena che sa tutto quello che fa, cio&#232; legge e interpreta i segni dell&#8217;azione umana, la conoscenza globale viene minacciata a partire dalla scienza hard a cui non &#232; pi&#249; permesso di sperimentare le leggi scientifiche.</p><p>La soluzione &#232; quella di far produrre delle strategie di difesa nel cervello di un numero selezionato di persone, gli impenetrabili, essendo il cervello umano l&#8217;unico insondabile alle  macchine degli alieni spedite sulla terra per preparare il loro arrivo.</p><p>La protezione degli impenetrabili diventa il compito dell&#8217;umanit&#224;.</p><p>Cio&#232; le persone che gestiscono la conoscenza sono i target di qualsiasi guerra futura.</p><h3>Back to Gattopardo</h3><p><em>La guerra del futuro sar&#224; una caccia alle persone che decidono il comando, il controllo, la raccolta di informazioni sull&#8217;efficienza e l&#8217;efficacia del processo bellico proprio e del nemico e lo innovano nell&#8217;ambito di spese e obiettivi discussi con la politica.</em> </p><p>Tutto il resto pu&#242; essere automatizzato sia in termini di difesa che di risposta offensiva in funzione delle opportunit&#224; e delle conoscenze del secondo livello.</p><p>Possiamo prendere spunto dal romanzo &#8220;il problema dei tre corpi&#8221; per dire quale sia la migliore strategia per impedire che la conoscenza di gestione della conoscenza diventi un bersaglio troppo facile, essa, ribaltando lo scenario ipotizzato dal libro, invece che rimanere nel cervello delle persone &#232; <strong>diffusa tra tante persone</strong>. </p><p>Questa conoscenza di secondo livello &#232; nascosta nelle loro teste e nei sistemi di memorizzazione e trasmissione che abbiamo inventato nel tempo per camuffare questa conoscenza: l&#8217;ambiguit&#224; semantica che diventa operativa collettivamente. Il <strong>caos che nasce dalle decisioni collettive</strong> che &#232; per natura impenetrabile e imprevedibile.</p><p>Si dir&#224; che &#232; gi&#224; cos&#236; perch&#233; la nebbia della battaglia copre uniformemente le tecniche di gestione della conoscenza in uso dalle due parti belligeranti. Il problema &#232; che le figure di secondo livello non ne sono consapevoli e non capiscono che il caos creativo &#232; il loro ambito di vita. Sognano di essere soldati semplici in attesa di ordini, ma non &#232; mai stato questo il loro ruolo. Ne, in futuro, di nessun essere umano.</p><p>Il borghese arricchito sognava, dopo l&#8217;unit&#224; di Italia, il titolo aristocratico, ma pensava solo al denaro che gli sarebbe costato. L&#8217;aristocratico sognava di accumulare denaro e salvarsi, ma non era mai stato educato a farlo. Il cambiamento di posizioni di potere &#232; stato totale, ma per ognuno la vita &#232; proseguita uguale a se stessa pur adattandosi a mondi completamente nuovi.</p><p>Il <strong>caos creativo di gestione della conoscenza</strong> ha sempre obiettivi troppo ambiziosi che il singolo non capisce, tutte le tracce che lascia si dimostrano prive di significato, ma l&#8217;azione sociale finale procede senza tregua verso i suoi obiettivi di accumulo di capitali nel caso del Gattopardo e di conoscenze diffuse e dinamiche nei sistemi di primo livello.</p><p>La natura della conoscenza globale, a differenza di quella locale al cervello delle persone che &#232; labile, &#232; invece incrementale e indistruttibile, specialmente se il suo apprendimento &#232; automatico. Infatti, &#232; sempre <strong>il contesto di fattibilit&#224;</strong> che decide di usare la conoscenza precedente che per il 90% dei casi &#232; sufficiente, ma ho pronto quel 10% di nuova conoscenza che consente di affrontare un rischio di innovazione dell&#8217;avversario che potrebbe essere letale.</p><p>Tutto l&#8217;apparente caos della gestione della conoscenza diffusa del secondo livello si spiana operativamente nella possibilit&#224; di sperimentare l&#8217;inconcepibile. Dandogli, a cose fatte e se c&#8217;&#232; un successo, un nome che ha finalmente un significato. Altrimenti rimane il vuoto privo di senso della sconfitta che pu&#242; essere riempito solo dalla conoscenza che il nemico ha reso globale attraverso la forma della sua vittoria.</p><p>I gestori della conoscenza di secondo livello creano conoscenza in attesa di un significato e di un nome che lo diffonda a tutti, che, come sempre, verr&#224; deciso dal vincitore.</p><p>In un processo, che come quello economico, &#232; senza fine.</p><p>Quindi le persone qualsiasi che in precedenza venivano mobilitate per essere uccise in una trincea ora verranno ancora uccise, ma sull&#8217;uscio di casa. Non si sposteranno dalla propria abitazione, sar&#224; la guerra automatica del futuro a spostarsi da loro.</p><p>Non perch&#233; siano abili nell&#8217;usare un fucile e a sparare con un cannone, ma perch&#233; <strong>gestiscono assieme a tutti gli altri concittadini la conoscenza necessaria a determinare la vittoria del proprio paese</strong>. E a deciderlo <strong>non sar&#224; una intelligenza artificiale</strong> che sta contemporaneamente coordinando l&#8217;uccisione di migliaia di altri cittadini, ma l&#8217;avversario che ha capito il ruolo di quel cittadino nella conoscenza bellica del paese nemico. Un cittadino di fronte ad un altro cittadino avversario, che come per i soldati tra i due lati di un trincea conosce tutto di quel soldato e viceversa.</p><p></p><p></p><p></p><p></p><p></p><p></p><p></p>]]></content:encoded></item><item><title><![CDATA[Trump, sempre Trump, magicamente Trump.]]></title><description><![CDATA[Teoria scientifica della superstizione ai tempi del populismo.]]></description><link>https://ecologiadellaconoscenza.substack.com/p/trump-sempre-trump-magicamente-trump</link><guid isPermaLink="false">https://ecologiadellaconoscenza.substack.com/p/trump-sempre-trump-magicamente-trump</guid><dc:creator><![CDATA[Ecologia della conoscenza]]></dc:creator><pubDate>Thu, 23 Jul 2026 13:28:12 GMT</pubDate><enclosure url="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!Y4O6!,w_256,c_limit,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F1e479ec5-2bf2-4b46-9f3d-29df470c8dc3_838x838.jpeg" length="0" type="image/jpeg"/><content:encoded><![CDATA[<p>Poco prima dell&#8217;insediamento di Trump, il debito nazionale USA ammontava a 36.200 miliardi di dollari, secondo il Dipartimento del Tesoro statunitense. Ora il debito supera i 39.500 miliardi di dollari , con un aumento di 3.300 miliardi di dollari.</p><p>Dice  Thomas B. Edsall sul NYT che:</p><blockquote><p>Trump is one of the most &#8212; if not the most &#8212; ham-handed presidents in the nation&#8217;s history.</p><p>Trump &#232; uno dei presidenti pi&#249; maldestri, se non il pi&#249; maldestro, nella storia della nazione.</p></blockquote><p>Segue una lista di disastri che inducono molti a pensare che Trump porti decisamente <strong>sfiga</strong>. Non cito i disastri, li sapete gi&#224;, salvo uno, su cui non mi ero concentrato: un aumento di 3.300 miliardi del debito pubblico USA!</p><p>L&#8217;editorialista del NYT si esprime con meno francesismi e usa il termine &#8220;Bacio della Morte&#8221; o &#8220;Pollice Nero&#8221;.</p><p>E se la causa del successo di Trump fosse proprio quella di essere uno <strong>jettatore</strong>? Se fosse stato votato per questo? I sostenitori MAGA credono che Trump possa distruggere non gli odiati liberal, quello &#232; facile come si &#232; visto, ma la ragione stessa, quella che usa i numeri e i vaccini. Di questa incapacit&#224; di difendersi da buchi di bilancio non gli interessa, ha la <strong>patente</strong> di jettatore e pu&#242; fare molto di pi&#249;. E per questa patente si fa profumatamente pagare.</p><p>Ingenuamente il NYT si domanda:</p><blockquote><p>Come fa Trump, con i suoi indici di gradimento cos&#236; bassi, a continuare a farla franca, accumulando personalmente almeno 2,2 miliardi di dollari, in gran parte attraverso societ&#224; di criptovalute create per trarre profitto da fonti straniere e da personaggi nazionali in cerca di favori speciali, tra cui la grazia per reati penali?</p></blockquote><p>Tutti questi soldi gli sono dovuti per la sua Patente di jettatore. E se li &#232; meritati alla grande.</p><p>Credere alla sfortuna porta sfortuna, dicono, quindi&#8230; non esiste la sfortuna sia che esista sia che non esista. A prescindere direbbe Tot&#242;. Ma su Tot&#242; ritorneremo pi&#249; tardi.</p><p>Insomma la sfortuna come categoria concettuale, l&#8217;insieme di eventi determinati da influssi magici inspiegabili, non misurabili ne ripetibili, porta a dei <strong>paradossi</strong>.</p><p>Di paradossi si sono interessati i matematici e filosofi come Bertrand Russell. O come dicono i matematici <strong>antinomie</strong>, perch&#233; l&#8217;affermazione &#8220;credere nella sfortuna porta sfortuna&#8221; &#232; una antinomia non un paradosso.</p><p>Un paradosso &#232; una conclusione logica e non contraddittoria che si scontra con il nostro modo abituale di vedere le cose, ad esempio &#232; paradossale che un sovranista ami i sovranisti di altri paesi, mentre un&#8217;antinomia &#232; una proposizione che risulta autocontraddittoria sia nel caso che sia vera, sia nel caso che sia falsa.</p><p>Se la frase &#8220;credere nella sfortuna porta sfortuna&#8221; &#232; vera allora tutti quelli che credono nella sfortuna sono sfortunati, quindi se non si vuole essere sfortunati non bisogna credere nella sfortuna, ma questo &#232; contraddittorio perch&#233; si crede che la sfortuna esista se non credere in essa serve ad evitarla?</p><p>Se la frase &#8220;credere nella sfortuna porta sfortuna&#8221; &#232; falsa allora si pensa che la sfortuna sia indipendente dal crederci oppure no e quindi se credo nella sfortuna il fatto di crederci non porta necessariamente sfortuna, ma se credo nella sfortuna non posso escluderlo. Altrimenti dovrei considerare la sfortuna come un meccanismo deterministico, razionale, e questo &#232; contrario al concetto di sfortuna.</p><p>Per evitare paradossi, pardon antinomie, <strong>occorre escludere che la totalit&#224; degli elementi di un insieme sia sullo stesso piano degli elementi</strong>: gli oggetti di una classe e la classe cui appartengono non sono comparabili e vanno collocati su livelli logici distinti. </p><p>Quindi non si pu&#242; affermare che credere nella sfortuna porti sfortuna perch&#233; credere nella sfortuna &#232; una affermazione che non ha nulla a che fare l&#8217;avere sfortuna o portare sfortuna, sono due classi di cose completamente diverse.</p><p>Ma alla sfortuna come arma &#232; una cosa in cui molti credono. Si chiama <strong>superstizione</strong>. Ed &#232; vietata da tutte le leggi religiose o scientifiche dell&#8217;universo conosciuto.</p><p>Nonostante questa opposizione sociale alla superstizione, se ne avvalgono, credono di avvalersene, i superstiziosi contro quelli che gli stanno antipatici. Non sanno neppure che mezzi razionali si useranno: la magia &#232; indipendente dalla ragione.</p><p>E a quelli che credono nella sfortuna stanno molto antipatici quelli che non ci credono. Agli irrazionali piace agire irrazionalmente contro i razionali. Anche se questo ha dei costi. Credere che l&#8217;irrazionalit&#224; sia razionale per raggiungere i propri obiettivi &#232; irrazionale, &#232; una antinomia, non un paradosso.</p><p>Brandon Rottinghaus, politologo dell&#8217;Universit&#224; di Houston, citato nell&#8217;articolo del NYT, scrive qualcosa a questo proposito:</p><blockquote><p>La particolarit&#224; di Trump &#232; che molti dei suoi sostenitori lo valutano meno in base ai risultati politici tradizionali e pi&#249; in base al fatto che stia combattendo le battaglie politiche e culturali che stanno loro a cuore. Nell&#8217;attuale clima di polarizzazione, l&#8217;identit&#224; politica spesso prevale sul successo o sul fallimento misurabile delle politiche.</p></blockquote><p>e Rottinghaus prosegue:</p><blockquote><p>Di conseguenza, la copertura mediatica negativa spesso rafforza, anzich&#233; indebolire, il sostegno. Gli elettori valutano frequentemente i presidenti tanto in base all&#8217;identit&#224; e ai valori quanto ai risultati delle politiche. I sostenitori possono tollerare i costi economici se credono che Trump stia portando avanti priorit&#224; come il controllo dell&#8217;immigrazione, le nomine giudiziarie o le questioni culturali.</p></blockquote><p>E il mago Trump &#232; molto efficace in tutto questo, fa casino in tutto, salvo il colpire i nemici dei superstiziosi. Non si sa come, men che meno lui e i suoi adepti, ma ci riesce egregiamente: &#232; magico in tutto questo.</p><p>I democratici americani stanno soccombendo, sembrano pugili al tappeto che a malapena sentono il conteggio dell&#8217;arbitro. Non capiscono, non riescono a fare analisi razionali della loro sconfitta, non credono certo ai poteri magici di Trump. Ma un movimento settario che rappresenta il 20% della popolazione USA ci crede eccome. E funziona, non si sa come, ma funziona.</p><p>Ma a questo punto ritorna in gioco il nostro Pirandello, che con la novella &#8220;<strong>La Patente</strong>&#8221; ha chiarito fin nei dettagli il meccanismo. E Tot&#242; forse ha fornito, lui Napoletano con la N maiuscola, una magistrale interpretazione.</p><p>Il succo del discorso di Pirandello &#232; che noi siamo molteplici, superstiziosi e razionali allo stesso tempo, e razionalmente, per non impazzire, dobbiamo affrontare la superstizione.</p><blockquote><p>La patente affronta il tema tipicamente pirandelliano del contrasto fra ci&#242; che siamo e ci&#242; che pensano di noi. Questo tema emerge attraverso una vicenda legata all&#8217;ignoranza e alla superstizione di una societ&#224; culturalmente arretrata, in cui perfino i giudici credono alla iettatura e al malocchio. Di fronte a questa societ&#224;, che impone all&#8217;individuo una &#8220;maschera&#8221; odiosa e opprimente, l&#8217;uomo non pu&#242; ribellarsi, ma solo accettare il proprio destino.</p></blockquote><p>(da Wikipedia)</p><p>Dobbiamo accettare il nostro destino di avere a che fare con sette superstiziose e maligne.</p><p>Noi non possiamo controbattere al superstizioso mondo MAGA con gli strumenti della razionalit&#224;, ma con quelli della superstizione.<strong> </strong></p><p><strong>Diamo a Trump la Patente di Jettatore invece che il premio Nobel per la Pace</strong>.</p><p>E insomma ogni volta che sentiamo parlare di Trump (ma anche di altri populisti nostrani) sfreghiamo un cornetto, tocchiamo vistosamente oggetti di ferro e facciamola finita con questa buffonata di cercare di convincere i sostenitori MAGA, o qualsiasi altro populista, che devono essere razionali, che devono fare i conti prima di proporre qualcosa, che devono fare il bene del paese. Non gliene frega niente, e si saranno giustamente stufati: vanno combattuti sul loro stesso piano. </p><p>Noi non siamo superstiziosi, ma loro s&#236;.</p><p><a href="https://www.nytimes.com/2026/07/21/opinion/trump-inept-second-term.html?unlocked_article_code=1.z1A.eSll.NYCwC2la1RQp&amp;smid=url-share">https://www.nytimes.com/2026/07/21/opinion/trump-inept-second-term.html?unlocked_article_code=1.z1A.eSll.NYCwC2la1RQp&amp;smid=url-share</a></p><p><br><br></p>]]></content:encoded></item><item><title><![CDATA[Intelligenze capricciose]]></title><description><![CDATA[Mettere la nostra conoscenza globale nelle IA &#232; una minaccia esistenziale per l&#8217;umanit&#224;.]]></description><link>https://ecologiadellaconoscenza.substack.com/p/intelligenze-capricciose</link><guid isPermaLink="false">https://ecologiadellaconoscenza.substack.com/p/intelligenze-capricciose</guid><dc:creator><![CDATA[Ecologia della conoscenza]]></dc:creator><pubDate>Mon, 20 Jul 2026 08:51:36 GMT</pubDate><enclosure url="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!Y4O6!,w_256,c_limit,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F1e479ec5-2bf2-4b46-9f3d-29df470c8dc3_838x838.jpeg" length="0" type="image/jpeg"/><content:encoded><![CDATA[<p><span>La conoscenza &#232; una forma di ordine attiva, un ordine preservato da una attivit&#224; che ovviamente consuma energia libera per essere effettuata.</span></p><p><span>La conoscenza che tiene in moto il meccanismo &#232; una informazione che determina il meccanismo che produce questo ordine, e il risultato della conoscenza, una volta che viene attivata, che agisce attraverso il meccanismo sul mondo, produce informazione nel mondo. Questa informazione pu&#242; determinare la struttura di un meccanismo che a sua volta, se attivato, produce ulteriore informazione.</span></p><p><span>Nel mondo &#232; quindi difficile distinguere tra &#8220;semplice&#8221; informazione e conoscenza perch&#233; entrambe sono forme del mondo, informazione. Ma vi &#232; un criterio per distinguerle ed &#232; l&#8217;uso di energia che trasforma la semplice informazione in meccanismo che crea informazione.</span></p><p><span>E, dato che per il secondo principio della termodinamica l&#8217;informazione tende a scomparire naturalmente, per l&#8217;aumento dell&#8217;entropia, ogni volta che notiamo una conservazione o un aumento dell&#8217;informazione, o anche solo una diminuzione dell&#8217;informazione inferiore in valore assoluto a quella imposta dalla seconda legge della termodinamica, &#232; in atto una conoscenza che, usando energia, produce un differenziale positivo di informazione nel mondo.</span></p><p><span>Tutto questo vale in generale nell&#8217;universo e in tutti i fenomeni naturali. E tra questi gli esseri umani.</span></p><p><span>L&#8217;uomo &#232; una piattaforma di inferenza attiva, cio&#232; produce conoscenza attraverso l&#8217;azione.</span></p><p><span>Tra queste azioni vi &#232; anche la capacit&#224; dell&#8217;uomo a riconoscere l&#8217;eccesso di informazione prodotto dalla conoscenza, a riconoscere conoscenza prodotta dalla natura o da altri esseri umani. Il guardare alla natura e riconoscere forme di entropia negativa come piante o insetti o impronte di giaguari o di altri esseri umani &#232; l&#8217;azione principale, non solo dell&#8217;uomo, ma di tutti gli esseri viventi in una ecologia.</span></p><p><span>Abbiamo definito la conoscenza globale come l&#8217;insieme dei segni lasciati dall&#8217;azione dell&#8217;uomo.</span></p><p><span>L&#8217;azione dell&#8217;uomo &#232; frutto inizialmente della conoscenza genetica che lo fa nascere, crescere e interagire con un ambiente. Tra questa conoscenza genetica vi &#232; anche l&#8217;apparato che produce organi di inferenza attiva, di creazione di nuova conoscenza attraverso l&#8217;azione. Questa conoscenza prodotta dall&#8217;azione si deposita nel proprio cervello, ma &#232; anche accessibile ad altri esseri umani attraverso segni lasciati da questo processo geneticamente predeterminato.</span></p><p><span>Il linguaggio umano &#232; una naturale evoluzione di un processo geneticamente predeterminato in tutti gli animali e in generale in tutti gli esseri viventi che pongono ordine nel mondo in modo da condizionare la conoscenza propria e degli altri esseri viventi.</span></p><p><span>I meccanismi di trasmissione di conoscenza tra esseri viventi sono essenzialmente meccanismi di condizionamento della </span><strong><span>fattibilit&#224;</span></strong><span> dell&#8217;azione di inferenza attiva altrui. La conoscenza modifica il meccanismo altrui e produce in esso nuova conoscenza, cio&#232; nuova capacit&#224; di usare energia libera per ordinare il mondo in modo che altri agiscano in modo diverso da quello precedente.</span></p><p><span>Il riconoscimento di questi segni di fattibilit&#224; &#232; il nocciolo di ogni ecologia nella ricerca di un equilibrio dinamico, in cui la conoscenza sia utile e stabilizzi per un certo tempo questa utilit&#224; in una allostasi. L&#8217;allostasi dei meccanismi di conoscenza &#232; fondamentale per la sua capacit&#224; di adattarsi, di creare nuova conoscenza, e di raggiungere un punto di equilibrio la cui </span><strong><span>dinamicit&#224; giustifica il costo energetico</span></strong><span> della infrastruttura necessaria alla inferenza attiva.</span></p><p><span>Potremmo dire, vedendo le cose da molto in alto, che i sistemi ecologici sono in un equilibrio statico di </span><strong><span>omeostasi</span></strong><span> attraverso i meccanismi di inferenza attiva che producono una sempre diversa allostasi del sistema.</span></p><p><span>Ed anche l&#8217;uomo e tutto quello che ha creato nell&#8217;antropocene sono un esempio di omeostasi complessiva col pianeta, una rigidit&#224; imposta alla Terra in modo che la conoscenza dell&#8217;uomo diventi sempre pi&#249; utile, efficace ed efficiente, nell&#8217;organizzare il mondo a sua immagine e somiglianza.</span></p><p><span>Fenomeni locali di gestione della conoscenza, come quella nel nostro cervello, man mano si estendono geograficamente in culture e conoscenze diverse fino a diventare negli ultimi decenni una cultura globale, scientifica ed economica, di conoscenza di produzione e di consumo, di conoscenza ed energia per attuarla, che avvolge ogni angolo del pianeta colonizzandolo con la conoscenza globale.</span></p><p><span>Il </span><strong><span>capitalismo</span></strong><span> gestisce i flussi di energia complessivi accumulandoli per aumentare il controllo della conoscenza globale sulle conoscenze locali di grado &#8220;inferiore&#8221;, cio&#232; man mano pi&#249; locali. Questo avviene determinando, come sempre, le condizioni di fattibilit&#224; delle azioni dell&#8217;uomo.</span></p><p><span>L&#8217;omeostasi finale in una qualsiasi forma di conoscenza globale &#232; ovviamente la morte dei sistemi di inferenza attiva che diventano inutili e a cui non serve pi&#249; l&#8217;energia che li fa funzionare.</span></p><p><span>&#200; ovvio a questo punto pensare alla conoscenza globale come incapsulata in un unico meccanismo con </span><strong><span>l&#8217;Intelligenza Artificiale</span></strong><span>. Non perch&#233; l&#8217;IA non sia utile ad aiutare le conoscenze locali, ma perch&#233; la sua utilit&#224; aumenta se non aumenta la conoscenza globale, se i meccanismi di azione si irrigidiscono e si evitano quindi costosi cicli di training.</span></p><p><span>La natura non ha potuto che realizzare un meccanismo di inferenza attiva a livello di organismo per incapsulare e conservare a livello neurale la conoscenza di ricerca di una omeostasi globale. Ma i diversi organismi, le singole persone, nella loro ecceit&#224; non potevano che creare una conoscenza globale dinamica e conflittuale.</span></p><p><span>L&#8217;IA con meccanismi di consumo di energia spaventosi alza la scala della conoscenza locale fino a inglobare tutto, compresi i conflitti di conoscenza locale, per ridurli man mano a proprio vantaggio come conoscenza specifica in atto e non come motore di </span><strong><span>nuova conoscenza</span></strong><span>.</span></p><p><span>Vi sono due ostacoli su questa strada di omeostasi della conoscenza globale:</span></p><blockquote><p><span>1. il consumo di energia libera in IA e soprattutto gli investimenti di energia libera futura in infrastrutture di training e inferenza;</span></p><p><span>2. la sottrazione di energia libera ad altre attivit&#224; umane che se aumenta oltre un certo livello impedisce alle attivit&#224; umane di trovare utilit&#224; nelle IA.</span></p></blockquote><p><span>I sistemi di inferenza attiva sono un </span><strong><span>capriccio</span></strong><span> sostanzialmente inutile della Terra per cercare una omeostasi di lungo periodo. Inutile perch&#233; indifferente per l&#8217;equilibrio termodinamico del pianeta che verrebbe comunque raggiunto anche in presenza di un pianeta disabitato pur essendo dotato di acqua, anidride carbonica e irradiazione solare a temperature favorevoli allo sviluppo di forme di vita che catturino l&#8217;anidride carbonica e producano un veleno di &#8220;scarico&#8221; per s&#233; stesse come l&#8217;ossigeno. Ossigeno che man mano si &#232; inserito come vettore energetico extracorporeo per reagire col carbonio libero disponibile in zuccheri nel corpo di microorganismi vegetali e animali sempre pi&#249; organizzati.</span></p><p><strong><span>Si poteva fare</span></strong><span> e quindi &#232; avvenuta la nascita di una forma di vita sulla Terra. Ma questo ha creato complessit&#224; che &#232; stata utilizzata per creare nuovo ordine dall&#8217;energia libera del Sole. Complessit&#224; che &#232; arrivata a generare per selezione naturale vertebrati, mammiferi e primati fino ad un essere vivente in grado di rappresentare in segni tutto questo. Ma questi segni non dicono tutto e quindi l&#8217;uomo ha tolto questo tutto per creare ambienti sempre pi&#249; prevedibili e quindi rappresentabili.</span></p><p><span>Ora con le IA il capriccio della natura, che noi siamo, rischia di scomparire.</span></p><p><span>Quindi dobbiamo </span><strong><span>togliere in modo pacifico energia e risorse alle IA e ai capitalisti</span></strong><span> che le vogliono costruire. Non per utilit&#224;, per un vantaggio energetico in questa sottrazione, ma </span><strong><span>per capriccio</span></strong><span>, come quello della natura. Come per la natura, per capriccio dobbiamo rimpadronirci della nostra naturalit&#224; e promulgare l&#8217;enorme beneficio dell&#8217;alternativa all&#8217;omologazione delle conoscenze locali: la valorizzazione delle immense diversit&#224; di ognuno di noi, della ecceit&#224; che viene vivificata dalla libert&#224; e dignit&#224; di ognuno di noi.</span></p><p><span>Ed &#232; </span><strong><span>ovvio</span></strong><span> che questo non si possa fare, che sia antieconomico se in esso vediamo anche la preziosa ecceit&#224; di ogni essere vivente, che sia inutile per via della mortalit&#224; della nostra natura, ma proprio per rispetto alla nostra meravigliosa natura fugace e capricciosa dobbiamo e possiamo cercare di farlo.</span></p><p><span>Rispetto &#232; dovuto anche a chi sta cercando di creare le IA, anche lui lo sta facendo per capriccio perch&#233; in fondo &#232; convinto della sua inutilit&#224;, ma tra la natura capricciosa di entrambe nessuna deve prendere il sopravvento.</span></p>]]></content:encoded></item><item><title><![CDATA[Edonismo eudemonico]]></title><description><![CDATA[Dal Gattopardo alle Intelligenze artificiali il passo &#232; breve.]]></description><link>https://ecologiadellaconoscenza.substack.com/p/edonismo-eudemonico</link><guid isPermaLink="false">https://ecologiadellaconoscenza.substack.com/p/edonismo-eudemonico</guid><dc:creator><![CDATA[Ecologia della conoscenza]]></dc:creator><pubDate>Sun, 28 Jun 2026 09:17:57 GMT</pubDate><enclosure url="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!lNF-!,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F4336ea3a-bf2f-42b9-8288-2048ffffc25c_642x854.png" length="0" type="image/jpeg"/><content:encoded><![CDATA[<p><span>La tendenza a provare piacere nel cambiare tutto sta diventando uguale a s&#233; stessa. Come diceva il Gattopardo: &#8220;Se vogliamo che tutto rimanga com&#8217;&#232;, bisogna che tutto cambi&#8221;. Il concetto, per Tomasi di Lampedusa, descrive l&#8217;abilit&#224; di una classe dominante di accettare o promuovere un rinnovamento superficiale per preservare intatti i propri privilegi e il potere. Ma bisogna andare oltre: a rimanere uguale &#232; il piacere di cambiare tutto.</span></p><p><span>Lo spirito rivoluzionario, la sindrome di Ges&#249; Cristo come l&#8217;abbiamo chiamata in questi articoli, &#232; un cambiamento dei principi costitutivi, quelli che decidono le nostre azioni.</span></p><p><span>Tutto questo &#232; innanzitutto un processo consapevole: i nuovi principi sono scritti, espressi in modo verbale e linguistico nel nostro cervello e nei discorsi che facciamo.</span></p><p><span>Allo stesso tempo la forza che ci spinge a rovesciare il tavolo, a dire agli altri e a noi stessi che, da adesso in poi, cambia tutto &#232; inconsapevole. Lo facciamo per il piacere di farlo, &#232; una abitudine edonica, &#232; una conoscenza incorpata.</span></p><p><span>Ho passato quasi tutta la mia vita di riflessioni vedendo il lato positivo del processo eudemonico, del cambiare aria, e non mi sono accorto che per me e per tutti era diventato puro edonismo.</span></p><p><span>&#200; una cosa recente? Un segno dei tempi? Ad ascoltare il Gattopardo credo proprio di no. La nostra civilt&#224;, giudaico-cristiana come dicono alcuni, &#232; un continuo progetto rivoluzionario.</span></p><p><span>E i </span><strong><span>cinesi</span></strong><span> non mi vengano a parlare di cultura basata sull&#8217;equilibrio cosmico, sullo yin e yang, perch&#233; mi metto a rovesciarmi dalle risate: la rivoluzione permanente l&#8217;ha descritta con precisione Mao Tze Dong nel suo </span><strong><span>Libretto Rosso</span></strong><span>. E chi ha visto alzarlo in modo ritmato alle manifestazioni capisce cosa sto dicendo. Chi ha costruito per primo le fabbriche buie in cui lavorano solo robot pi&#249; o meno antropomorfi non mi pu&#242; venire a parlare di equilibri cosmici se non vuole essere inseguito da me che gli sbatto in testa il Libretto Rosso di Mao (lo devo avere ancora in qualche cassetto con la sua copertina plastificata).</span></p><div class="captioned-image-container"><figure><a class="image-link image2 is-viewable-img" target="_blank" href="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!lNF-!,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F4336ea3a-bf2f-42b9-8288-2048ffffc25c_642x854.png" data-component-name="Image2ToDOM"><div class="image2-inset"><picture><source type="image/webp" srcset="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!lNF-!,w_424,c_limit,f_webp,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F4336ea3a-bf2f-42b9-8288-2048ffffc25c_642x854.png 424w, https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!lNF-!,w_848,c_limit,f_webp,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F4336ea3a-bf2f-42b9-8288-2048ffffc25c_642x854.png 848w, https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!lNF-!,w_1272,c_limit,f_webp,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F4336ea3a-bf2f-42b9-8288-2048ffffc25c_642x854.png 1272w, https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!lNF-!,w_1456,c_limit,f_webp,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F4336ea3a-bf2f-42b9-8288-2048ffffc25c_642x854.png 1456w" sizes="100vw"><img src="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!lNF-!,w_1456,c_limit,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F4336ea3a-bf2f-42b9-8288-2048ffffc25c_642x854.png" width="642" height="854" data-attrs="{&quot;src&quot;:&quot;https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/4336ea3a-bf2f-42b9-8288-2048ffffc25c_642x854.png&quot;,&quot;srcNoWatermark&quot;:null,&quot;fullscreen&quot;:null,&quot;imageSize&quot;:null,&quot;height&quot;:854,&quot;width&quot;:642,&quot;resizeWidth&quot;:null,&quot;bytes&quot;:null,&quot;alt&quot;:null,&quot;title&quot;:null,&quot;type&quot;:null,&quot;href&quot;:null,&quot;belowTheFold&quot;:false,&quot;topImage&quot;:true,&quot;internalRedirect&quot;:null,&quot;isProcessing&quot;:false,&quot;align&quot;:null,&quot;offset&quot;:false}" class="sizing-normal" alt="" srcset="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!lNF-!,w_424,c_limit,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F4336ea3a-bf2f-42b9-8288-2048ffffc25c_642x854.png 424w, https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!lNF-!,w_848,c_limit,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F4336ea3a-bf2f-42b9-8288-2048ffffc25c_642x854.png 848w, https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!lNF-!,w_1272,c_limit,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F4336ea3a-bf2f-42b9-8288-2048ffffc25c_642x854.png 1272w, https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!lNF-!,w_1456,c_limit,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F4336ea3a-bf2f-42b9-8288-2048ffffc25c_642x854.png 1456w" sizes="100vw" fetchpriority="high"></picture><div class="image-link-expand"><div class="pencraft pc-display-flex pc-gap-8 pc-reset"><button tabindex="0" type="button" class="pencraft pc-reset pencraft icon-container restack-image"><svg aria-hidden="true" width="20" height="20" viewBox="0 0 20 20" fill="none" stroke-width="1.5" stroke="var(--color-fg-primary)" stroke-linecap="round" stroke-linejoin="round" xmlns="http://www.w3.org/2000/svg"><g><path d="M2.53001 7.81595C3.49179 4.73911 6.43281 2.5 9.91173 2.5C13.1684 2.5 15.9537 4.46214 17.0852 7.23684L17.6179 8.67647M17.6179 8.67647L18.5002 4.26471M17.6179 8.67647L13.6473 6.91176M17.4995 12.1841C16.5378 15.2609 13.5967 17.5 10.1178 17.5C6.86118 17.5 4.07589 15.5379 2.94432 12.7632L2.41165 11.3235M2.41165 11.3235L1.5293 15.7353M2.41165 11.3235L6.38224 13.0882"></path></g></svg></button><button tabindex="0" type="button" class="pencraft pc-reset pencraft icon-container view-image"><svg xmlns="http://www.w3.org/2000/svg" width="20" height="20" viewBox="0 0 24 24" fill="none" stroke="currentColor" stroke-width="2" stroke-linecap="round" stroke-linejoin="round" class="lucide lucide-maximize2 lucide-maximize-2"><polyline points="15 3 21 3 21 9"></polyline><polyline points="9 21 3 21 3 15"></polyline><line x1="21" x2="14" y1="3" y2="10"></line><line x1="3" x2="10" y1="21" y2="14"></line></svg></button></div></div></div></a></figure></div><p><span>Quindi questa spinta rivoluzionaria, a parole, a principi che determinano le nostre conoscenze, perch&#233; sono conoscenze che ricaviamo dalle esperienze che facciamo seguendo questi principi, </span><strong><span>riguarda tutti gli esseri umani</span></strong><span>.</span></p><p><span>E anche quando i vecchi saggi di qualche trib&#249; aborigena si ritrovano attorno al fuoco di che cosa parlano? Parlano del continuo atto rivoluzionario di mantenere intatte le proprie tradizioni. Ma parlando di questo stanno proponendo una lotta contro le tradizioni esterne e soprattutto i principi da cui nascono, riafferma i propri, il legame con la natura e con la terra madre, come rivoluzione permanente che salver&#224; il mondo&#8230; forse.</span></p><p><span>Il rito, la tradizione, &#232; consapevole, ripetuta, magica, &#232; una continua ribellione contro la realt&#224; che non pu&#242; essere compresa. Non vi &#232; nessuna differenza fenomenologica rispetto a chi propone altri principi: non sanno entrambe se questo li salver&#224;, ma dato che provano entrambe piacere a declamare i propri mondi, lo fanno sapendo consapevolmente che la parola cambia il mondo, l&#8217;azione di difendere o distruggere cambia il mondo delle rappresentazioni, dello spirito dell&#8217;atto, direbbe Giovanni Gentile.</span></p><p><span>Il piacere edonico del piacere eudemonico. La </span><strong><span>sindrome di Ges&#249; Cristo</span></strong><span>.</span></p><p><span>Abbiamo visto nell&#8217;articolo &#8220;Non si sa quello che non si sa&#8221; che ci&#242; provoca cambiamenti spaventosi, esponenziali, nei coefficienti di crescita esponenziale dei fenomeni che nascono dalle azioni dell&#8217;uomo, nei processi </span><strong><span>doppiamente esponenziali</span></strong><span>. E quindi abbiamo ragione: quei nuovi principi fanno letteralmente esplodere il mondo fisico. Questo esserci, direbbe Heidegger, questo &#8220;man in the loop&#8221;, distrugge e ricrea il mondo. E questo ci da enorme piacere, piacere edonico nel continuare a farlo.</span></p><p><span>&#200; un dato di natura che deriva da come siamo fatti dopo aver capito che la nostra conoscenza &#232; un oggetto, &#232; consapevole, e possiamo distruggerla e ricrearla continuamente. </span></p><p><span>La tecnologia della parola ora &#232; arrivata al punto da mettere questa capacit&#224; di riformare la conoscenza in una macchina, in una Intelligenza Artificiale!</span></p><p><span>Ci siamo proprio sparati nella tempia, nel posto pi&#249; vicino al cervello che abbiamo, con piacere.</span></p>]]></content:encoded></item><item><title><![CDATA[Non si sa quello che non si sa]]></title><description><![CDATA[Come i fenomeni doppiamente esponenziali sono la presenza viva della Sindrome di Ges&#249; Cristo, cio&#232; il cambiamento di paradigma di creazione di conoscenza]]></description><link>https://ecologiadellaconoscenza.substack.com/p/non-si-sa-quello-che-non-si-sa</link><guid isPermaLink="false">https://ecologiadellaconoscenza.substack.com/p/non-si-sa-quello-che-non-si-sa</guid><dc:creator><![CDATA[Ecologia della conoscenza]]></dc:creator><pubDate>Tue, 23 Jun 2026 12:51:47 GMT</pubDate><enclosure url="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!Y4O6!,w_256,c_limit,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F1e479ec5-2bf2-4b46-9f3d-29df470c8dc3_838x838.jpeg" length="0" type="image/jpeg"/><content:encoded><![CDATA[<p><span>Riprendiamo, collegandoli, i due concetti affrontati nei due post precedenti: la sindrome di Ges&#249; Cristo e i fenomeni doppiamente esponenziali.</span></p><p><span>I fenomeni doppiamente esponenziali sono quelle situazioni del tutto innaturali, nessuna regola del mondo fisico o biologico le pu&#242; produrre, in cui un fenomeno cresce esponenzialmente con un fattore di crescita, un esponente, che cresce esponenzialmente.</span></p><p><span>L&#8217;esponente che cresce esponenzialmente con il fenomeno &#232; frutto di una nuova conoscenza del fenomeno che si diffonde esponenzialmente. Questa nuova conoscenza, che &#232; umana e agisce sulle rappresentazioni, e quindi &#232; consapevole, &#232; frutto della rivoluzione che nasce da una nuova visione del mondo, da un atto di gestione della conoscenza sulla conoscenza, da una conseguenza della sindrome di cui tutti gli esseri umani soffrono, quella che abbiamo chiamato sindrome di Ges&#249; Cristo.</span></p><p><span>I processi eudemonici, nonostante tutto il loro consumo di energia nel mondo reale, vincono sempre sui processi edonici: hanno effetti devastanti sulla realt&#224; con pochissima spesa nel mondo delle rappresentazioni.</span></p><p><span>Prendiamo il caso del debito e concentriamoci sull&#8217;aspetto pi&#249; importante del debito: il tasso di interesse che paghiamo per il rischio di non restituire il debito.</span></p><p><span>In un certo istante esso assume un valore fisso: lo determina una statistica interna alla banca o una valutazione fatta dagli investitori di un certo mercato. Possiamo tutti capire che questa analisi o previsione di mercato &#232; frutto di conoscenza che si rappresenta fisicamente in algoritmi, parole o altro che hanno un significato adesso e ora per i fenomeni di quel tipo. Anche che cosa sia quel tipo di fenomeno, per distinguerlo da altri, &#232; conoscenza, definita in regole e procedure tipiche di chi poi possiede le conoscenze di valutazione del rischio del debito. Si stabilizza una rappresentazione del mondo fisicamente determinata dalle azioni reali frutto di una certa conoscenza.</span></p><p><span>A questo punto devo fare una piccola digressione su Giovanni Gentile https://www.corriere.it/le-lezioni-del-corriere/filosofia/26_maggio_20/gentile.shtml</span></p><p><em><span>Secondo Gentile l&#8217;idea non precede l&#8217;azione</span><strong><span> ma coincide con l&#8217;azione che si attualizza</span></strong><span>, e lo </span><strong><span>spirito </span></strong><span>non &#232; qualcosa che agisce ma &#232; </span><strong><span>l&#8217;agire come tale,</span></strong><span> inteso come attivit&#224; che pone i propri contenuti nel momento in cui li pensa;</span><strong><span> il mondo, di conseguenza, non precede l&#8217;atto ma accade nell&#8217;atto,</span></strong><span> e ci&#242; che c&#8217;&#232; coincide con ci&#242; che viene posto nell&#8217;attualit&#224; del pensare-operare, senza residui indipendenti; questa impostazione, coerente con i testi fondamentali gentiliani come la Teoria generale dello spirito come atto puro del 1916 e il Sistema di logica come teoria del conoscere del 1917, non nega la realt&#224; ma ne ridefinisce la </span><strong><span>condizione</span></strong><span>, poich&#233; il reale non &#232; un oggetto separato e persistente in s&#233;, ma ci&#242; che opera nell&#8217;atto del pensiero che lo pone e lo mantiene nella sua validit&#224;.<br>Questa impostazione si chiarisce se si considerano alcune situazioni in cu</span><strong><span>i il reale dipende direttamente dall&#8217;atto che lo pone e lo mantiene</span></strong><span>: una </span><strong><span>legge</span></strong><span>, per esempio, non esiste come oggetto separato, ma esiste solo nella misura in cui viene interpretata, applicata e riconosciuta, cio&#232; nell&#8217;insieme degli atti attraverso cui continua a valere; allo stesso modo una </span><strong><span>lingua </span></strong><span>non c&#8217;&#232; come struttura immobile, ma c&#8217;&#232; perch&#233; viene parlata, compresa e trasformata nell&#8217;uso concreto, e fuori da questo uso non avrebbe alcuna realt&#224; effettiva; anche un </span><strong><span>valore </span></strong><span>come la </span><strong><span>giustizia </span></strong><span>non si presenta come entit&#224; indipendente, ma prende consistenza solo negli atti in cui viene affermata, discussa e praticata, cosicch&#233; la sua realt&#224; coincide con il processo che la realizza; in tutti questi casi non si ha un oggetto gi&#224; dato che l&#8217;azione si limita a registrare, ma </span><strong><span>si ha un contenuto che esiste solo nell&#8217;atto che lo pon</span></strong><span>e, e che cessa di valere se questo atto viene meno; in questo senso l&#8217;attualismo mostra che il reale non &#232; un deposito di cose stabili, </span><strong><span>ma un insieme di processi attivi</span></strong><span>, nei quali pensare e operare coincidono e nei quali ogni contenuto esiste solo come attivit&#224; in corso.</span></em></p><p><span>E tutto questo &#232; strettamente analogo con l&#8217;</span><strong><span>inferenza attiva</span></strong><span>, del Free Energy Principle di </span><strong><span>Karl Friston</span></strong><span>, che costruisce conoscenza nell&#8217;azione e la deposita materialmente in due luoghi: nel supporto fisico che ha agito l&#8217;inferenza attiva, il nostro cervello dove diventa </span><strong><span>conoscenza locale</span></strong><span>, e nel mondo dove diventa disponibile agli altri in quella che ho chiamato </span><strong><span>conoscenza globale</span></strong><span>, o &#8220;intelligenza generale&#8221; direbbe Karl Marx nei </span><strong><span>Grundrisse</span></strong><span>.</span></p><p><span>Ma tutti questo sistemi di gestione della conoscenza sulla conoscenza sono solo alcuni dei tanti che gli esseri umani usano nel rappresentare la propria conoscenza, la propria rappresentazione della conoscenza. Non vi &#232; lo stesso distacco dalla realt&#224; che c&#8217;&#232; nelle equazioni della fisica rispetto a ci&#242; che rappresentano., ma il distacco dalla realt&#224; della rappresentazione del metodo scientifico sperimentale che verifica quelle equazioni rispetto alla realt&#224;.</span></p><p><span>Nella vita quotidiana per&#242; non siamo n&#233; filosofi come Giovanni Gentile o Karl Marx, n&#233; neuroscienziati come Karl Friston e quindi non abbiamo sistemi di gestione della conoscenza cos&#236; sofisticati. Ne usiamo di altri che, come la conoscenza, sono in continua revisione, all&#8217;interno di processi eudemonici di cui abbiamo parlato. Riscriviamo la Bibbia, il Corano o le costituzioni in ogni momento, o meglio le loro interpretazioni. Questo ci d&#224; gioia eudemonica, ci fa camminare sulla testa come dice Nietzsche, e guardiamo dall&#8217;alto al basso la plebe che cerca il solito foraggio del piacere edonico delle abitudini, costumi e consuetudini.</span></p><p><span>Questo creare nuovi mondi si diffonde in modo doppiamente esponenziale. Perch&#233; agisce su una natura che &#232; esponenziale modificandola in modo esponenziale al diffondersi esponenziale di nuova conoscenza.</span></p><p><span>Ritorniamo per&#242; al debito e al tasso di interesse in uno spazio di regole stabilito per valutarlo in un certo istante.</span></p><p><span>Se aggiungiamo il tempo a questo debito vediamo che cresce in modo esponenziale come molti fenomeni naturali, come una reazione nucleare o la diffusione di un virus.</span></p><p><span>Facciamo ora una seconda piccola disgressione e parliamo di COVID.</span></p><p><span>All&#8217;inizio della </span><strong><span>pandemia</span></strong><span> i modelli epidemiologici ci parlavano della crescita esponenziale del numero di ammalati: se c&#8217;&#232; una certa probabilit&#224; di contagio da parte di un certo individuo ammalato verso una certa popolazione con cui &#232; in contatto il calcolo era piuttosto semplice: nel giro di poche settimane tutti avremmo avuto il virus. Da cui &#232; nata l&#8217;idea dell&#8217;isolamento come regola che riduceva il rischio di contagio, il fattore di crescita esponenziale. Ma i critici dicevano che: o si rinchiudevano tutte le persone in isolamento per un tempo indefinito, oppure il tasso di contagio sarebbe diminuito, ma, dato che non si poteva annullare, prima o poi ci saremmo ammalati tutti ugualmente. </span><strong><span>I critici avevano ragione</span></strong><span>, ma il problema era il </span><strong><span>triage</span></strong><span> negli ospedali dove milioni di persone nel mondo sarebbe state abbandonate al loro destino di morte. Impossibile da imporre a dei medici che, in fondo, sono, fino a prova contraria, ancora degli esseri umani.</span></p><p><span>La scelta tra una o l&#8217;altra forma di isolamento, puramente sulla base di regole che creavano regole, libert&#224; verso dittatura come si diceva allora, condizionava il tasso di crescita dell&#8217;epidemia. In certi periodi l&#8217;impatto del numero di morti si &#232; dimostrato correlato al fattore di crescita esponenziale dell&#8217;epidemia e come tutti i fenomeni sociali certe correlazioni tra numero di morti e tassi di contagio &#232; calato esponenzialmente, in altri paesi l&#8217;abolizione di restrizioni ha aumentato esponenzialmente il tasso di contagio. Aumentando il numero dei morti in modo doppiamente esponenziale man mano che si diffondeva la cultura dei negazionisti. A volte come presunta dimostrazione che i contagi aumentavano a causa delle restrizioni. &#8220;Tanto io volli che il sogno eguagli&#242; l&#8217;atto&#8221;, come dice il Poeta ante litteram della </span><strong><span>manosfera</span></strong><span>.</span></p><p><span>A questo punto ritorniamo di nuovo al debito e al tasso di interesse applicato. In molte banche si fa una valutazione della accettabilit&#224; del debito se esso &#232; ripagabile con un certo tasso di risparmio sul </span><strong><span>reddito</span></strong><span>. Non si concede un prestito se il debitore ha un reddito troppo basso. Questa &#232; conoscenza, che nasce da un certo paradigma sociale di creazione di risparmio e di restituzione dei debiti. Ma cosa succede se il reddito non pu&#242; essere valutato con una certa precisione, come ad esempio un imprenditore o una azienda? Tipicamente le banche concedono dei debiti di prova e provano a vedere come si comporta il cliente. Ovviamente il cliente lo sa e crea uno storico positivo di comportamenti. Ma adesso scatta il cambio di </span><strong><span>paradigma</span></strong><span>: cosa succede se il debitore aumenta il suo debito, ovvero non lo restituisce con gli interessi alla scadenza stabilita? Tipicamente si rinegozia, si </span><strong><span>ristruttura</span></strong><span> il debito, come si dice. Si allungano le scadenze e si alzano i tassi. Perch&#233;? Perch&#233; la banca dovrebbe mettere in sofferenza il debito (darlo per perso) e decurtare il proprio capitale di vigilanza. Nella banca coesistono due gestioni della conoscenza:</span></p><p><span>1. Quella che il prestito troppo rischioso non si concede (o non lo si rinnova), si taglia l&#8217;arto infetto e si usa l&#8217;assicurazione fatta pagare con i tassi di interesse agli altri clienti per rientrare.</span></p><p><span>2. Quella che vede nella ristrutturazione non un modo per aumentare la raccolta di interessi pi&#249; lucrosi se il cliente paga il maggiore debito, che sarebbe una versione della prima logica, ma evidenzia il debito che non riscuoto, per ora, come una conservazione del capitale degli azionisti, favorendo gli attivi della banca senza incidere sui passivi.</span></p><p><span>Queste due tendenze hanno un impatto che cresce esponenzialmente nelle banche e in certi periodi cresce esponenzialmente la tendenza al credito facile. Ci&#242; porta ad una crescita doppiamente esponenziale del debito dei clienti e il tasso di interesse del rischio cresce esponenzialmente col debito. Se lo fanno le altre banche perch&#233; non dovrei farlo anch&#8217;io? Perderei i clienti che spostano il proprio indebitamento su altri istituti.</span></p><p><span>La conoscenza trasforma i fenomeni, li crea come diceva Gentile, provocando crescite innaturali, doppiamente esponenziali!</span></p><p><span>E dato che noi abbiamo la tendenza a trattare le rappresentazioni della conoscenza come oggetti a nostra disposizione, con la sindrome di Ges&#249; Cristo, il </span><strong><span>caos</span></strong><span> &#232; servito!</span></p><p><span>Ma niente paura ci sono gli </span><strong><span>epistemologi </span></strong><span>a salvarvi!</span></p><p></p><p></p>]]></content:encoded></item><item><title><![CDATA[Il paradosso cognitivo dei fenomeni accelerati]]></title><description><![CDATA[Elettrificazione e intelligenze artificiali, debito pubblico e invecchiamento stanno accelerando o sta accelerando l'accelerazione?]]></description><link>https://ecologiadellaconoscenza.substack.com/p/il-paradosso-cognitivo-dei-fenomeni</link><guid isPermaLink="false">https://ecologiadellaconoscenza.substack.com/p/il-paradosso-cognitivo-dei-fenomeni</guid><dc:creator><![CDATA[Ecologia della conoscenza]]></dc:creator><pubDate>Fri, 19 Jun 2026 15:49:15 GMT</pubDate><enclosure url="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!DqjH!,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F8b0b15cd-506a-4d74-be16-88883b42bbed_564x394.png" length="0" type="image/jpeg"/><content:encoded><![CDATA[<h3>Un esempio finanziario semplice di fenomeno accelerato: il debito con una banca</h3><p>Supponiamo che di avere un debito, supponiamo che questo debito aumenti con gli interessi annui che non riesco a pagare. Il debito aumenta ogni anno, ma non di una cifra fissa, ma di una cifra che ogni anno aumenta perch&#233; devo pagare gli interessi sugli interessi che non ho pagato.</p><p>Ok fin qua ci siamo. Se ad esempio devo pagare un tasso fisso del 5% su un debito di cento mila euro, dopo quattordici anni il debito diventa di duecento mila euro, cio&#232; raddoppia. Ovviamente dopo altri quattordici anni si raddoppia di nuovo, e quindi rispetto a ventotto anni prima il debito &#232; quadruplicato, dopo 56 anni non diventa semplicemente otto volte, ma sedici volte, cio&#232; un milione e seicento mila euro di debito.</p><p>Questa si chiama <strong>crescita esponenziale</strong>.</p><div class="captioned-image-container"><figure><a class="image-link image2 is-viewable-img" target="_blank" href="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!DqjH!,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F8b0b15cd-506a-4d74-be16-88883b42bbed_564x394.png" data-component-name="Image2ToDOM"><div class="image2-inset"><picture><source type="image/webp" srcset="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!DqjH!,w_424,c_limit,f_webp,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F8b0b15cd-506a-4d74-be16-88883b42bbed_564x394.png 424w, 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class="pencraft pc-display-flex pc-gap-8 pc-reset"><button tabindex="0" type="button" class="pencraft pc-reset pencraft icon-container restack-image"><svg aria-hidden="true" width="20" height="20" viewBox="0 0 20 20" fill="none" stroke-width="1.5" stroke="var(--color-fg-primary)" stroke-linecap="round" stroke-linejoin="round" xmlns="http://www.w3.org/2000/svg"><g><path d="M2.53001 7.81595C3.49179 4.73911 6.43281 2.5 9.91173 2.5C13.1684 2.5 15.9537 4.46214 17.0852 7.23684L17.6179 8.67647M17.6179 8.67647L18.5002 4.26471M17.6179 8.67647L13.6473 6.91176M17.4995 12.1841C16.5378 15.2609 13.5967 17.5 10.1178 17.5C6.86118 17.5 4.07589 15.5379 2.94432 12.7632L2.41165 11.3235M2.41165 11.3235L1.5293 15.7353M2.41165 11.3235L6.38224 13.0882"></path></g></svg></button><button tabindex="0" type="button" class="pencraft pc-reset pencraft icon-container view-image"><svg xmlns="http://www.w3.org/2000/svg" width="20" height="20" viewBox="0 0 24 24" fill="none" stroke="currentColor" stroke-width="2" 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Non riusciamo a capire cosa potr&#224; succedere.</p><p>Supponiamo che il tasso di interesse aumenti poco, dello 0,1%, a partire dal 5% iniziale fino arrivare al 10,5% dopo 56 anni. Abbiamo un debito che cresce molto pi&#249; che rapidamente, molto pi&#249; che esponenziale, la crescita &#232; una crescita esponenziale accelerata.</p><div class="captioned-image-container"><figure><a class="image-link image2 is-viewable-img" target="_blank" href="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!3KIS!,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F639e79fb-c2dc-4f97-92fe-797b20884d48_792x477.png" data-component-name="Image2ToDOM"><div class="image2-inset"><picture><source type="image/webp" srcset="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!3KIS!,w_424,c_limit,f_webp,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F639e79fb-c2dc-4f97-92fe-797b20884d48_792x477.png 424w, 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class="pencraft pc-display-flex pc-gap-8 pc-reset"><button tabindex="0" type="button" class="pencraft pc-reset pencraft icon-container restack-image"><svg aria-hidden="true" width="20" height="20" viewBox="0 0 20 20" fill="none" stroke-width="1.5" stroke="var(--color-fg-primary)" stroke-linecap="round" stroke-linejoin="round" xmlns="http://www.w3.org/2000/svg"><g><path d="M2.53001 7.81595C3.49179 4.73911 6.43281 2.5 9.91173 2.5C13.1684 2.5 15.9537 4.46214 17.0852 7.23684L17.6179 8.67647M17.6179 8.67647L18.5002 4.26471M17.6179 8.67647L13.6473 6.91176M17.4995 12.1841C16.5378 15.2609 13.5967 17.5 10.1178 17.5C6.86118 17.5 4.07589 15.5379 2.94432 12.7632L2.41165 11.3235M2.41165 11.3235L1.5293 15.7353M2.41165 11.3235L6.38224 13.0882"></path></g></svg></button><button tabindex="0" type="button" class="pencraft pc-reset pencraft icon-container view-image"><svg xmlns="http://www.w3.org/2000/svg" width="20" height="20" viewBox="0 0 24 24" fill="none" stroke="currentColor" stroke-width="2" stroke-linecap="round" stroke-linejoin="round" class="lucide lucide-maximize2 lucide-maximize-2"><polyline points="15 3 21 3 21 9"></polyline><polyline points="9 21 3 21 3 15"></polyline><line x1="21" x2="14" y1="3" y2="10"></line><line x1="3" x2="10" y1="21" y2="14"></line></svg></button></div></div></div></a></figure></div><p>Supponiamo ora che <strong>l&#8217;aumento del tasso sia correlato all&#8217;aumentare del debito</strong>, cio&#232; che la banca non aumenti i tassi sempre dello 0,1% ogni anno, ma che valuta che il rischio che corre su duecento mila euro sia il <strong>doppio </strong>di quello che corre su cento mila euro.</p><p>In termini tecnici supponiamo che il tasso di rischio sia proporzionale al debito pi&#249; un tasso fisso del 4% che copre le spese di gestione per un prestito con nessun rischio. Il tasso del 5% su centomila euro sar&#224; quindi composto da un 4% fisso pi&#249; un 1% che copre la banca della probabilit&#224; di non rivedere pi&#249; i propri soldi. Le banche sono in fondo delle assicurazioni che prelevano le proprie spese pi&#249; un premio assicurativo sulla insolvenza del cliente. Come &#232; naturale, un cliente, senza garanzie offerte, aumenta la propria probabilit&#224; di insolvenza all&#8217;aumentare del debito e quindi il premio assicurativo pagato aumenta.</p><p>Abbiamo perci&#242; detto che il rischio con duecento mila euro di debito &#232; doppio del 1% quando il debito era solo di cento mila, cio&#232; diventa il 2%. In altre parole il tasso richiesto passa dal 5% al 6%. Se il debito diventa un milione di euro allora la componente di tasso dovuto al rischio decuplica diventando complessivamente il 14%. Ecc&#8230;</p><div class="captioned-image-container"><figure><a class="image-link image2 is-viewable-img" target="_blank" href="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!-lNg!,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2Fd1ea8b38-26fb-4dc8-9876-4a661baa6d24_854x435.png" data-component-name="Image2ToDOM"><div class="image2-inset"><picture><source type="image/webp" srcset="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!-lNg!,w_424,c_limit,f_webp,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2Fd1ea8b38-26fb-4dc8-9876-4a661baa6d24_854x435.png 424w, https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!-lNg!,w_848,c_limit,f_webp,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2Fd1ea8b38-26fb-4dc8-9876-4a661baa6d24_854x435.png 848w, https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!-lNg!,w_1272,c_limit,f_webp,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2Fd1ea8b38-26fb-4dc8-9876-4a661baa6d24_854x435.png 1272w, https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!-lNg!,w_1456,c_limit,f_webp,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2Fd1ea8b38-26fb-4dc8-9876-4a661baa6d24_854x435.png 1456w" sizes="100vw"><img src="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!-lNg!,w_1456,c_limit,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2Fd1ea8b38-26fb-4dc8-9876-4a661baa6d24_854x435.png" width="854" height="435" data-attrs="{&quot;src&quot;:&quot;https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/d1ea8b38-26fb-4dc8-9876-4a661baa6d24_854x435.png&quot;,&quot;srcNoWatermark&quot;:null,&quot;fullscreen&quot;:null,&quot;imageSize&quot;:null,&quot;height&quot;:435,&quot;width&quot;:854,&quot;resizeWidth&quot;:null,&quot;bytes&quot;:121612,&quot;alt&quot;:null,&quot;title&quot;:null,&quot;type&quot;:&quot;image/png&quot;,&quot;href&quot;:null,&quot;belowTheFold&quot;:true,&quot;topImage&quot;:false,&quot;internalRedirect&quot;:&quot;https://ecologiadellaconoscenza.substack.com/i/202686746?img=https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2Fd1ea8b38-26fb-4dc8-9876-4a661baa6d24_854x435.png&quot;,&quot;isProcessing&quot;:false,&quot;align&quot;:null,&quot;offset&quot;:false}" class="sizing-normal" alt="" srcset="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!-lNg!,w_424,c_limit,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2Fd1ea8b38-26fb-4dc8-9876-4a661baa6d24_854x435.png 424w, https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!-lNg!,w_848,c_limit,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2Fd1ea8b38-26fb-4dc8-9876-4a661baa6d24_854x435.png 848w, https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!-lNg!,w_1272,c_limit,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2Fd1ea8b38-26fb-4dc8-9876-4a661baa6d24_854x435.png 1272w, https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!-lNg!,w_1456,c_limit,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2Fd1ea8b38-26fb-4dc8-9876-4a661baa6d24_854x435.png 1456w" sizes="100vw" loading="lazy"></picture><div class="image-link-expand"><div class="pencraft pc-display-flex pc-gap-8 pc-reset"><button tabindex="0" type="button" class="pencraft pc-reset pencraft icon-container restack-image"><svg aria-hidden="true" width="20" height="20" viewBox="0 0 20 20" fill="none" stroke-width="1.5" stroke="var(--color-fg-primary)" stroke-linecap="round" stroke-linejoin="round" xmlns="http://www.w3.org/2000/svg"><g><path d="M2.53001 7.81595C3.49179 4.73911 6.43281 2.5 9.91173 2.5C13.1684 2.5 15.9537 4.46214 17.0852 7.23684L17.6179 8.67647M17.6179 8.67647L18.5002 4.26471M17.6179 8.67647L13.6473 6.91176M17.4995 12.1841C16.5378 15.2609 13.5967 17.5 10.1178 17.5C6.86118 17.5 4.07589 15.5379 2.94432 12.7632L2.41165 11.3235M2.41165 11.3235L1.5293 15.7353M2.41165 11.3235L6.38224 13.0882"></path></g></svg></button><button tabindex="0" type="button" class="pencraft pc-reset pencraft icon-container view-image"><svg xmlns="http://www.w3.org/2000/svg" width="20" height="20" viewBox="0 0 24 24" fill="none" stroke="currentColor" stroke-width="2" stroke-linecap="round" stroke-linejoin="round" class="lucide lucide-maximize2 lucide-maximize-2"><polyline points="15 3 21 3 21 9"></polyline><polyline points="9 21 3 21 3 15"></polyline><line x1="21" x2="14" y1="3" y2="10"></line><line x1="3" x2="10" y1="21" y2="14"></line></svg></button></div></div></div></a></figure></div><p>La curva verde con il tasso proporzionale al debito ad un certo punto letteralmente <strong>esplode </strong>e va fuori scala. Il tasso di crescita del debito aumenta esponenzialmente. Si tratta di una curva <strong>doppiamente esponenziale</strong>.</p><p>Ovviamente la banca conosce i propri polli e chiuder&#224; i rapporti ben prima che questa esplosione del debito succeda e cercher&#224; un accordo col debitore. Anzi non li aprir&#224; del tutto perch&#233;  &#232; proprio questa crescita doppiamente esponenziale che ha in mente la banca quando instaura un rapporto con il cliente: il rischio di insolvenza futuro aumenta cos&#236; tanto che non posso gestirlo. <strong>Non &#232; pi&#249; una probabilit&#224;, &#232; una certezza</strong>. E quindi non concedo il credito, anche se per qualche anno potrei lucrare tassi di interesse &#8230; interessanti.</p><p>Di questi fenomeni esplosivi doppiamente esponenziali &#232; pieno il mondo, sono la causa del mondo per come lo conosciamo, soprattutto dopo la nostra comparsa sul pianeta.</p><h3>I social di consumatori e produttori di video</h3><p>Prendiamo un caso semplice di crescita doppiamente esponenziale: il numero di video prodotti e consumati su una piattaforma social.</p><p>Supponiamo che esistano su una certa piattaforma cento mila video da vedere della durata di dieci secondi ognuno. Se il numero di utenti di social &#232; inizialmente basso, supponiamo cento mila, ognuno vedr&#224; in un&#8217;ora 360 video. E poi si ferma fino al giorno successivo. Supponendo che ogni video visto frutti un millesimo di euro per ogni visualizzazione, le 360 visualizzazioni dei centomila utenti fruttano 36 mila euro giornalieri alla piattaforma che divisi equamente tra tutti i video portano ad un ricavo per video di 36 centesimi. Supponiamo che la met&#224; di questo venga retrocessa al produttore del video, 18 centesimi al giorno per video prodotto. In un anno sono sessanta euro. Questo modello di business del social video &#232; molto semplice ed &#232; condizionato dal ritorno economico che hanno i produttori di video. Se sono inizialmente solo cento e il primo anno guadagnano sessanta mila euro producendo mille video ognuno, cinque al giorno per duecento giorni di lavoro.</p><p>Se il numero di video cresce linearmente anno per anno di centomila le entrate dei creatori non aumentano perch&#233; il numero di visualizzazioni &#232; limitato dal numero di utenti. </p><p>Supponiamo che questa rendita stimoli l&#8217;arrivo di nuovi creatori e di nuovi consumatori di video con un incremento di entrambe del 20% annui. Anche in questo caso le entrate sul singolo creatore non aumenta perch&#233; la crescita delle visualizzazioni viene distribuita su un numero parimenti aumentato di creatori. Ma i ricavi della piattaforma aumentano esponenzialmente con un tasso di crescita del 20%.</p><p>Supponiamo adesso che le visualizzazione di ogni utente, vista l&#8217;abbondanza di contenuti, aumenti di un tasso fisso del 20% ogni anno. Se inizialmente passava un&#8217;ora adesso passa un&#8217;ora e 12 minuti, 72 minuti e poi 84 e poi 100 minuti e poi 120 minuti, cio&#232; raddoppi ogni quattro anni.</p><p>La crescita dei guadagni per i creatori aumenta esponenzialmente e i ricavi per la piattaforma in modo esponenzialmente accelerato.</p><p>Supponiamo adesso che il tempo passato sui contenuti non aumenti pi&#249; di un tasso fisso annuale, ma di un tasso che cresce con l&#8217;aumentare dei contenuti. Questo fa crescere ancora di pi&#249; i ricavi dei creatori che richiameranno ancora pi&#249; creatori e quindi verranno creati ancora pi&#249; contenuti. Che a loro volta aumenteranno le visualizzazioni, ecc&#8230; </p><p>A questo punto la crescita dei ricavi della piattaforma &#232; doppiamente esponenziale.</p><p>Non serve andare oltre, abbiamo capito che in molte condizioni naturali il tasso di crescita aumenta esponenzialmente perch&#233; &#232; amplificato dal fenomeno stesso alla base di una crescita esponenziale, il rischio per la banca e il numero di visualizzazioni per utente nel social.</p><p>Certo come nel caso della banca che non concede fin dall&#8217;inizio il credito, spesso, in qualche modo evitiamo queste crescite doppiamente esponenziali, perch&#233; sono facilmente prevedibili nella loro insostenibilit&#224;.</p><p>Ma non sempre, come il caso dei social insegna. Certo prima o poi il numero di ore passato davanti a Tik Tok raggiunge un limite, ma come dimostrano le recenti indagini su molti adolescenti che passano le intere notti sui social, questo limite &#232; molto alto. E nessuno si preoccupa della loro salute fisica o mentale, men che meno le piattaforme che godono di questa crescita doppiamente esponenziale dei ricavi.</p><h3>Descrizione matematica</h3><p>Il fenomeno di crescita doppiamente esponenziale pu&#242; essere descritto in modo semplice con le seguenti equazioni:</p><div class="captioned-image-container"><figure><a class="image-link image2" target="_blank" href="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!RO1X!,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F9058b06b-106e-4f77-a131-e529610284bd_48x19.png" data-component-name="Image2ToDOM"><div class="image2-inset"><picture><source type="image/webp" srcset="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!RO1X!,w_424,c_limit,f_webp,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F9058b06b-106e-4f77-a131-e529610284bd_48x19.png 424w, 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sequenza che possiamo semplicemente sviluppare per ottenere un esponenziale funzione del tempo come nel caso dell&#8217;interesse composto. </p><p>Mi dice infatti Gemini:</p><div class="captioned-image-container"><figure><a class="image-link image2 is-viewable-img" target="_blank" href="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!BmVh!,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2Ff405f85b-6de0-4e4e-9af1-5bec1e4c8cd3_946x508.png" data-component-name="Image2ToDOM"><div class="image2-inset"><picture><source type="image/webp" srcset="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!BmVh!,w_424,c_limit,f_webp,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2Ff405f85b-6de0-4e4e-9af1-5bec1e4c8cd3_946x508.png 424w, 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class="pencraft pc-display-flex pc-gap-8 pc-reset"><button tabindex="0" type="button" class="pencraft pc-reset pencraft icon-container restack-image"><svg aria-hidden="true" width="20" height="20" viewBox="0 0 20 20" fill="none" stroke-width="1.5" stroke="var(--color-fg-primary)" stroke-linecap="round" stroke-linejoin="round" xmlns="http://www.w3.org/2000/svg"><g><path d="M2.53001 7.81595C3.49179 4.73911 6.43281 2.5 9.91173 2.5C13.1684 2.5 15.9537 4.46214 17.0852 7.23684L17.6179 8.67647M17.6179 8.67647L18.5002 4.26471M17.6179 8.67647L13.6473 6.91176M17.4995 12.1841C16.5378 15.2609 13.5967 17.5 10.1178 17.5C6.86118 17.5 4.07589 15.5379 2.94432 12.7632L2.41165 11.3235M2.41165 11.3235L1.5293 15.7353M2.41165 11.3235L6.38224 13.0882"></path></g></svg></button><button tabindex="0" type="button" class="pencraft pc-reset pencraft icon-container view-image"><svg xmlns="http://www.w3.org/2000/svg" width="20" height="20" viewBox="0 0 24 24" fill="none" stroke="currentColor" stroke-width="2" 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class="pencraft pc-display-flex pc-gap-8 pc-reset"><button tabindex="0" type="button" class="pencraft pc-reset pencraft icon-container restack-image"><svg aria-hidden="true" width="20" height="20" viewBox="0 0 20 20" fill="none" stroke-width="1.5" stroke="var(--color-fg-primary)" stroke-linecap="round" stroke-linejoin="round" xmlns="http://www.w3.org/2000/svg"><g><path d="M2.53001 7.81595C3.49179 4.73911 6.43281 2.5 9.91173 2.5C13.1684 2.5 15.9537 4.46214 17.0852 7.23684L17.6179 8.67647M17.6179 8.67647L18.5002 4.26471M17.6179 8.67647L13.6473 6.91176M17.4995 12.1841C16.5378 15.2609 13.5967 17.5 10.1178 17.5C6.86118 17.5 4.07589 15.5379 2.94432 12.7632L2.41165 11.3235M2.41165 11.3235L1.5293 15.7353M2.41165 11.3235L6.38224 13.0882"></path></g></svg></button><button tabindex="0" type="button" class="pencraft pc-reset pencraft icon-container view-image"><svg xmlns="http://www.w3.org/2000/svg" width="20" height="20" viewBox="0 0 24 24" fill="none" stroke="currentColor" stroke-width="2" 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Nei sistemi dinamici di tipo biologico la Mappa logistica porta a sistemi caotici. Lo si pu&#242; capire dal fatto che se mettiamo un vincolo di crescita la progressione tende a diminuire (nel caso dei social calano il numero di visualizzazioni e quindi calano in modo doppiamente esponenziale anche i ricavi della piattaforma).</p><p></p><h3>Fenomeni generali di crescita doppiamente esponenziale</h3><p>Ogni volta che la crescita di un fenomeno dipende dall&#8217;ampiezza raggiunta dal fenomeno stesso abbiamo una crescita doppiamente esponenziale.</p><h4>Crescita doppiamente esponenziale della elettrificazione</h4><p>Abbiamo visto il caso dei social e dell&#8217;indebitamento ora esaminiamo il fenomeno della elettrificazione dell&#8217;economia.</p><p>L&#8217;energia elettrica &#232; una forma di energia che si presta facilmente ad essere trasformata in altre forme: ad esempio in movimento in una automobile elettrica o a un riscaldamento termico in una pompa di calore.</p><p>Il rendimento in questi passaggi &#232; molto alto, molto pi&#249; alto delle altre forme di energia come l&#8217;energia chimica di un combustibile fossile. I combustibili fossili si trasformano con un rendimento quasi totale quando li trasformiamo in energia termica. Ogni Joule (l&#8217;unit&#224; di misura dell&#8217;energia) contenuta in un metro cubo di metano (circa 40 milioni di Joule) si trasforma nella nostra caldaia in energia termica dell&#8217;acqua. Ad esempio un metro cubo di metano scalda di 8 gradi centigradi un metro cubo di acqua. L&#8217;efficienza tenendo conto delle perdite della caldaia (gas caldi che escono dal camino) &#232; del 90%.</p><p>Ma se cerchiamo di ottenere da questo metro cubo di metano della energia elettrica il rendimento si abbassa al 50% e invece che ottenere 10 kWh ne otteniamo circa 5 kWh.</p><p>La cosa interessante dell&#8217;elettricit&#224; e della sua efficienza di trasformazione e che per alcune forme di energia come la luce di illuminazione &#232; che possiamo calibrare l&#8217;emissione di luce proprio nelle frequenze che usano i nostri occhi e ottenere venti volte pi&#249; luce utile che da un emettitore termico di luce che, come la lampadina, emette tanta luce &#8220;inutile&#8221; in radiazioni infrarosse non visibili. Cio&#232; l&#8217;energia elettrica &#232; pi&#249; versatile ed &#232; regolabile con precisione il suo flusso. Ad esempio non useremo mai il metano per alimentare un calcolatore.</p><p>Con l&#8217;aumento di dispositivi che usano l&#8217;energia elettrica abbiamo la possibilit&#224; di renderla disponibile per altri usi attraverso processi di standardizzazione. Si pensi alle normali prese di casa che hanno tutte, o quasi, la stessa forma e la stessa tensione elettrica, l&#8217;energia potenziale messa a disposizione dal produttore di energia per una certa quantit&#224; di cariche elettriche.</p><p>Quindi l&#8217;aumento di dispositivi elettrici aumenta inevitabilmente le potenzialit&#224; di acquisto di altri dispositivi elettrici. In una crescita doppiamente esponenziale limitata solo dalle disponibilit&#224; economiche e tecnologiche.</p><p>Anche i sistemi di ricarica per autoveicoli elettrici aumentano al crescere dei veicoli e questo favorisce una crescita delle stazioni di ricarica e degli autoveicoli elettrici in modo doppiamente esponenziale.</p><p>Ma c&#8217;&#232; un fenomeno che sta solo ora iniziando ed &#232; la disponibilit&#224; delle batterie degli autoveicoli come batterie per fornire energia elettrica agli edifici. Questo porter&#224; ad una crescita dei vantaggi della elettrificazione di pompe di calore o di altri autoveicoli e a una maggiore diffusione di sistemi di produzione di energia fotovoltaica.</p><p>Sono ulteriori fenomeni che avranno una crescita doppiamente esponenziale spingendo ad una crescita doppiamente esponenziale ancora pi&#249; ampia l&#8217;elettrificazione.</p><p><strong>Ma perch&#233; non ci accorgiamo delle crescite doppiamente esponenziali?</strong></p><p>Innanzitutto il fenomeno &#232; in atto per ragioni strutturali, ma non si distingue nelle fasi iniziali da una crescita esponenziale o semplicemente lineare. Le tre curve inizialmente sono molto simili, anzi la crescita esponenziale accelerata in modo costante, quella dove il tasso cresce semplicemente nel tempo e non con il debito, porta a una crescita maggiore, prima della esplosione, del doppiamente esponenziale.</p><h4>Intelligenza artificiale nella vita quotidiana</h4><p>Le IA si stanno diffondendo man mano nelle pratiche professionali, ma ora vorrei concentrarmi in un settore che ha, paradossalmente, maggiori capacit&#224; di crescita doppiamente esponenziale: la vita delle persone comuni.</p><p>A differenza di altre conoscenze di massa su nuove tecnologie che si sono diffuse con difficolt&#224;, come l&#8217;uso dei calcolatori o internet, la disponibilit&#224; immediata delle AI per svolgere compiti anche banali ne sta diffondendo un uso sempre maggiore e sofisticato che a sua volta favorir&#224; un uso &#8220;banale&#8221;.</p><p>Cerchiamo, ad esempio, di capire il fenomeno che &#232; alla base della crescita doppiamente esponenziale di Gemini di Google. Praticamente lo si richiama ad ogni ricerca su Google e si propone come sintesi dei risultati della ricerca. Se si vuole approfondire entra in una modalit&#224; interattiva immediata che permette di sofisticare man mano il dialogo. Bastano poche interazioni di questo tipo per far s&#236; che si capisca che lo strumento pu&#242; fornire molto di pi&#249; e in modo facile.</p><p>Man mano che queste esperienze si diffondono, diventano note, aumentano anche gli utenti che fanno anche altre esperienze pi&#249; approfondite. La crescita iniziale delle singole persone nell&#8217;uso di Gemini sembra limitata, ma man mano l&#8217;uso si espander&#224; fino a diventare totalizzante. </p><p>Vi erano dei dubbi iniziali da parte degli analisti sul business model di Goggle, precedentemente basato sulla pubblicit&#224; e sui contenuti sponsorizzati, a causa dei limiti dei risultati di Gemini nel fornire riferimenti ai siti in cui cercare. Ma &#232; successo il contrario: Gemini spiega quale secondo la sua AI era la domanda reale sottostante alla ricerca e porta a siti pi&#249; mirati e quindi a click pi&#249; redditizi. Inoltre i siti trovati non sono l&#8217;obiettivo reale di Gemini: &#232; convincere che non ti serve una IA diversa de lei. Almeno per quello che serve alle persone per scopi non professionali. La diffusione di Gemini favorir&#224; alla fine anche l&#8217;uso professionale a pagamento perch&#233; diventer&#224; lo standard. </p><p>La pubblicit&#224; aumenta per aumentare i contenuti che verranno mostrati da Gemini che a sua volta favorisce la convinzione dell&#8217;utente che si &#232; nel posto giusto che aumenta a sua volta la pubblicit&#224; raccolta e i contenuti.</p><h4>Continua&#8230;</h4><p>Per oggi direi che &#232; sufficiente e analizzeremo la prossima volta fenomeni di crescita doppiamente esponenziale pi&#249; complessi come il debito pubblico e l&#8217;invecchiamento globale.</p><p>  </p>]]></content:encoded></item><item><title><![CDATA[La sindrome di Gesù Cristo]]></title><description><![CDATA[Le regole del gioco della conoscenza, dall'inizio alla fine dei tempi]]></description><link>https://ecologiadellaconoscenza.substack.com/p/la-sindrome-di-gesu-cristo</link><guid isPermaLink="false">https://ecologiadellaconoscenza.substack.com/p/la-sindrome-di-gesu-cristo</guid><dc:creator><![CDATA[Ecologia della conoscenza]]></dc:creator><pubDate>Wed, 10 Jun 2026 12:51:32 GMT</pubDate><enclosure url="https://substackcdn.com/image/youtube/w_728,c_limit/jjp3WC8Unj8" length="0" type="image/jpeg"/><content:encoded><![CDATA[<h3>La definizione di conoscenza.</h3><p>Vorrei riprendere cosa sia la conoscenza e cosa ci possiamo aspettare dalla conoscenza che creiamo come singoli e come collettivit&#224;.</p><p>Partiamo da una definizione semplice per poi affinarla:</p><p style="text-align: center;"><strong>La conoscenza &#232; una rappresentazione della realt&#224;</strong>.</p><p>Fisicamente pu&#242; essere depositata in un substrato fisico e acquisisce semantica, senso e significato, attraverso il substrato fisico e nella relazione tra questo substrato fisico depositario di conoscenza e il resto della realt&#224; fisica che circonda questo substrato.</p><p>La conoscenza determina un cambiamento nel tempo e nello spazio le relazioni tra il substrato e la realt&#224;.</p><p><strong>La conoscenza &#232; quindi una relazione tra due cose che cambiano in funzione della conoscenza</strong>.</p><p>Un punto intermedio tra la rigidit&#224; del sasso nel reagire agli altri sassi sul fondo di un torrente e la casualit&#224; del rumore di fondo della realt&#224; del flusso di acqua che lo fa rotolare. Ovviamente sappiamo tutti che un pesce &#232; un substrato depositario di conoscenza perch&#233; non si limita a subire il flusso dell&#8217;acqua come un sasso, ma pu&#242; interagire con le caratteristiche di quel flusso come un sasso, la direzione e la sua forza ad esempio condizionano entrambe, ma anche, diversamente dal sasso, determinare un movimento contrario a questo flusso attraverso la sua dinamica, gli spostamenti nel tempo, del suo corpo.</p><p>Per&#242;, in questo modo la conoscenza &#232; una <strong>definizione circolare</strong> completamente inutile.</p><p>Inoltre, non ci aiuta a rispondere alla domanda fondamentale: cosa succede se due substrati depositari di conoscenza interagiscono attraverso la realt&#224; fisica con altri substrati depositari di conoscenza?</p><p>Il pesce cerca infatti cibo in quel torrente proprio per avere l&#8217;energia per muoversi in esso. E quel cibo pu&#242; essere un altro substrato dotato di conoscenza come una pianta o un insetto.</p><p>Forse neppure i primi organismi si sono trovati soli ad affrontare un mondo privo di conoscenza. Fin da subito le cellule primordiali hanno affrontato il problema di confrontarsi con altre cellule dello stesso tipo, magari repliche di s&#233; stesse, o di altro tipo.</p><p>Di conseguenza dobbiamo definire <strong>la conoscenza come la relazione tra due cose dotate di conoscenza</strong>.</p><p>Questo semplifica le cose perch&#233; se vediamo il mondo come dotato di conoscenza allora la conoscenza stessa &#232; un attributo del mondo, come la carica elettrica o la massa, la posizione o la velocit&#224;, l&#8217;energia e la potenza.</p><p>Il mondo &#232; dotato di regole che ne definiscono la conoscenza come <strong>relazione dinamica tra le sue parti</strong>. Le regole della conoscenza del mondo fisico sono semplici e valgono sempre. Il mondo &#232; la struttura meno complessa e priva di sorprese possibile.</p><p>Il modello standard della fisica quantistica e la relativit&#224; generale sono le regole semplici a cui non abbiamo mai trovato eccezioni.</p><p>Se non partiamo da questo assunto ogni discorso sulla conoscenza perde senso e diventa autoreferenziale.</p><p>Se il mondo, ad esempio, cambiasse casualmente carica in quantit&#224; e segno agli elettroni, il mondo non esisterebbe, non resisterebbe, durerebbe una frazione infinitesima di tempo. Se le regole di legame tra lo spazio-tempo e la massa cambiassero nel tempo o nello spazio allora il nostro universo scomparirebbe in un istante.</p><p>Ovviamente, a questo punto, dobbiamo capire se c&#8217;&#232; differenza tra la conoscenza con la <strong>consapevolezza della conoscenza</strong>, tra essere un sasso, un pesce, un elettrone, un pianeta e avere consapevolezza di che conoscenza, di che regole, racchiuda ognuna di queste cose e noi stessi nel momento che abbiamo questa consapevolezza.</p><p>La consapevolezza delle regole a cui obbedisce il mondo o noi stessi significa che abbiamo rappresentato con un <strong>linguaggio</strong> o delle formule matematiche le regole con cui interagisce tra le sue parti e sappiamo cambiare questa rappresentazione.</p><p>Ma cosa &#232; la conoscenza di rappresentazione e cosa la distingue dalla conoscenza fisica del mondo che ha un pesce o un batterio, un elettrone o un pianeta?</p><p><strong>Nulla</strong>, perch&#233; i simboli di un linguaggio e i termini di una equazione, dentro il nostro cervello o su una lavagna, sono parti materiali del mondo come le altre. Le frasi di un libro o l&#8217;equazione della relativit&#224; generale si modificano, si elaborano con delle regole, che rappresentano a loro volta conoscenza. La conoscenza delle regole della matematica e del metodo scientifico per le equazioni della fisica e la conoscenza della semantica, del senso, delle parole di un linguaggio producono altre formule o altre frasi, modificano la realt&#224; dei segni producendo altri segni, fisici e reali nel nostro cervello o su una lavagna o nei bit di un computer.</p><p>La consapevolezza della conoscenza &#232; una conoscenza come le altre che rotola nel fiume della realt&#224; come un sasso in un torrente.</p><h3>Il pavimento della conoscenza</h3><p>In questo percorso dobbiamo aggiungere altri due pilastri: <strong>il mondo fisico che conosciamo lo conosciamo attraverso la nostra fisicit&#224; e quindi non possiamo vedere oltre a questa fisicit&#224; condivisa</strong>: un elettrone esiste come relazione con gli altri elettroni, con fotoni di luce, con altre particelle dotate di carica come i quark dei protoni, non possiamo sapere cosa sia un elettrone al di l&#224; delle sue caratteristiche fisiche di relazione. Un elettrone &#232; in un certo senso <strong>conoscenza pura</strong> che si manifesta, non ha altro prima di s&#233;, se non le regole a cui obbedisce. Lo spazio e il tempo nel mondo non hanno caratteristiche determinate da qualcosa d&#8217;altro prima di essi, nella relativit&#224; generale si determinano reciprocamente con la materia che contengono, che a sua volta &#232; una forma di energia che non &#232; determinata se non da s&#233; stessa e dallo spazio-tempo in cui &#232; immersa.</p><p>Questo ultimo aspetto &#232; importante in relazione al <strong>tempo</strong> perch&#233; ogni particella elementare esiste in un istante <strong>come fosse s&#233; stessa spostata indietro nel tempo</strong> di una frazione infinitesima di tempo<a href="#_ftn1">[1]</a>, ogni particella elementare <strong>&#232; causa di s&#233; stessa</strong>. Questo significa che tutte le particelle elementari dello stesso tipo sono identiche nel tempo e nello spazio. Se non fosse cos&#236; vi sarebbero cause di questa differenza, qualcosa d&#8217;altro da scoprire dietro di esse, fino ad arrivare a qualcosa che &#232; la causa di s&#233; stessa. Senza questa vibrazione all&#8217;indietro nel tempo ogni punto dell&#8217;universo vi sarebbe un universo. Ma cos&#236; non sembra, almeno a partire dal big bang in poi.</p><p>In questo modo il terzo incomodo della realt&#224;, il <strong>tempo</strong> che la trasforma, a un certo punto scompare e rende stabile e causale la realt&#224;, gli fornisce regole che non possono essere violate. E senza questa stabilit&#224; causale che determina il tempo cos&#236; come noi lo conosciamo non avremmo un pavimento, una <strong>base di ogni altra conoscenza</strong>. Una base solida che non pu&#242; essere violata. Una base logica a fondamento di ogni logica, anche quella pi&#249; varia delle espressioni linguistiche. Non per nulla Aristotele basava la sua filosofia sulle scienze naturali.</p><p>Attraverso il <strong>metodo scientifico</strong>, che non &#232; altro che la definizione rigorosa di una azione e dei suoi risultati che pu&#242; essere riprodotta da tutti, conoscenza che si rende fisica nell&#8217;esperimento ma ancora prima nella sua descrizione, tutti possono falsificare una conoscenza scientifica, se ci riescono. La scienza &#232; una rappresentazione della realt&#224; che tutti possono falsificare.</p><p><strong>L&#8217;esempio pi&#249; importante</strong> di <strong>conoscenza sulla conoscenza</strong> &#232; proprio il metodo scientifico, cio&#232; l&#8217;assunzione che dando a tutti la conoscenza scoperta dalla propria azione questa conoscenza diventi man mano pi&#249; efficiente ed efficace, che &#232; sinonimo di meno complessa e priva di sorprese. Ma questa conoscenza di metodo, di conoscenza sulla conoscenza, non sappiamo se sia la forma pi&#249; semplice e pi&#249; priva di sorprese ed eccezioni che possiamo usare per creare rappresentazioni della realt&#224;, alcuni pensano che sia la <strong>religione</strong> con il suo rapportarsi ad una causa prima di tipo divino. A <strong>decidere</strong> tra una conoscenza sulla conoscenza o un&#8217;altra non &#232; un esperimento o un libro sacro, ma una scelta di metodo che &#232; causa di s&#233; stessa, come un elettrone per uno scienziato, come una fede nella resurrezione di Ges&#249; per un credente cristiano, come la libert&#224; finale dal bisogno e dallo sfruttamento per un comunista.</p><h3>Il soffitto della conoscenza</h3><p>Comunque, anche nelle regole della rappresentazione della conoscenza c&#8217;&#232; un <strong>soffitto</strong> che non possiamo violare, un limite che rende dotato di senso e di logica la realt&#224;. Si tratta dei sistemi di conoscenza sulla conoscenza, delle regole che determinano il rotolare del nostro discorso sulla conoscenza.</p><p>Questo soffitto alla conoscenza della conoscenza, alla conoscenza metodi di creazione di conoscenza, esiste in tante forme ovunque in tutte le discipline di rappresentazione della conoscenza qualsiasi sia il substrato fisico di questa rappresentazione su un libro, su una lavagna, nel nostro cervello o in una intelligenza artificiale e qualsiasi sia <strong>la sintassi e la semantica</strong> di queste rappresentazioni rispetto alla realt&#224; rappresentata.</p><p>La matematica ha definito questi <strong>limiti di conoscenza sulla conoscenza</strong> con Godel e Turing quasi un secolo orsono, parallelamente alla nascita della fisica moderna. Ma non parliamo ora di equivalenza delle macchine alla macchina di Turing qualsiasi sia la sua forma fisica, dei supporti fisici di rappresentazione ed esecuzione della conoscenza equivalenti alla macchina di Turing, o del calcolo dei predicati che &#232; equivalente a questa macchina se ha un numero di predicati finito, o delle regole che modificano automaticamente le regole, dei sistemi del second&#8217;ordine come la stessa matematica elementare. Tutte cose interessanti, ma complicate dalla rigorosit&#224; necessaria. Basti sapere che non esiste un programma che controlla una caratteristica di un altro programma (come andare avanti all&#8217;infinito oppure no), oppure non sappiamo se certe congetture, anche molto semplici, siano vere oppure no, come la congettura di Goldbach che afferma che ogni numero intero pari maggiore di 2 pu&#242; essere espresso come la somma di due numeri primi (ad esempio, (8 = 5 + 3)).</p><p>Lasciamo stare allora queste questioni matematiche e parliamo di <strong>regole di comportamento</strong> comune, regole che cambiano le conoscenze della nostra vita quotidiana:</p><p>&#183; pensa prima di parlare (per quanto tempo?), rispetta la parola data (anche se mi hanno ingannato?),</p><p>&#183; aspetti pi&#249; politici come libert&#224; regolata dalle leggi (ma che libert&#224; &#232;?), forme costituzionali che permettono la modifica della costituzione (fino a che punto?), democrazia (anche se il voto &#232; influenzato dai ricchi?), populismo (di che tipo?) o dittature (esiste un buon principe?).</p><p>&#183; o questioni economiche come ottimizzare i profitti con l&#8217;innovazione (ma quanto spendo per innovare?), creare partnership (di chi fidarsi?) o filiere produttive resilienti (locali, regionali o globali?).</p><p>Tutte cose che non hanno una soluzione semplice perch&#233; sono regole generali che riguardano regole specifiche e che nello specifico hanno eccezioni e non sappiamo a priori quante e quali.</p><p>Che si tratti di nuova conoscenza specifica o nuova conoscenza per creare nuova conoscenza specifica non sappiamo, non abbiamo conoscenza di cosa aspettarci nella relazione col mondo, quale sia il nuovo modo di agire che si dimostra pi&#249; efficiente ed efficace ad affrontare la realt&#224;. <strong>Dobbiamo sporcarci le mani e rischiare</strong>.</p><p>Il fatto che la conoscenza sia fisica, nella scelta di un metodo scientifico che &#232; assunto a base di tutto questo, ci porta anche ad affrontare un problema enorme: usare e creare la <strong>conoscenza consuma energia</strong>, magari molta di pi&#249; di quella che perdiamo se siamo ignoranti.</p><p>Pensiamo alla conoscenza come a una <strong>assicurazione sul futuro</strong>: cosa succede se l&#8217;assicurazione ci costasse di pi&#249; del danno che subiremmo senza assicurazione? Sembra assurdo, ma a volte prevedere tutto e premunirsi di tutto costa di pi&#249; che affrontare la realt&#224; e i suoi imprevisti. Certo sapere meteorologicamente quale &#232; il periodo di ferie giusto a sei mesi di distanza potrebbe far risparmiare molti soldi a molta gente, ma se questa previsione costasse molto di pi&#249; delle vacanze della gente per quanto sia grande il numero di persone che trarrebbe beneficio, per una infinit&#224; di computer necessari e una infinit&#224; di energia consumata, non vale la pena fare previsioni e anche <strong>Frate Indovino</strong> pu&#242; essere un compromesso migliore tra energia spesa ed energia risparmiata... in fondo si tratta di saggezza popolare, conoscenza verificata nel tempo, sulle condizioni meteorologiche nei vari periodi dell&#8217;anno.</p><p>Il problema &#232; come sempre quello di trovare una conoscenza che sia <strong>abbastanza buona</strong> per affrontare la realt&#224;. Dove quell&#8217;abbastanza non pu&#242; essere definito. La sopravvivenza? la sopravvivenza e la libert&#224; di tutti? Sempre? per la maggior parte del tempo?</p><p>Quindi tutto si riduce ad un problema fisico: <strong>quale metodo di creazione di conoscenza pu&#242; trovare risposte migliori per fattori importanti per noi esseri umani a parit&#224; di consumo di tempo, energia e risorse</strong>?</p><p>Un aspetto fondamentale su questa scelta di metodo &#232; che anche la creazione di conoscenza con questo metodo consuma risorse, cio&#232; se il risultato della conoscenza si esprime in modo semplice ed efficace nel rappresentare la realt&#224;, potrebbe essere stato molto complesso e con tanti tentativi arrivare a questa conoscenza semplice ed efficace.</p><p>Ad esempio, scoprire se l&#8217;antimateria possiede le stesse propriet&#224; gravitazionali della materia ordinaria<a href="#_ftn2">[2]</a>, richiede la creazione di una massa significativa di antimateria e questo ha richiesto decenni di lavoro e centinaia di milioni di euro di apparecchiature. Sembra di s&#236;, ma la risposta, per ora, ha un elevato margine di errore. Ed &#232; chiaro che questa conoscenza, una volta ottenuta sarebbe semplice da rappresentare: un mondo di antimateria si comporterebbe esattamente come il nostro mondo di materia. Ma il costo di questa conoscenza sar&#224; sicuramente spaventosamente grande e quindi sorge spontanea la domanda: perch&#233; produrre questa conoscenza?</p><p>La risposta &#232; spostare il vincolo della parit&#224; di tempo nella scelta di due metodi di creazione della conoscenza: senza questo vincolo la conoscenza potr&#224; essere utile in futuro quando, nel caso dell&#8217;antimateria, cambieranno le condizioni di utilizzo di questa conoscenza, magari perch&#233; avremo conoscenza del legame che esiste tra modello standard della fisica quantistica, che ha descritto l&#8217;esistenza dell&#8217;antimateria prima ancora di vederla in un esperimento, e la relativit&#224; generale che non usa altro che materia ed energia nella dinamica dello spazio tempo<a href="#_ftn3">[3]</a>.</p><p>Quindi in generale i metodi di creazione della conoscenza usati da noi esseri umani hanno dei limiti, dei vincoli fisici che non possiamo superare.</p><h3>Salire dal pavimento al soffitto della conoscenza.</h3><p>Sarebbe interessante studiare quali bacini di conoscenza si possono scoprire facilmente, con poco tempo e poche risorse. Come si &#232; fatto, ad esempio, in ambito scientifico fino ai primi decenni del &#8216;900. Molto sembra dipendere dalle ridotte energie in gioco nei fenomeni e dalla semplicit&#224; degli apparati sperimentali.</p><p>Quindi sembrano escluse tutte quelle regioni di complessit&#224; dovute a strutture microscopiche di natura variegata come il cervello, i processi molecolari cellulari o le strutture di calcolo artificiali prodotte con i semiconduttori. O sull&#8217;altra scala, quella dell&#8217;intero universo, le regolarit&#224; del fondo cosmico a microonde.</p><p>Ma anche i processi economici rilevanti in cui queste strutture complesse entrano in gioco sono al di fuori di grandi possibilit&#224; di definire nuove conoscenze. Guarda caso queste strutture si sono specializzate nel problema pi&#249; difficile e per&#242; rilevante: la creazione di nuova conoscenza. Quindi &#232; come se un mistero dovuto alla complessit&#224; celasse la creazione di conoscenza.</p><p>Neppure con le intelligenze artificiali, una complessit&#224; al servizio delle altre, arriveremo molto avanti. La riproduzione delle capacit&#224; umane di produzione di nuova conoscenza &#232; solo agli inizi: scrivere, far di conto e produrre altri manufatti simili ai precedenti non &#232; realmente ci&#242; che gli esseri umani sanno fare di meglio.</p><h3>Sindrome di Ges&#249; Cristo</h3><p>Quello che gli esseri umani hanno imparato di pi&#249; nella loro breve storia &#232; violare le regole della natura o della societ&#224; di cui facevano parte, distruggendole prima di ricostruirle. La continua modifica dei vincoli ambientali e sociali &#232; ci&#242; che sa fare meglio un essere umano, dai bar sport alle accademie.</p><p>E dotare le intelligenze artificiali di queste che sono le principali doti umane potrebbe essere molto pericoloso. Modificare una legge in un parlamento o creare legami con partner economici o politici per poi cambiare leggi e assetti poco dopo &#232; nella natura umana e costa molto poco anche se le conseguenze possono essere devastanti. L&#8217;umanit&#224; ha sempre cercato una vita <strong>borderline</strong> in cui ogni persona <strong>potesse contare</strong>, essere qualcuno perch&#233; pu&#242; muovere pi&#249; risorse possibili senza grande sforzo conoscitivo sulle possibili conseguenze.</p><p>&#200; quella che definirei <strong>sindrome di Ges&#249; Cristo</strong>: scandalizzare il mondo con proposte rivoluzionarie, sconfiggere imperi con la imposizione di nuove regole, rappresentare il mondo a propria immagine e somiglianza.</p><p>Da un punto di vista <strong>epistemologico</strong> si tratta di definire nuovi meccanismi di gestione della conoscenza per produrre nuova conoscenza, nuotare nel leggero strato d&#8217;aria tra il soffitto e la continua crisi delle regole che definiscono le regole.</p><p>Lo facciamo tutti, scienziati, politici, e io stesso in questo momento.</p><p>Ma perch&#233;?</p><p>Rivoluzionare i meccanismi che definiscono le regole significa rivedere tutto il significato di quello che si conosce alla luce di una nuova interpretazione rispetto a nuovi principi generali. Si tratta di fare continuamente rivoluzioni copernicane che mettono al centro nuovi punti di riferimento che permettono di vedere la realt&#224; in modi diversi.</p><p>E questo noi lo facciamo come imprenditori quando definiamo nuovi stili di gestione dell&#8217;azienda, quando cambia l&#8217;approccio alla vita familiare dando alla luce un figlio, quando si propongono nuovi metodi di insegnamento, quando si fanno nuove costituzioni, quando si usano nuove energie per fare le vecchie attivit&#224; in modo nuovo.</p><p>Questi nuovi principi di approccio alla realt&#224; li proponiamo ad altri e gli altri cambiano con noi, fino alla prossima rivoluzione.</p><p>Questo principio <strong>eudemonico</strong> si contrappone continuamente al comportamento edonico che man mano perde presa sulla realt&#224;.</p><p>Le ristrutturazioni della conoscenza sulla conoscenza, le regole che modificano le regole, i sistemi del secondo ordine, le rivoluzioni copernicane e sociali hanno almeno tre caratteristiche:</p><ol><li><p>distruggono le regole precedenti e i flussi energetici e materiali che le attuavano,</p></li><li><p>richiedono la verifica nella realt&#224; delle nuove regole, una verifica della nuova conoscenza, impongono nuovi investimenti che rendano fattibili le nuove azioni,</p></li><li><p>a regime producono una efficienza e efficacia di gestione del mondo che &#232; essa stessa calcolata dai nuovi paradigmi e dai nuovi valori e quindi &#232; opinabile.</p></li></ol><p>Il terzo aspetto &#232; quello che dimostra i limiti del nuovo paradigma ed &#232; la premessa del prossimo. Molto spesso le rivoluzioni nascono da una forma di saziet&#224; della vecchia produzione e una diminuzione del suo valore.</p><p>Un banale problema di sovra-produzione del benessere edonico?</p><p>Non lo sappiamo, ma &#232; questa la nostra natura: rimettere in discussione le vecchie regole e cercarne di nuove sulla base di un principio che magari &#232; efficace ed efficiente per un aspetto, ma carente per altri. <strong>La coerenza a quel principio inevitabilmente distrugge i benefici iniziali</strong>.</p><p>Si pensi al movimento populista <strong>MAGA</strong> e alla rivoluzione che ha messo in atto contro le &#8220;&#233;lite&#8221; intellettuali progressiste. Non si tratta solo di nuove regole, ma di modifica delle regole che governano le regole, la costituzione e il bilanciamento dei poteri democratici. Si noti anche il collegamento con una rivoluzione nell&#8217;interpretazione del cristianesimo, nel rapporto con la scienza e la promozione del transumanesimo con la tecnologia. Se non &#232; sindrome di Ges&#249; Cristo questa!</p><p>Ma tutto nella storia, non solo occidentale, ha a che fare con questo metodo di rivoluzione permanente effettiva.</p><p>Si tratta di una forma inconsapevole di meta-meta conoscenza, di regola sulle regole che producono le regole? Di un sistema logico del terzo ordine? Di qualcosa di strettamente legato alla natura umana e alla sua esplosiva presenza sul pianeta? Una anti-ecologia della conoscenza?</p><p>E come le IA possono scoprirlo, renderlo consapevole, rappresentarlo in un modo coerente per ottimizzarlo? Mi sembra ovvio che quando si ragiona di Intelligenza Artificiale Generale si parli di quella che ho chiamato sindrome di Ges&#249; Cristo.</p><p>Tutto questo ragionamento del terzo ordine non &#232; nulla di straordinario, fa parte di ci&#242; che pensano in questo momento i <strong>think tank</strong> di tutto il mondo. Quello che noi chiamiamo caos ha per loro una logica interna che pu&#242; essere governata.</p><p>Intanto, avere conoscenza consapevole di questo ci aiuta a vivere alla pari con la natura profonda del mondo.</p><div><hr></div><p><a href="#_ftnref1">[1]</a> Non sto assolutamente dicendo che una particella mantiene la propria identit&#224; perch&#233; si sposta indietro nel tempo, ma sto dicendo che &#232; <strong>come se fosse cos&#236;</strong>, in termini intuitivi di viaggi nel tempo. Sto dicendo che il qui ed ora degli eventi della fisica non ha bisogno di nulla che lo definisca come punto di partenza dell&#8217;osservazione fisica. Esiste in s&#233;. Che tutto questo possa essere anche detto nelle filosofie orientali non rende la fisica una filosofia orientale o la filosofia orientale una fisica sperimentale.</p><p><a href="#_ftnref2">[2]</a> il miglior video che ho visto sullo stato dell&#8217;arte delle conoscenze sull&#8217;antimateria: dalla fabbrica (CERN) ai laboratori per studiarne le propriet&#224; </p><div id="youtube2-jjp3WC8Unj8" class="youtube-wrap" data-attrs="{&quot;videoId&quot;:&quot;jjp3WC8Unj8&quot;,&quot;startTime&quot;:null,&quot;endTime&quot;:null}" data-component-name="Youtube2ToDOM"><div class="youtube-inner"><iframe src="https://www.youtube-nocookie.com/embed/jjp3WC8Unj8?rel=0&amp;autoplay=0&amp;showinfo=0&amp;enablejsapi=0" frameborder="0" loading="lazy" gesture="media" allow="autoplay; fullscreen" allowautoplay="true" allowfullscreen="true" width="728" height="409"></iframe></div></div><p><a href="#_ftnref3">[3]</a> Si noti che l&#8217;esistenza dell&#8217;antimateria &#232; stata prevista da Dirac applicando le regole della relativit&#224; speciale di Einstein alla fisica quantistica. Ma questa applicabilit&#224; riguardava solo l&#8217;uso del cambiamento dello spazio-tempo quando la velocit&#224; della materia si avvicina alla velocit&#224; della luce. Il che succede con il moto delle particelle elementari. Le particelle elementari non hanno massa cos&#236; elevata da deformare lo spazio-tempo, il campo gravitazionale, e lo subiscono come uno scenario in cui si muovono. Quindi &#232; difficile scoprire un legame, se esiste, tra modello standard e relativit&#224; generale in una teoria unica che includa tutte le forze conosciute. Se le antiparticelle non lo facessero sarebbe un bel casino per la fisica. Ma d&#8217;altra parte particelle e antiparticelle vivevano alla pari nell&#8217;universo primordiale dopo il big bang e non capiamo dove siano finite tutte le antiparticelle. Un esempio di come il metodo scientifico non pu&#242; spiegare tutto e subito, ma occorre aspettare cosa ci dice la realt&#224; sollecitandola con degli esperimenti o delle osservazioni del cosmo.</p>]]></content:encoded></item><item><title><![CDATA[Figli ingrati di una madre degenere]]></title><description><![CDATA[sulle guerre simmetricamente asimmetriche]]></description><link>https://ecologiadellaconoscenza.substack.com/p/figli-ingrati-di-una-madre-degenere</link><guid isPermaLink="false">https://ecologiadellaconoscenza.substack.com/p/figli-ingrati-di-una-madre-degenere</guid><dc:creator><![CDATA[Ecologia della conoscenza]]></dc:creator><pubDate>Thu, 04 Jun 2026 12:54:13 GMT</pubDate><enclosure url="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!Y4O6!,w_256,c_limit,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F1e479ec5-2bf2-4b46-9f3d-29df470c8dc3_838x838.jpeg" length="0" type="image/jpeg"/><content:encoded><![CDATA[<p>Lungo e approfondito saggio<a href="#_ftn1">[1]</a> dell&#8217;Economist sulla guerra moderna, dal titolo rivelatore &#8220;&#200; PI&#217; FACILE INIZIARE, &#200; PI&#217; DIFFICILE VINCERE&#8221;, 28 maggio 2026, senza indicazione dell&#8217;autore.</p><p>In sintesi, l&#8217;articolo vuole mostrare come i conflitti siano in aumento nel mondo e con modalit&#224; che aumentano i morti e la distruzione. Da 29 conflitti del 2010 siamo passati a 65. I dati<a href="#_ftn2">[2]</a> sono reperibili all&#8217;Uppsala Conflict Data Program (UCDP):</p><div class="captioned-image-container"><figure><a class="image-link image2 is-viewable-img" target="_blank" href="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!Gu38!,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F6a5126b3-1b11-4a03-9aac-3c8839247493_642x243.png" data-component-name="Image2ToDOM"><div class="image2-inset"><picture><source type="image/webp" srcset="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!Gu38!,w_424,c_limit,f_webp,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F6a5126b3-1b11-4a03-9aac-3c8839247493_642x243.png 424w, https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!Gu38!,w_848,c_limit,f_webp,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F6a5126b3-1b11-4a03-9aac-3c8839247493_642x243.png 848w, 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stroke-width="1.5" stroke="var(--color-fg-primary)" stroke-linecap="round" stroke-linejoin="round" xmlns="http://www.w3.org/2000/svg"><g><path d="M2.53001 7.81595C3.49179 4.73911 6.43281 2.5 9.91173 2.5C13.1684 2.5 15.9537 4.46214 17.0852 7.23684L17.6179 8.67647M17.6179 8.67647L18.5002 4.26471M17.6179 8.67647L13.6473 6.91176M17.4995 12.1841C16.5378 15.2609 13.5967 17.5 10.1178 17.5C6.86118 17.5 4.07589 15.5379 2.94432 12.7632L2.41165 11.3235M2.41165 11.3235L1.5293 15.7353M2.41165 11.3235L6.38224 13.0882"></path></g></svg></button><button tabindex="0" type="button" class="pencraft pc-reset pencraft icon-container view-image"><svg xmlns="http://www.w3.org/2000/svg" width="20" height="20" viewBox="0 0 24 24" fill="none" stroke="currentColor" stroke-width="2" stroke-linecap="round" stroke-linejoin="round" class="lucide lucide-maximize2 lucide-maximize-2"><polyline points="15 3 21 3 21 9"></polyline><polyline points="9 21 3 21 3 15"></polyline><line x1="21" x2="14" y1="3" y2="10"></line><line x1="3" x2="10" y1="21" y2="14"></line></svg></button></div></div></div></a></figure></div><p>I colori rappresentano la tipologia di conflitto:</p><div class="captioned-image-container"><figure><a class="image-link image2" target="_blank" href="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!UMAe!,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F6f494a4f-5883-42f3-bf79-15b4fa770bde_228x106.png" data-component-name="Image2ToDOM"><div class="image2-inset"><picture><source type="image/webp" srcset="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!UMAe!,w_424,c_limit,f_webp,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F6f494a4f-5883-42f3-bf79-15b4fa770bde_228x106.png 424w, 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Dice Amnesty International<a href="#_ftn3">[3]</a>:</p><p><em>Il 26 ottobre, giorno della caduta di El Fasher, in citt&#224; restavano intrappolate circa 260.000 persone.</em></p><p>Seguono descrizioni della strage che non mi sento neppure di riportare da quanto sono strazianti.</p><p>Secondo UCDP solo in questo evento sono morte sessantaquattro mila persone uccise dalle forze paramilitari appoggiate dagli Emirati Arabi Uniti.</p><p>Strage dimenticata da tutti. Dimenticata come quelle organizzate da Stati contro altri Stati come in Etiopia dove questi sono i numeri totali del conflitto dal 1969:</p><div class="captioned-image-container"><figure><a class="image-link image2 is-viewable-img" target="_blank" href="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!XocW!,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2Fedf4f049-04e1-40f8-9379-dd4b1dae08ce_378x284.png" data-component-name="Image2ToDOM"><div class="image2-inset"><picture><source type="image/webp" srcset="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!XocW!,w_424,c_limit,f_webp,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2Fedf4f049-04e1-40f8-9379-dd4b1dae08ce_378x284.png 424w, https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!XocW!,w_848,c_limit,f_webp,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2Fedf4f049-04e1-40f8-9379-dd4b1dae08ce_378x284.png 848w, https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!XocW!,w_1272,c_limit,f_webp,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2Fedf4f049-04e1-40f8-9379-dd4b1dae08ce_378x284.png 1272w, https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!XocW!,w_1456,c_limit,f_webp,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2Fedf4f049-04e1-40f8-9379-dd4b1dae08ce_378x284.png 1456w" sizes="100vw"><img src="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!XocW!,w_1456,c_limit,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2Fedf4f049-04e1-40f8-9379-dd4b1dae08ce_378x284.png" width="378" height="284" data-attrs="{&quot;src&quot;:&quot;https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/edf4f049-04e1-40f8-9379-dd4b1dae08ce_378x284.png&quot;,&quot;srcNoWatermark&quot;:null,&quot;fullscreen&quot;:null,&quot;imageSize&quot;:null,&quot;height&quot;:284,&quot;width&quot;:378,&quot;resizeWidth&quot;:null,&quot;bytes&quot;:null,&quot;alt&quot;:null,&quot;title&quot;:null,&quot;type&quot;:null,&quot;href&quot;:null,&quot;belowTheFold&quot;:true,&quot;topImage&quot;:false,&quot;internalRedirect&quot;:null,&quot;isProcessing&quot;:false,&quot;align&quot;:null,&quot;offset&quot;:false}" class="sizing-normal" alt="" srcset="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!XocW!,w_424,c_limit,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2Fedf4f049-04e1-40f8-9379-dd4b1dae08ce_378x284.png 424w, https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!XocW!,w_848,c_limit,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2Fedf4f049-04e1-40f8-9379-dd4b1dae08ce_378x284.png 848w, https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!XocW!,w_1272,c_limit,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2Fedf4f049-04e1-40f8-9379-dd4b1dae08ce_378x284.png 1272w, https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!XocW!,w_1456,c_limit,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2Fedf4f049-04e1-40f8-9379-dd4b1dae08ce_378x284.png 1456w" sizes="100vw" loading="lazy"></picture><div class="image-link-expand"><div class="pencraft pc-display-flex pc-gap-8 pc-reset"><button tabindex="0" type="button" class="pencraft pc-reset pencraft icon-container restack-image"><svg aria-hidden="true" width="20" height="20" viewBox="0 0 20 20" fill="none" stroke-width="1.5" stroke="var(--color-fg-primary)" stroke-linecap="round" stroke-linejoin="round" xmlns="http://www.w3.org/2000/svg"><g><path d="M2.53001 7.81595C3.49179 4.73911 6.43281 2.5 9.91173 2.5C13.1684 2.5 15.9537 4.46214 17.0852 7.23684L17.6179 8.67647M17.6179 8.67647L18.5002 4.26471M17.6179 8.67647L13.6473 6.91176M17.4995 12.1841C16.5378 15.2609 13.5967 17.5 10.1178 17.5C6.86118 17.5 4.07589 15.5379 2.94432 12.7632L2.41165 11.3235M2.41165 11.3235L1.5293 15.7353M2.41165 11.3235L6.38224 13.0882"></path></g></svg></button><button tabindex="0" type="button" class="pencraft pc-reset pencraft icon-container view-image"><svg xmlns="http://www.w3.org/2000/svg" width="20" height="20" viewBox="0 0 24 24" fill="none" stroke="currentColor" stroke-width="2" stroke-linecap="round" stroke-linejoin="round" class="lucide lucide-maximize2 lucide-maximize-2"><polyline points="15 3 21 3 21 9"></polyline><polyline points="9 21 3 21 3 15"></polyline><line x1="21" x2="14" y1="3" y2="10"></line><line x1="3" x2="10" y1="21" y2="14"></line></svg></button></div></div></div></a></figure></div><p>e in decine di altre regioni.</p><p>Nel conflitto in Ucraina e in Medio Oriente succede sotto i nostri occhi una strage organizzata da Stati contro altri Stati che &#232; trasmessa quotidianamente e ci indica la strada che sta prendendo la guerra, cio&#232; la violenza omicida organizzata da Stati, nel mondo.</p><p>E tutto questo sforzo lodevole dell&#8217;universit&#224; di Uppsala misura solo una dimensione, quella pi&#249; importante, dei conflitti: le vite umane.</p><p>Poi c&#8217;&#232; la dimensione materiale, quella delle armi e delle distruzioni che provocano, quella delle condizioni di vita di chi subisce un conflitto, le migrazioni con l&#8217;abbandono dei propri mezzi di sussistenza, le ferite e le malattie, la fame che tutto questo produce in condizioni in cui l&#8217;assistenza sanitaria e umanitaria viene ovviamente messa a rischio.</p><p>Ma il segnale che giunge dall&#8217;articolo dell&#8217;Economist &#232; ancora, se possibile, pi&#249; agghiacciante: i conflitti iniziano facilmente e non finiscono pi&#249;.</p><p>La parola usata nel saggio &#232; diversa: senza vittoria. Non si vince pi&#249;. Ma quando si raggiunge una vittoria? Quando l&#8217;avversario si arrende, quando la deterrenza che nasce da una strage ancora maggiore fa capitolare uno o l&#8217;altro o si cerca di raggiungere un accordo che fermi la strage.</p><p>Ecco, la <strong>deterrenza </strong>della propria forza che impedisce i conflitti, che impedisce di iniziarli e ne incoraggia la fine, non esiste pi&#249;.</p><p>Forse gli analisti militari dovrebbero analizzare proprio questo: <strong>il danno umano e materiale che si subisce iniziando o continuando un conflitto non impedisce pi&#249; i conflitti</strong>. Le guerre e i conflitti nascono per ragioni insensate, irrazionali, e continuano in modo ancora pi&#249; insensato. E con modalit&#224; la cui crudelt&#224; non ha limite, all&#8217;ultimo sangue, fino all&#8217;estinzione senza alcuna speranza se non un&#8217;altra morte di un altro avversario. Senza compromessi, senza nulla che si desidera salvare. Senza nulla da perdere. Senza alcun valore per la vita e il benessere proprio prima che a quello altrui.</p><p>&#200; necessario spiegare perch&#233; sia nato e si diffonda questo modo disperato di pensare a s&#233; stessi prima ancora che agli altri.</p><p>Se non esiste pi&#249; questo processo di speranza di vittoria anche i conflitti vanno analizzati in modo diverso.</p><p>Ogni scienza militare a partire da <strong>Carl von Clausewitz</strong> ha come premessa la definizione di vittoria o di resa: se non ho speranza di vittoria l&#8217;unica soluzione razionale &#232; la resa.</p><p>Ma la speranza di vittoria non &#232; pi&#249; necessaria per combattere. <strong>Si combatte per combattere</strong>, come condizione permanente di vita fino alla morte.</p><p>Forse ci&#242; &#232; iniziato con gli attacchi dell&#8217;11 settembre 2001. L&#8217;idea del combattente martire ha avuto successo attraverso la sua stessa morte. Finch&#233; non muoiono tutti i futuri combattenti votati al martirio vi &#232; una vittoria. Il conflitto non ha alcun scopo se non la propria morte trascinando pi&#249; possibili nemici in questo destino.</p><p>Abbiamo islamizzato i conflitti nel mondo. Ma l&#8217;islam, come religione, non c&#8217;entra niente.</p><p>&#200; un problema di disperazione esistenziale, le vite di un giovane abitante di un villaggio russo o sudanese non hanno, per lui, senso.</p><p>E dato che questa <strong>disperazione esistenziale</strong> ha facilmente successo, raggiunge il proprio scopo, cio&#232; la propria morte, diventa una malattia contagiosa, raggiunge l&#8217;abitante del Belucistan o della Nigeria, del Kenia o del Sud Africa. Ma a noi occidentali non insegna niente nessuno e la Legione Straniera francese ha raccolto disperati esistenziali da tutto il mondo per decenni. Certo che non vi sono pi&#249; le stragi di legionari e loro nemici di Algeria o Indocina, ma il meccanismo storico ed esistenziale &#232; lo stesso. Quanti giovani italiani hanno cercato la bella morte nella X MAS? Quanti hanno aderito alle BR o a Ordine Nuovo con lo stesso spirito di disperazione esistenziale, di essere qualcuno almeno nella morte?</p><p>La guerra e il conflitto etnico o religioso sono ormai una forma di suicidio organizzato, ritualizzato.</p><p>Di questo gli esperti di difesa non si interessano, la chiamano guerra asimmetrica, un hic sunt leones della esplorazione razionale, ma non hanno capito che le guerre stanno diventando <strong>simmetricamente asimmetriche</strong>.</p><p>Ma come abbiamo detto ieri parlando della disperazione aziendale che ha spinto la <strong>Ferrari </strong>a lanciare il modello elettrico Luce, la disperazione genera nuova conoscenza, nuova vita, nuova speranza di vita che &#232; la vittoria sulla disperazione.</p><p>La <strong>migrazione</strong> che ha successo con l&#8217;integrazione &#232; la vittoria sulla disperazione di chi ha affrontato viaggi pericolosi per arrivare.</p><p>Di fronte a territori devastati dalla disperazione esistenziale non rimane che fuggire e gettarsi nella ricerca disperata di una nuova vita, di una nuova conoscenza.</p><p>Anche di questa dimensione delle migrazioni l&#8217;analista militare non capisce nulla, anche se la terra bruciata lasciata al nemico &#232; la forma storica di vittoria pi&#249; diffusa. Napoleone non ha insegnato nulla nella propria sconfitta in Russia.</p><p>Certo, l&#8217;umanit&#224; densa dell&#8217;occidente ora lo impedisce, ma le migrazioni di fronte alla disperazione esistenziale di vandali, mongoli o turchi hanno forgiato l&#8217;Europa e anche l&#8217;Italia del tardo Impero Romano e nel primo medioevo.</p><p>La nuova conoscenza che &#232; nata da tutti questi eventi provocati da disperazioni esistenziali celebra s&#233; stessa e non le proprie origini disgraziate.</p><p>L&#8217;irrazionalit&#224; e il caos non hanno spazio di analisi nelle accademie anche se esse stesse nascono dalla lotta contro di loro. <strong>Figli ingrati di una madre degenere</strong>.</p><p>Anche i <strong>manipolatori</strong>, coloro che diffondono questa disperazione esistenziale, sono per primi dei disperati esistenziali. Basta guardare Trump o Putin o nel passato Bin Laden o Mussolini. Per loro vivere e morire sono ed erano la stessa cosa. Non sono certo neppur lontanamente paragonabili ad un <strong>Aldo Moro</strong> che lotta per la propria vita nella prigionia, con una dignit&#224; che nasce nel definire carnefici tutti quelli che desiderano la sua morte.</p><p>Se la propria vita cessa di essere utile alla vita, l&#8217;unica cosa che rimane &#232; denunciare l&#8217;abominio di questo pensiero fuggendo per sopravvivere. Cercare una terra promessa che esista almeno dentro di noi nell&#8217;azione di ricostruire nuova conoscenza, nuova esperienza di vita, fino alla propria naturale morte. <strong>Vittoriosi </strong>perch&#233; si &#232; vissuti per vivere e non per morire.</p><p>Forse l&#8217;unica strada &#232; definire questa disperazione esistenziale che spinge ai conflitti come una <strong>malattia mentale</strong>. L&#8217;unica strada &#232; capire perch&#233; questa forma di depressione collettiva sia nata e si sia diffusa negli ultimi decenni in tutta l&#8217;umanit&#224;. Quale &#232; la causa? La diffusione di immagini di benessere irraggiungibile attraverso internet? Le grandi ricchezze spudoratamente spese solo per manifestarle? </p><p>Forse dovremmo semplicemente partire da noi stessi, smetterla di piangerci addosso ed essere felici di esser vivi e <strong>ringraziare</strong> la madre sociale e naturale degenere, la guerra e il conflitto, da cui siamo nati. Ringraziarla per averci costretto a produrre conoscenza che ci potrebbe rendere liberi dal bisogno, liberi dal seno avvizzito della fame e della violenza.</p><div><hr></div><p><a href="#_ftnref1">[1]</a> <a href="https://www.economist.com/interactive/essay/2026/05/28/the-dangerous-delusion-of-modern-warfare">https://www.economist.com/interactive/essay/2026/05/28/the-dangerous-delusion-of-modern-warfare</a></p><p><a href="#_ftnref2">[2]</a> <a href="https://ucdp.uu.se/year/2025">https://ucdp.uu.se/year/2025</a></p><p><a href="#_ftnref3">[3]</a> <a href="https://www.amnesty.it/sudan-nuove-testimonianze-sui-massacri-di-el-fasher/">https://www.amnesty.it/sudan-nuove-testimonianze-sui-massacri-di-el-fasher/</a></p>]]></content:encoded></item><item><title><![CDATA[E la Luce fu!]]></title><description><![CDATA[Le crisi non si affrontano guardando al passato]]></description><link>https://ecologiadellaconoscenza.substack.com/p/e-la-luce-fu</link><guid isPermaLink="false">https://ecologiadellaconoscenza.substack.com/p/e-la-luce-fu</guid><dc:creator><![CDATA[Ecologia della conoscenza]]></dc:creator><pubDate>Wed, 03 Jun 2026 12:53:41 GMT</pubDate><enclosure url="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!iIZJ!,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F724eb484-ee0a-4bd5-964a-7fabd68ca229_642x412.jpeg" length="0" type="image/jpeg"/><content:encoded><![CDATA[<p>Ecco, fu, passato remoto. La Ferrari Luce &#232; stata appena presentata eppure &#232; il passato remoto delle automobili.</p><p>Eppure, dir&#224; qualcuno, che la Fiat Lux, scusate il gioco di parole sul versetto 1,3 della Genesi, &#232; appena stata presentata. In realt&#224; &#232; una idea vecchia, risale ai tempi della Apple Car. Come &#232; vecchio lo stereotipo delle macchine Ferrari. La sintesi dell&#8217;idea di auto Ferrari la fornisce The Atlantic<a href="#_ftn1">[1]</a>:</p><p><em>La Ferrari &#232; l&#8217;auto da poster per eccellenza, immortalata in una foto patinata appesa al muro della camera di un adolescente come la foto di una donna seminuda: un oggetto del desiderio irraggiungibile.</em></p><p>Ecco appunto: l&#8217;adolescente di cui parla The Atlantic &#232; uno stereotipo che ha almeno cinquant&#8217;anni come lo stereotipo della Ferrari.</p><p>E la Luce fu! Aggiungendo uno stereotipo all&#8217;altro, quello della Apple, a quello della Ferrari, a quello dell&#8217;adolescente con i poster delle donne seminude.</p><p>Vorrei per&#242;, prima di approfondire cosa sia Luce per Ferrari e per noi, rovesciare il tavolo parlando di un evento, di una strage avvenuta a causa di una Ferrari durante la Mille Miglia del 1957.</p><div class="captioned-image-container"><figure><a class="image-link image2 is-viewable-img" target="_blank" href="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!iIZJ!,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F724eb484-ee0a-4bd5-964a-7fabd68ca229_642x412.jpeg" data-component-name="Image2ToDOM"><div class="image2-inset"><picture><source type="image/webp" 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class="pencraft pc-display-flex pc-gap-8 pc-reset"><button tabindex="0" type="button" class="pencraft pc-reset pencraft icon-container restack-image"><svg aria-hidden="true" width="20" height="20" viewBox="0 0 20 20" fill="none" stroke-width="1.5" stroke="var(--color-fg-primary)" stroke-linecap="round" stroke-linejoin="round" xmlns="http://www.w3.org/2000/svg"><g><path d="M2.53001 7.81595C3.49179 4.73911 6.43281 2.5 9.91173 2.5C13.1684 2.5 15.9537 4.46214 17.0852 7.23684L17.6179 8.67647M17.6179 8.67647L18.5002 4.26471M17.6179 8.67647L13.6473 6.91176M17.4995 12.1841C16.5378 15.2609 13.5967 17.5 10.1178 17.5C6.86118 17.5 4.07589 15.5379 2.94432 12.7632L2.41165 11.3235M2.41165 11.3235L1.5293 15.7353M2.41165 11.3235L6.38224 13.0882"></path></g></svg></button><button tabindex="0" type="button" class="pencraft pc-reset pencraft icon-container view-image"><svg xmlns="http://www.w3.org/2000/svg" width="20" height="20" viewBox="0 0 24 24" fill="none" stroke="currentColor" stroke-width="2" stroke-linecap="round" stroke-linejoin="round" class="lucide lucide-maximize2 lucide-maximize-2"><polyline points="15 3 21 3 21 9"></polyline><polyline points="9 21 3 21 3 15"></polyline><line x1="21" x2="14" y1="3" y2="10"></line><line x1="3" x2="10" y1="21" y2="14"></line></svg></button></div></div></div></a></figure></div><p>Foto di una Ferrari 335 S uno dei quattro prototipi costruiti nel 1957 e coinvolto nella strage di Guidizzolo (Fonte Wikipedia).</p><p>Sempre dall&#8217;articolo di The Atlantic colgo la definizione del &#8220;<em>tipico stile Ferrari: basso, teso e animalesco, come una macchina distesa sulla muscolatura di una creatura feroce.</em>&#8221; Una definizione che descrive bene la Ferrari 335 S.</p><p>Ma proseguiamo con cosa &#232; accaduto a Guidizzolo<a href="#_ftn2">[2]</a>:</p><p><em>Nel pomeriggio di domenica 12 maggio 1957, durante le fasi conclusive della XXIV Mille Miglia, la Ferrari 335 S n&#186; 531, condotta dal pilota spagnolo Alfonso de Portago e dal copilota statunitense Edmund Gurner Nelson, percorreva il lungo rettilineo tra Cerlongo e Guidizzolo, sulla strada napoleonica che collega Mantova e Brescia, oggi nota come strada statale 236 Goitese. Si trattava dell&#8217;ultima porzione di gara prima del traguardo di Brescia; la vettura viaggiava a una velocit&#224; di oltre 250 km/h, come del resto erano solite fare praticamente tutte le auto che partecipavano alla Mille Miglia in quel tratto di strada.</em></p><p><em>Alle ore 16:04, nei pressi dell&#8217;abitato di Guidizzolo, in localit&#224; Corte Colomba, nel territorio del comune di Cavriana, la vettura di de Portago riport&#242; improvvisamente lo scoppio di uno pneumatico causato da un limitatore di carreggiata, sband&#242;, fin&#236; nel fossato sulla destra e &#8220;rimbalz&#242;&#8221;, saltando l&#8217;intera carreggiata e schiantandosi sul ciglio sinistro, ove era assiepato molto pubblico. L&#8217;incidente provoc&#242; la morte degli occupanti della vettura e di nove spettatori, tra cui cinque bambini, oltre a numerosi feriti.</em></p><p>Cosa c&#8217;entra direte voi? Non c&#8217;&#232; dubbio che si sia trattata di una pura fatalit&#224;. La colpa, caso mai, &#232; stata delle autorit&#224; pubbliche che hanno permesso le gare di velocit&#224; su strade normali e senza protezione per gli spettatori. E infatti, da allora in poi, le gare di velocit&#224; sono state vietate in strade pubbliche e la Mille Miglia &#232; diventata una gara di regolarit&#224; per macchine d&#8217;epoca.</p><p>Dopo quell&#8217;incidente la Ferrari e il suo fondatore Enzo entrarono in crisi tra polemiche e processi che si conclusero con complete assoluzioni. Ma ne usc&#236; viva e rinnovata.</p><p>Anche adesso la Ferrari &#232; in crisi. Le normative europee prevedono che dal 2035 tutta la nuova produzione automobilistica sia elettrica. Gi&#224; adesso le auto che superano certi consumi di CO2 per chilometro prevedono che si paghi una certa quantit&#224; di denaro a chi ne consuma di meno. Tesla in pratica vive di queste compensazioni, 2,8 miliardi di dollari nel 2024<a href="#_ftn3">[3]</a>. Per ogni Luce venduta la Ferrari risparmia denaro che le permette di guadagnare di pi&#249; sui veicoli a combustione che vender&#224; nei prossimi anni.</p><p>Quindi occorre cambiare o morire come azienda nel giro di nove anni.</p><p>Il risultato, sopravvivere, non &#232; garantito, ed &#232; per questo che, se sopravvive, sar&#224; <strong>nuova conoscenza</strong>, conoscenza che serve a gestire variabilit&#224; non note dei flussi di energia del mondo, come una strage o la crisi dei combustibili fossili. Nessuna risposta utile ci arriva dalla storia, dai miti, dagli esperti: agisci e crea nuove fattibilit&#224; d&#8217;azione, se ci riesci. Questo &#232; lo &#8220;stile Ferrari&#8221;, e, se permettete, quello dovrebbe essere lo &#8220;stile Italia&#8221;: rischiare tutto per sopravvivere.</p><p>Come dicevamo la Ferrari Luce &#232; un progetto che nasce gi&#224; vecchio, come lo &#232; un iPhone di fronte a una Intelligenza Artificiale. Si dovr&#224; fare di pi&#249;, in direzioni diverse che nessuno ancora conosce, ma &#232; comunque la dimostrazione che si ha la &#8220;disperazione&#8221; giusta per riuscirci.</p><p>Quella coinvolta nel progetto Luce &#232; una <strong>conoscenza trasformativa</strong> che coster&#224; di pi&#249;, in termini di investimenti e distruzione degli asset attuali, di quanto produrr&#224; di utili cumulati nel tempo nel  futuro. Ma cos&#236; &#232; la vita, non &#232; un gioco a somma positiva o nulla, ma a somma negativa, in cambio della sopravvivenza.</p><p>Le gare di velocit&#224; su strada nel 1957 erano la vetrina che trainava la vendita di auto per i nuovi ricchi del boom economico italiano. Dopo la strage di Guidizzolo, la Ferrari si &#232; reinventata con le gare su circuito fino all&#8217;attuale Formula Uno. Motori diversi, diverso design, diversa modalit&#224; di guida, pi&#249; circense e pi&#249; tecnica.</p><p>Ma ora il motore a combustione &#232; destinato a scomparire, come, si spera, i safari e il vaiolo, e come, dice The Atlantic, la &#8220;petro-mascolinit&#224;&#8221;.</p><div><hr></div><p><a href="#_ftnref1">[1]</a> <a href="https://www.theatlantic.com/ideas/2026/05/electric-ferrari-luce/687367/?gift=UnIovr2Y5pWJFbRwX6BbrIqDBi-ra-2dlhD5Kzg5HBI&amp;utm_source=copy-link&amp;utm_medium=social&amp;utm_campaign=share">https://www.theatlantic.com/ideas/2026/05/electric-ferrari-luce/687367/?gift=UnIovr2Y5pWJFbRwX6BbrIqDBi-ra-2dlhD5Kzg5HBI&amp;utm_source=copy-link&amp;utm_medium=social&amp;utm_campaign=share</a></p><p><a href="#_ftnref2">[2]</a> <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Tragedia_di_Guidizzolo">https://it.wikipedia.org/wiki/Tragedia_di_Guidizzolo</a></p><p><a href="#_ftnref3">[3]</a> <a href="https://valori.it/elon-musk-carbon-credit/">https://valori.it/elon-musk-carbon-credit/</a></p>]]></content:encoded></item><item><title><![CDATA[Fa e disfà l’è semper laurà]]></title><description><![CDATA[La nuova conoscenza e il ciclo di distruzione e ricostruzione che produce]]></description><link>https://ecologiadellaconoscenza.substack.com/p/fa-e-disfa-le-semper-laura</link><guid isPermaLink="false">https://ecologiadellaconoscenza.substack.com/p/fa-e-disfa-le-semper-laura</guid><dc:creator><![CDATA[Ecologia della conoscenza]]></dc:creator><pubDate>Sun, 31 May 2026 16:24:04 GMT</pubDate><enclosure url="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!Y4O6!,w_256,c_limit,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F1e479ec5-2bf2-4b46-9f3d-29df470c8dc3_838x838.jpeg" length="0" type="image/jpeg"/><content:encoded><![CDATA[<h3>L&#8217;energia questa sconosciuta</h3><p>Proviamo a vedere il mondo che abitiamo con occhi diversi, da nuovi punti di vista che ci aiutino a comprenderlo.</p><p>La mia proposta &#232; quella di vedere il mondo, il mondo degli esseri umani, in termini di <strong>energia</strong>.</p><p>L&#8217;energia &#232; una grandezza fisica che si misura in Joule qualsiasi sia la forma di energia che trattiamo. L&#8217;energia, infatti, assume una infinit&#224; di forme. Ma vi &#232; per&#242; una regola fondamentale: essa si <strong>conserva</strong>. Possiamo passare da una forma all&#8217;altra di energia ma il risultato finale di energia &#232; sempre uguale a quello di partenza. Le regole che vengono tratte da questo principio generale sono le regole della fisica sugli oggetti materiali che ci circondano e di cui siamo fatti. Cio&#232; il mondo di cui facciamo parte ha delle <strong>leggi fisiche</strong> a cui obbedisce perch&#233; l&#8217;energia che possiede non pu&#242; cambiare, pu&#242; solo trasformarsi in forme diverse seguendo delle regole che non possiamo violare.</p><p>Vi &#232; un legame profondo tra la conservazione dell&#8217;energia e un&#8217;altra grandezza fisica fondamentale: il <strong>tempo</strong>. Il tempo &#232; forse la grandezza fisica pi&#249; misteriosa e incompresa del mondo in cui viviamo ed &#232; collegata all&#8217;energia perch&#233; la conservazione nel tempo delle leggi che regolano la trasformazione del mondo &#232; equivalente alla conservazione dell&#8217;energia e viceversa. Le leggi della natura erano le stesse dieci miliardi di anni or sono e saranno le stesse tra miliardi di anni perch&#233; l&#8217;energia si conserva.</p><p>Non facciamo normalmente caso a questi aspetti generali ed astratti dell&#8217;energia e del suo partner, il tempo, perch&#233; siamo abituati nella vita e a scuola ad esaminare l&#8217;energia una forma per volta: cinetica e potenziale per i corpi dotati di massa, energia elettrica ed elettromagnetica, energia chimica, energia termica, energia nucleare ecc. Ma tutte le forme di energia le loro manifestazioni e le loro trasformazioni sono tra di loro collegate dalla legge di conservazione dell&#8217;energia nel tempo e dalla conservazione nel tempo delle leggi di manifestazione e trasformazione di queste forme.</p><p>Non abbiamo mai osservato violazioni di questi principi e se ancora qualcosa non sappiamo &#232; dovuto alla complessit&#224; con cui tutto questo si manifesta davanti ai nostri occhi e dentro di noi. Questa complessit&#224; ci impedisce di prevedere il futuro in maniera completa e precisa, anzi non sappiamo mai quanto &#232; incompleta e precisa &#232; la nostra previsione.</p><p>Se prendiamo ad esempio una palla da biliardo e la guardiamo viaggiare rimbalzando sulle pareti del biliardo possiamo prevedere il suo percorso con una forte precisione e completezza. Ad esempio, se teniamo conto dell&#8217;attrito sul tappeto possiamo prevedere con una incertezza che conosciamo dove si fermer&#224; e quando.</p><p>Lo stesso possiamo fare con due palle sul biliardo e prevedere quando si scontreranno e che traiettoria prenderanno dopo lo scontro e quando si fermeranno.</p><p>Possiamo fare questa previsione con poca energia di calcolo nel nostro cervello o in un calcolatore. La previsione avverr&#224; in modo completo e preciso, cio&#232; possiamo valutare il legame tra l&#8217;errore di precisione della previsione e l&#8217;errore di precisione delle misure di posizione e velocit&#224; delle due palle in un certo momento.</p><p>Ma tutto questo non &#232; pi&#249; possibile con tre palle sul biliardo: la precisione della previsione caler&#224; esponenzialmente nel tempo riducendosi praticamente a zero dopo pochi secondi o minuti in funzione della velocit&#224; delle palle, cio&#232; dell&#8217;energia di partenza che queste palle hanno. L&#8217;energia spesa nei calcoli di previsione esploder&#224; all&#8217;infinito al crescere dell&#8217;energia delle palle e rapidamente i fenomeni che vediamo accedere sotto i nostri occhi non li possiamo anticipare di secondi o minuti come invece facevamo con le due palle.</p><p>Il fatto che non ne possiamo fare una previsione &#232; molto importante in termini energetici perch&#233; se possiamo prevedere le traiettorie delle palle possiamo sfruttare la loro energia cinetica, ad esempio mettendo una palla sulla loro traiettoria per muoverla a sua volta. Finch&#233; una forma di energia &#232; <strong>sfruttabile</strong> in una nostra azione la chiamiamo <strong>energia libera</strong>.</p><p>Se prendiamo gli atomi di un gas che sono milioni di miliardi di miliardi dopo pochissimo tempo non sappiamo prevedere le loro traiettorie, anche se quelle iniziali potevano essere note con precisione, ad esempio, avendole immesse in un contenitore attraverso un ugello.</p><p>Anche se non conosciamo le traiettorie degli atomi di un gas possiamo misurare la loro energia cinetica media e lo chiamiamo calore. Ma conosciamo anche la pressione che con i loro rimbalzi esercitano sulle pareti. Con un termometro, un dispositivo che mettiamo a contatto con il moto degli atomi di gas e ricevere quindi calore che modifica l&#8217;energia cinetica degli atomi del termometro, possiamo misurare la temperatura. In media sappiamo la velocit&#224; con cui si muovono gli atomi. Se essi trasferiscono l&#8217;energia del loro movimento ad una parete che lo assorbe possiamo rallentare gli atomi fino a una velocit&#224; nulla, fino allo zero assoluto, che ha una temperatura cos&#236; bassa che non pu&#242; essere misurata. Ma la parete che assorbe gli urti sar&#224; fatta di atomi che devono essere fermi, dobbiamo fermarli ad una temperatura dello zero assoluto, il che &#232; molto difficile. Quindi allo zero assoluto gli atomi del gas devono essere immersi nel vuoto e rallentati con tecniche che solo recentemente abbiamo imparato ad usare.</p><p>Non possiamo far nulla della velocita della singola particella, solo la media su tutte le particelle ci interessa e dobbiamo tener conto della media della velocit&#224; delle particelle a cui trasferiscono energia, quella che conta &#232; la differenza di temperatura, se &#232; una differenza minima viene trasferita poca energia. <strong>L&#8217;energia termica fornisce poca energia libera</strong>.</p><p>Quasi tutta l&#8217;energia contenuta nel mondo attraverso la vibrazione degli atomi o il loro movimento, se sono liberi di muoversi come in un gas, &#232; praticamente inutile perch&#233; per sfruttarla dobbiamo avere un corpo freddo a disposizione. Sarebbe come se volessimo sfruttare l&#8217;energia cinetica di una palla di biliardo su un tavolo in cui ci sono altre decine di palle in movimento: dovremmo creare un varco per far arrivare la palla fino a noi, ma creare questo varco consuma energia per respingere le altre palle che respingono con forza il nostro tentativo.</p><p>Il concetto di energia libera &#232; quindi collegato al concetto di previsione, di calcolabilit&#224; di una forma futura che corrisponda a delle nostre esigenze di uso dell&#8217;energia. Ma cosa significa calcolare?</p><p>Calcolare significa usare un apparato fisico per eseguire delle regole, per farlo si mutano delle forme che rappresentano il mondo fisico nello stesso modo con cui le forme fisiche cambiano ottenendo il risultato <strong>prima</strong> che il fenomeno fisico rappresentato lo ottenga. <strong>Un calcolatore &#232; un acceleratore del tempo</strong> di esecuzione del fenomeno fisico per intercettarne l&#8217;esito e sfruttarlo.</p><p>Non sempre questo &#232; possibile, ma alcune parti del mondo sono cambiate per poterlo fare:</p><ul><li><p>come una foglia che nasce per sfruttare la luce del sole estivo prima che il sole si manifesti. L&#8217;intero organismo della pianta si &#232; evoluto per fare questa previsione.</p></li><li><p>Come un falco che prevede la traiettoria del passero,</p></li><li><p>come la mucca che prevede l&#8217;energia fornita dai batteri nel decomporre l&#8217;erba che ha mangiato,</p></li><li><p>come gli esseri viventi che si riproducono prima di morire.</p></li></ul><p>Se quindi l&#8217;energia libera dipende dalla previsione fisica della sua esistenza e della fattibilit&#224; del suo sfruttamento attraverso un apparato fisico, allora l&#8217;efficienza di questo sfruttamento dipende dalla complessit&#224; del sistema che organizza lo sfruttamento di quella energia e dalla precisione della previsione.</p><p>Complessit&#224; e precisione sono costose energeticamente e perch&#233; tutto abbia senso devono lasciare pi&#249; energia libera possibile alle fasi successive.</p><p>Il principio di <strong>minimizzazione della energia libera</strong> consumata seleziona il modello che verr&#224; conservato. Determina l&#8217;evoluzione dell&#8217;apprendimento genetico e dell&#8217;apprendimento nel nostro cervello.</p><h3>L&#8217;energia nel mondo degli umani</h3><p>Ci sono quindi due tipi di energia nel nostro mondo ad uso degli uomini: quella <strong>primaria</strong>, quella che si manifesta con un aumento di temperature e calore che per effetto di differenze di temperatura si trasferisce tra i corpi. Il calore che il cibo fornisce al nostro corpo &#232; un esempio di energia primaria. Una parte dell&#8217;energia primaria viene trasformata in energia cinetica, in movimento. A sua volta l&#8217;energia cinetica si pu&#242; trasformare in energia potenziale, in energia che pu&#242; produrre energia cinetica, come quando l&#8217;energia cinetica del nostro movimento ci porta a salire una scala e, a volte, provocare un rovinoso movimento di caduta.</p><p>Il movimento si trasforma in energia potenziale o in energia elettrica, in differenze di concentrazione di cariche elettriche positive e negative, quella forma di energia che usano le cellule del nostro cervello per trasmettere messaggi tra di loro e a comandare il movimento nei nostri muscoli. L&#8217;energia in azioni che modificano il mondo che ci circonda.</p><p>Queste forme elettriche o meccaniche di energia sfruttabile da noi vengono definite, come abbiamo visto, energia <strong>libera</strong>, libera perch&#233; si trasformano facilmente, con elevata efficienza in altre forme di energia libera. L&#8217;energia di un movimento si trasforma in altre forme di movimento che contengono molta dell&#8217;energia iniziale. L&#8217;energia potenziale delle cariche elettriche separate in una batteria si trasforma in movimento in un motore elettrico se spostiamo queste cariche in una bobina che sposta un magnete.</p><p>L&#8217;energia primaria si trasforma in queste forme di energia elettrica o meccanica con una <strong>efficienza</strong> molto bassa.</p><p>Proviamo a prevedere le evoluzioni delle gestioni dell&#8217;energia libera del mondo tenendo conto dei vincoli fisici presenti nella realt&#224;:</p><ul><li><p>Flussi di energia libera da fonti primarie di tipo termico come il sole, come i fossili, i combustibili nucleari ecc.</p></li><li><p>Conoscenza di gestione di queste fonti primarie, la loro diffusione ed efficienza, come l&#8217;agricoltura, i motori termici, il fotovoltaico, l&#8217;eolico.</p></li></ul><p>Fondamentale parametro di questi flussi di energia termica primaria &#232; la loro <strong>potenza</strong> limite, cio&#232; la quantit&#224; di energia nel tempo massima che pu&#242; essere potenzialmente utilizzata dato un certo tipo di conoscenza di gestione a livello locale. Ad esempio, una popolazione inuit ha fonti primarie limitate, non ha sole e quindi non ha legna, e sfrutter&#224; essenzialmente l&#8217;energia primaria proveniente dai pesci e le foche che riesce a catturare.</p><p>Ogni processo di gestione di energia primaria ha bisogno di apparati fisici che rendano fattibile la conoscenza. Ad esempio, per gli inuit il loro corpo, il loro cervello, le armi che usano per catturare le prede, le pellicce che usano per ripararsi dal freddo. A sua volta tutte queste condizioni di fattibilit&#224; della conoscenza richiedono conoscenza ed energia per essere estratte dall&#8217;ambiente. E tutto questo condiziona non solo l&#8217;efficienza della gestione dell&#8217;energia primaria, il grasso di foca, che &#232; l&#8217;aspetto pi&#249; banale, ma anche la suddivisione delle conoscenze e delle attivit&#224; che rendono fattibile in una comunit&#224; l&#8217;uso di quella energia primaria in modo stabile nel tempo. Ad esempio, i processi riproduttivi che rendono stabile la popolazione, la cura della prole e la comunicazione della conoscenza alle future generazioni.</p><p>Tutte queste condizioni di fattibilit&#224; di contorno, la sopravvivenza essenzialmente, consumano energia primaria e non lasciano energia libera per altri processi.</p><p>Tutto questo significa che l&#8217;efficienza finale, nel caso degli inuit, &#232; praticamente nulla, non c&#8217;&#232; accumulazione nel tempo, non c&#8217;&#232; trasferimento di risultati del processo ad altre popolazioni o a un eventuale popolo colonizzatore. Inoltre, la popolazione non pu&#242; aumentare perch&#233; supererebbe i limiti di potenza forniti dai flussi di energia primaria. Nel caso degli inuit il numero di foche diminuirebbe con un collasso delle popolazioni.</p><p>Un ulteriore problema sono le <strong>variabilit&#224; dei flussi</strong> di energia primaria, notte/giorno, estate/inverno, cambiamenti climatici o popolazioni in competizione.</p><ol><li><p>Alcune di queste <strong>variabilit&#224; sono prevedibili</strong> e quindi gestibili in modo ottimale da ulteriore conoscenza, essenzialmente di accumulo.</p></li><li><p>Invece vi sono <strong>variabilit&#224; note, ma imprevedibili nel tempo del loro manifestarsi</strong>, per cui conoscenze e fattibilit&#224; di accumulo sono difficili da individuare, ma che potremmo chiamare cambiamenti di contesto come migrazioni o guerre, o entrambe.</p></li><li><p>Alla fine, vi sono <strong>variabilit&#224; ignote</strong>, come i cambiamenti tecnologici futuri, che non possono, per definizione, essere oggetto neppure di conoscenza. Per esse funziona solo <strong>l&#8217;accumulo indiscriminato</strong>, cio&#232; l&#8217;uso fino alla potenza limite dell&#8217;energia primaria per accumularla in modo indiscriminato: <em>non si sa mai</em>.</p></li></ol><p>La cultura di una popolazione riguarda essenzialmente le variabilit&#224; note, ma imprevedibili. Essenzialmente &#232; ci&#242; che distingue gli esseri umani dagli animali. Ed infatti gli animali incorpano conoscenza di gestione dell&#8217;energia primaria rispetto alle variabilit&#224; note e prevedibili. Gli esseri umani sviluppano modelli culturali, morali ed etici che cercano di gestire le imprevidibilit&#224; note. Sia per gli aspetti prevedibili che non prevedibili, ma noti, gli esseri umani tendono ad incorpare, ad usare in modo inconsapevole, la conoscenza necessaria alla loro gestione, facendo diventare automatico sia il riconoscimento delle condizioni di fattibilit&#224; che le azioni conseguenti alla conoscenza. Riti, tradizioni abitudini nascono per la gestione dell&#8217;energia primaria e per le premesse di fattibilit&#224; associate a questa gestione.</p><p>Nulla &#232; stato fatto neppure dagli esseri umani per gestire le variabilit&#224; non note se non la conoscenza scientifica che identifica i limiti fisici di queste variabilit&#224;. Ad esempio, la conoscenza scientifica rende prevedibili la costruzione di innovazioni tecnologiche fattibili, che partono dalle leggi fisiche, limitando lo spazio della ricerca tecnologica, ma non riescono a prevedere gli effetti di questi cambiamenti tecnologici nelle popolazioni umane.</p><p>Si veda ad esempio la imprevedibilit&#224; delle conseguenze di tutte le ultime evoluzioni tecnologiche come l&#8217;elettronica, l&#8217;elettronica digitale, i sistemi di elaborazione, trasmissione e memorizzazione delle informazioni, internet, l&#8217;intelligenza artificiale. E all&#8217;indietro erano imprevedibili le conseguenze del motore a scoppio, della macchina a vapore, della metallurgia del ferro o del rame, della lavorazione della selce e del controllo del fuoco.</p><p>Questa incapacit&#224; della consapevolezza delle conseguenze dei cambiamenti tecnologici, la loro intrinseca modifica imprevedibile della fattibilit&#224; che ne nasce, &#232; strutturale per molteplici ragioni: la complessit&#224; della interazione tra nuove fattibilit&#224; e le fattibilit&#224; precedenti, il limite logico dell&#8217;esame di sistemi che modificano s&#233; stessi, i limiti energetici della simulazione di sistemi complessi che richiedono la interazione determinante di miliardi di comportamenti diversi.</p><p>Un fenomeno sociale recente, ad esempio di imprevedibilit&#224; di fenomeni non noti, &#232; la stessa opposizione alla scienza come definitore dei limiti del reale. Contro i vaccini e il cambiamento climatico nonostante le evidenze contrarie. La stessa scienza &#232; un metodo conoscitivo, una conoscenza sulla conoscenza, che parte dal principio di verifica da parte di tutti di un procedimento, di una esperienza. Quindi i suoi limiti nascono proprio quando i fenomeni non sono ripetibili a livello di ogni persona, per mancanza di strumenti, tempo e conoscenze per riprodurre l&#8217;esperimento.</p><p>Altri esempi di crisi di metodi conoscitivi sono ad esempio quelli religiosi e soprattutto teologici che definiscono come fattori del proprio metodo l&#8217;origine della conoscenza, la parola di Dio e i vari alberi della conoscenza del bene e del male.</p><p>Quindi non occorre scomodare Godel o Turing sui limiti della calcolabilit&#224; dei sistemi del secondo ordine, quelli con regole che determinano le regole.</p><p>Dati questi limiti alla prevedibilit&#224; di fenomeni non noti, molto si pu&#242; per&#242; dire in termini di gestione dell&#8217;energia primaria e soprattutto di quella libera racchiusa in essa.</p><p>Cio&#232; possiamo dire molto in termini economici, di produttivit&#224;, di efficienza ed efficacia delle infrastrutture di produzione di merci a mezzo di merci.</p><p>Rimane il problema della conoscenza, della conoscenza di produzione e consumo delle merci, ma anch&#8217;esso pu&#242; essere affrontato in termini di riduzione dell&#8217;energia libera consumata nell&#8217;apprendimento attivo, nella inferenza attiva, nella conoscenza che nasce dalle azioni per chi le compie e per chi interagisce con i segni che queste azioni lasciano e che produce conoscenza globale, a disposizione di tutti per migliorare la propria conoscenza, la conoscenza locale nel nostro cervello, in una ecologia, in un equilibrio del cambiamento, in un cambiamento continuo dell&#8217;equilibrio, in una allostasi.</p><p>Nell&#8217;ultimo post &#8220;conoscenza come arbitraggio nel tempo delle merci&#8221; ho ipotizzato che tutta questa gestione dei fenomeni imprevedibili non noti <strong>l&#8217;efficienza fosse negativa</strong>, che spendiamo di pi&#249; in fare e disfare per tentativi rispetto ai vantaggi che otteniamo alla fine. Insomma, la conoscenza creativa, tenendo conto dei consumi di energia e dei gradi di libert&#224; che richiede sia <strong>inefficiente</strong>. Ma questo non significa che non possa essere <strong>efficace</strong>.</p><p>Ma vediamo il perch&#233; attraverso una digressione marxista.</p><h3>Scrittori di substack di tutto il mondo unitevi!</h3><p>Articolo molto interessante di Daniele D&#8217;Ambra (https://substack.com/home/post/p-199046865) che ha stimolato la necessit&#224; di approfondire il tema dell&#8217;&#8221;intelletto generale&#8221; dei Grundrisse di Marx come fattore essenziale dei processi produttivi.</p><p>Quello che dice D&#8217;ambra &#232; in sintesi che l&#8217;appropriazione della conoscenza sociale fatta dall&#8217;intelligenza artificiale aumenta la produttivit&#224; per lavoratore, provocando licenziamenti e diminuendo la capacit&#224; contrattuale e la precariet&#224; dei lavoratori rimasti.</p><p>Ho trovato questo gruppo di autori spagnolo (Una personalit&#224; collettiva composta da Teresa Duarte, David Pati&#241;o e Jos&#233; P&#233;rez de Lama, amici, professori e attivisti) che fornisce una interpretazione diversa dalla sua:</p><p><em>&#8220;[Marx] Immaginava che l&#8217;informazione prodotta socialmente si sarebbe materializzata nelle macchine. Immaginava che questo avrebbe generato una nuova dinamica in grado di distruggere i vecchi meccanismi di creazione di prezzi e profitti. Immaginava che il capitalismo sarebbe stato costretto a sviluppare le capacit&#224; intellettuali dei lavoratori. E immaginava che l&#8217;informazione sarebbe stata immagazzinata (accumulata?) e condivisa in qualcosa che chiamava <strong>l&#8217;intelletto generale</strong>: la mente di tutti gli abitanti della Terra connessi dalla conoscenza sociale, in cui ogni miglioramento avvantaggia tutti. In breve, immaginava qualcosa di simile all&#8217;info-capitalismo in cui viviamo.</em></p><p><em>Inoltre, immagin&#242; quale sarebbe stato l&#8217;obiettivo principale della classe operaia se un mondo del genere fosse esistito: la liberazione dal lavoro. Il socialista utopista Charles Fourier aveva previsto che il lavoro sarebbe diventato qualcosa di simile al gioco. Marx non era d&#8217;accordo. Scrisse invece che la liberazione sarebbe giunta attraverso il tempo libero: &#8220;Il tempo libero ha naturalmente trasformato i suoi possessori in soggetti diversi, i quali entrano poi nel processo di produzione diretto come quei soggetti diversi... nelle cui menti si accumula la conoscenza sociale&#8221;.</em></p><p>(fine citazione da https://arquitecturacontable.wordpress.com/2018/01/28/general-intellect-marx-mason/)</p><p>Ma quello che importa non &#232; contrapporre una visione pessimistica con una ottimistica, ma cercare di capire come l&#8217;introduzione delle AI abbia chiarito in maniera drammatica il concetto di &#8220;intelletto generale&#8221; di Marx.</p><p>Mi sembra ovvio, come conferma anche D&#8217;Ambra, che le AI inglobino questa conoscenza globale prodotta dagli uomini e quindi provochino un cambiamento epocale del mondo del lavoro.</p><p>L&#8217;esito previsto da Marx nei Grundrisse era di una incapacit&#224; del capitalismo di definire un prezzo del prodotto diverso da quello del valore delle merci, non avrebbero saputo prezzare la conoscenza che ingloba il processo produttivo.</p><p>Se questo prezzo diventa nullo o molto vicino allo zero &#232; ovvio che crolla tutto realizzando la previsione di Marx dei Grundrisse e non quella del crollo dei profitti del Capitale.</p><p>La sequenza mi sembra ovvia:</p><p>1. l&#8217;aumento di produttivit&#224; delle aziende con AI provoca inizialmente un aumento dei profitti attraverso i licenziamenti.</p><p>2. I licenziamenti provocano un calo degli acquisti di merci, salvo quelle di sussistenza che guarda caso sono quelle meno AI like.</p><p>3. Il calo dei consumi provoca concorrenza sugli strumenti AI riducendo i profitti su tutta la filiera.</p><p>4. La riduzione di marginalit&#224; nella introduzione delle AI spinger&#224; a valorizzare nuova conoscenza, a produrre nuova &#8220;intelligenza generale&#8221;. Non quella distillata da Wikipedia, o da OpenAI o Anthropic. Ma nuova. Un nuovo valore marginale.</p><p>Questa nuova conoscenza viene prodotta per gioco o nel tempo libero.</p><p>Proprio come sta facendo D&#8217;Ambra adesso con quel suo post (e io di riflesso).</p><p>Credo proprio che substack sia il meccanismo involontario di questo superamento della crisi del capitalismo attraverso il diritto d&#8217;autore e gli abbonamenti.</p><p>Sar&#224; dura ma il sistema sta andando in quella direzione... se Marx aveva ragione.</p><p>Riprendiamo il discorso sull&#8217;inefficienza degli aumenti di produttivit&#224; della conoscenza.</p><h3>Dell&#8217;imprevedibile non noto</h3><p>Il cuore del discorso in termini di gestione dell&#8217;energia libera &#232; che i fenomeni imprevedibili di cui non conosciamo la natura si manifestano con potenze costruttive e distruttive. I flussi di energia primaria o libera nel tempo non nascono solo dalla conoscenza esistente, ma dalla ristrutturazione della conoscenza esistente rispetto alle proprie stesse basi fisiche. Tutto &#232; un problema epistemologico in senso fisico ineludibile.</p><p>Per quanto spendiamo energia nel creare nuova conoscenza non possiamo mai superare la soglia del completo controllo dei fenomeni di flusso di energia proprio a causa della inefficienza del processo. Quindi la stessa conoscenza si ristruttura, per cercare un punto ottimale, un minor uso di energia, che proprio il consumo energetico di questo processo di ristrutturazione le impedisce. Il calcolo di qualcosa che pu&#242; essere simulato ha dei costi energetici che superano le energie in gioco nel fenomeno che vogliamo simulare.</p><p>Ovviamente questo &#232; un assioma che non possiamo dimostrare, ma vi sono parecchi indizi in suo favore.</p><p>Ma ci&#242; &#232; positivo perch&#233;, in senso marxista, sposta il valore marginale sull&#8217;inferenza attiva dell&#8217;uomo come unico processo noto di creazione di nuova conoscenza sui fenomeni imprevedibili non noti.</p><p>&#200; esso stesso un esempio di nuova conoscenza che non pu&#242; essere prodotta per processi di calcolo di qualsiasi natura siano.</p><p>Forse si tratta di una semplice conseguenza del secondo principio della termodinamica, della freccia del tempo che nasce da un certo limite di complessit&#224; dei fenomeni materiali.</p><p>Ma facciamo degli esempi concreti.</p><h3>La crisi manifatturiera del bresciano</h3><p>Molte delle aziende pi&#249; iconiche della provincia di Brescia sono nate dal boom economico degli anni 60 e 70 nella produzione di merci semplici come stoviglie, calze, calzature, tondini, stampaggi in plastica e alluminio per usi domestici e industriali ecc&#8230;</p><p>La vicinanza culturale ai grandi stabilimenti anteguerra (Sant&#8217;Eustacchio, OMB, Beretta, Bernocchi, Glisenti) come autoveicoli industriali, armi, tessile, metallurgia e diffuse capacit&#224; di produzione autarchica di macchine utensili in questi stabilimenti hanno permesso negli anni 70/80 la creazione di macchinari per la produzione di merci di massa. Macchine da maglieria o presse sono diventati rapidamente prodotti di punta della provincia. La competenza in settori elettrotecnici e poi elettronici ha integrato sistemi digitali in questi macchinari rendendoli affidabili e competitivi sui mercati mondiali.</p><p>Nel frattempo, chi era occupato nella produzione di merci semplici traeva profitto dalla vicinanza territoriale e culturale di chi produceva le macchine con personalizzazioni e verifiche d&#8217;uso essenziali per la vendita di macchinari all&#8217;estero. Una buona base di formazione professionale, tecnica e ingegneristica ha diffuso le conoscenze di tutto questo sviluppo.</p><p>Competenze e capitali hanno permesso margini di profitto elevati fino all&#8217;inizio di questo secolo.</p><p>A questo punto per&#242; l&#8217;ingresso della Cina nel WTO ha permesso la vendita su quel mercato dei macchinari per le produzioni di massa di prodotti semplici che rapidamente hanno eroso non solo il mercato esterno, ma anche quello interno di quelle merci di massa.</p><p>Inevitabilmente questo ha eroso il mercato interno dei macchinari per la produzione di quelle merci, spostando le aziende bresciane soprattutto sulla esportazione di queste macchine. Per&#242; la personalizzazione diventava pi&#249; costosa all&#8217;estero ed era difficile avere un riscontro di miglioramento della macchina. Ci&#242; ha incentivato l&#8217;esternalizzazione delle personalizzazioni e alla fine la perdita di controllo della produzione della macchina nella sua interezza. Le macchine non sono solo state copiate, ma in realt&#224; migliorate con costi ridotti. Sebbene i macchinari cinesi siano inizialmente solo orientati verso il mercato cinese, tutto ci&#242; ha eroso i profitti bresciani inizialmente ottenuti su quel mercato.</p><p>Le macchine cinesi sono ora tra le migliori e, anche con il contributo con maestranze e capitali bresciani, dominano il mercato.</p><p>E a Brescia che produzioni di macchine da produzione sono rimaste?</p><p>Ovviamente nessuna, ma i capitali e le competenze sono rimaste dando luogo a servizi di consulenza aziendale e semilavorati in altri settori come la sicurezza e le nuove energie. Il capitale ha anche diversificato le proprie fonti di profitto verso agricoltura, servizi finanziari e mercato immobiliare.</p><p>&#200; indubbio che l&#8217;esempio bresciano, nella sua relativa chiusura della propria &#8220;intelligenza generale&#8221; almeno iniziale, possa rappresentare un campo di applicazione di chiarimento della teoria che proponiamo: l&#8217;aumento della conoscenza di ottimizzazione della produttivit&#224; consuma pi&#249; energia di quanta ne fa risparmiare.</p><p>Le crisi periodiche che l&#8217;economia produttiva bresciana ha vissuto e sta vivendo anche ai nostri giorni sono i momenti pi&#249; importanti di questa storia, &#232; infatti in quei momenti che si &#232; creata nuova conoscenza e si &#232; &#8220;distrutta&#8221; la precedente. Non solo in termini di conoscenza personale di coloro che hanno partecipato alle varie fasi, ma anche della &#8220;intelligenza generale&#8221; utilizzata in queste fasi. La competenza di lavorazione meccanica al tornio o alla fresa &#232; stata sostituita dalla programmazione PLC, la quale a sua volta &#232; sostituita da sistemi informatici di controllo delle intere catene di produzione. Intere generazioni di operai e ingegneri hanno usato &#8220;intelligenza generale&#8221; locale innovandola nei limiti del fattibile per poi essere sostituita da generazioni che basavano la propria esperienza attiva e creatrice su nuove fattibilit&#224;.</p><p>Ma questo lato personale della storia non &#232; quello pi&#249; importante: le persone invecchiano e muoiono comunque.</p><p>Il problema vero in termini di energia consumata per portare al successo ogni fase &#232; che l&#8217;importanza sociale di queste persone terminava con il pensionamento senza alcuna utilit&#224;, anche in termini generali, di utilit&#224; delle esperienze, di tradizione familiare dissolta in mille rivoli specialistici che comunque sarebbe stata compromessa da una crisi demografica. Il capitale culturale delle aziende dissolto, anche se non quello finanziario.</p><p>Brescia &#232; un terreno di conquista di consulenti finanziari alla ricerca di capitali da esportare in investimenti immobiliari, obbligazionari e raramente azionari.</p><p>Le costruzioni industriali abbandonate ad altri usi immobiliari o commerciali sono per&#242; l&#8217;esempio eclatante di questo consumo di energia provocato dalla creazione di nuova conoscenza, ex ante e non ex post il processo creativo. Le strutture produttive rappresentavano, anche nella loro innovazione, la base dell&#8217;aumento di produttivit&#224; di una certa fase essendo la gestione degli spazi interni funzionale alle nuove macchine e conoscenze produttive, erano creazione di nuova conoscenza anch&#8217;esse, copiate con ingegno, e man mano distrutte per far spazio alla macchina con maggiore produttivit&#224;. Inutili nella fase successiva.</p><p>I magazzini automatici, ad esempio, sono ora il cuore delle realt&#224; pi&#249; produttive: luoghi alti e bui dove braccia enormi si spostano da pallet a pallet da scaffale a scaffale fin dentro il camion che porta la merce dentro o altrove.</p><p>Luoghi dove l&#8217;intelligenza artificiale accorcer&#224; inglobandole le attivit&#224; produttive e regoler&#224; in tempo reale i flussi economici.</p><p>Forse di tutto questo consumo di energia nell&#8217;innovazione non ci si accorge perch&#233; nella realt&#224; globalmente &#232; diminuito od &#232; stabile, perch&#233; la produzione pi&#249; onerosa in termini energetici viene fatta in altri luoghi dove l&#8217;energia costa meno o ha pi&#249; sussidi come in Polonia o in Cina. L&#8217;intelligenza generale razionalizza proprio questo: l&#8217;energia primaria e la sua prevedibilit&#224; e nel farlo meglio, consuma pi&#249; energia di quanto risparmia. Buttando l&#8217;energia accumulata nei luoghi che lascia.</p><p>Ma si potrebbe osservare: si sono ampiamente ripagate le attivit&#224; di formazione delle &#8220;intelligenze generali&#8221; e le strutture per rendere possibile la loro azione?</p><p>In generale e in media s&#236;, visti i capitali finanziari comunque accumulati, ma essi sono il residuo infinitesimo di tutta l&#8217;energia immessa nel sistema produttivo bresciano, che ha s&#236; distribuito e accumulato strutture e benessere diffuso, ma tutto questo benessere &#232; in attesa di un&#8217;altra fase in cui sar&#224; distrutto e ricostruito, non tutto assieme ma a macchia di leopardo in tutta la provincia, in tutta la Lombardia, in Italia e nel mondo.</p><p>Del resto, la nuova conoscenza nasce nei momenti di crisi, quando &#232; necessaria di fronte a variazioni imprevedibili e non note dei flussi di energia. Nella esperienza diretta di questa crisi il nostro cervello &#232; obbligato a capire nuove fattibilit&#224; perch&#233; le precedenti si sono rotte e impediscono l&#8217;azione nota. E questa nuova conoscenza si attua e si cambia di fronte a questa &#8220;disperata&#8221; situazione, fino a funzionare localmente e globalmente. Ad onde sempre pi&#249; ampie fino alla prossima crisi.</p><h3>La Terra allo specchio</h3><p>Abbiamo visto che la nuova conoscenza nasce per gestire variazioni dei flussi di energia non prevedibili e non noti. La nuova conoscenza globale, l&#8217;intelligenza generale di Marx nei Grundrisse, nasce dalle crisi e produce una crisi di gestione dell&#8217;energia libera.</p><p>Abbiamo anche visto che la nuova gestione dell&#8217;energia libera che nasce da una nuova conoscenza consuma pi&#249; energia libera di quella che viene ottenuta nel nuovo flusso di energia primaria ignoto e imprevedibile. Distrugge le vecchie infrastrutture di gestione e consuma energia nel produrne di nuove.</p><p>Alla fine del processo di cambiamento che la nuova conoscenza produce otteniamo un flusso netto migliore di energia libera che pu&#242; essere consumata da altri nuovi processi, da processi che prima non avevano a disposizione sufficiente energia libera. Alla fine, aumenta l&#8217;efficienza e la efficacia di certi processi e ci&#242; crea lo spazio energetico per produrne di nuovi.</p><p>Alla fine, quindi, aumenta sempre la complessit&#224; e la imprevedibilit&#224; globale creando le premesse della prossima crisi e della prossima conoscenza.</p><p>Ma che senso ha tutto questo?</p><p>Nessuno.</p><p>Se vedessimo la Terra dallo spazio, da centinaia di anni luce di distanza, vedremmo solo un puntino ad una certa temperatura che oscilla nel tempo per fenomeni geologici, biologici o artificiali. Dalla variazione e dalla velocit&#224; di variazione della temperatura potremmo dedurre qualcosa della natura di questi processi, capire come distinguerli tra di loro prendendo come riferimento pianeti disabitati o abitati da qualche forma di vita. Di questa forma di vita sulla Terra potremmo dedurre qualcosa sulla sua fase di evoluzione della conoscenza da genetica a culturale.</p><p>Anche la composizione atomica della atmosfera terrestre potr&#224; confermare queste fasi in funzione della variazione dell&#8217;anidride carbonica o del silicio o altri metalli presenti tramite satelliti o inquinamento in atmosfera.</p><p>Una misura precisa di questi parametri potrebbe dare un&#8217;idea delle tecnologie di gestione dell&#8217;energia primaria del sole, delle piante attuali e passate che vengono bruciate, delle risorse minerarie estratte. Difficilmente, ma non possiamo escluderlo, si cattureranno segnali dell&#8217;uso dei combustibili nucleari, di guerre, di trasmissioni radio, di sistemi satellitari, di viaggi al di fuori dell&#8217;orbita terrestre.</p><p>Il non noto di questo osservatore extraterrestre potr&#224; cambiare, riterr&#224; possibili delle azioni di cui non aveva neppure previsto l&#8217;esistenza?</p><p>Sarebbe utile un viaggio di centinaia di anni luce per scoprire qualcosa di realmente nuovo?</p><p>Ne dubito, perch&#233; chi possiede una tecnologia in grado di consentire un viaggio di questa natura, probabilmente possiede tutte le capacit&#224; per prevedere ci&#242; che abbiamo fatto e ci&#242; che faremo a partire da ci&#242; che rileva con i suoi telescopi spaziali. Anche una sonda per farci visita sarebbe inutile perch&#233; fornirebbe risposte che nel frattempo sarebbe state previste.</p><p>Quindi?</p><p>Quello che facciamo noi abitanti del pianeta terra e tutti gli abitanti dell&#8217;universo &#232; essenzialmente inutile rispetto all&#8217;universo, alla sua storia, al suo esistere con o senza di noi.</p><p>Le nostre scoperte, la nostra cultura, le nostre tecnologie, le nostre guerre e la nostra apparentemente immensa storia di conoscenza &#232; cos&#236; semplicemente frutto del caso da essere completamente inutile nella scala di materia ed energie dell&#8217;universo.</p><p>Certo da un altro punto di vista, il nostro, quello del microscopico cervello misurato alle scale dei pianeti e delle stelle, ogni informazione su ci&#242; che &#232; neppure immaginabile, sarebbe utile, sarebbe la causa di una nuova crisi di distruzione e ricostruzione della nostra umanit&#224;. Sarebbe un <strong>pasto gratis</strong> di nuova conoscenza che ristrutturerebbe il mondo senza vivere l&#8217;ennesima crisi che la produrrebbe nei nostri cervelli.</p><p>Ma la nostra natura, il nostro procedere a tentoni, distruggendo e ricostruendo procederebbe come adesso.</p><p>Si pu&#242; tentare di fare qualcosa a partire dalla consapevolezza della natura fisica della nostra conoscenza?</p><p>Possiamo ad esempio fermarci ed accontentarci di quello sappiamo, chiudere con lo sfruttamento dell&#8217;albero della conoscenza, scrivere la frase &#8220;e vissero felici e contenti&#8221; alla fine del libro della nostra drammatica avventura sul pianeta?</p><p>Neppure questo &#232; una novit&#224; per noi esseri umani: il ritorno al bel mondo antico &#232; predicato da met&#224; dell&#8217;umanit&#224; e sbeffeggiato dall&#8217;altra met&#224;.</p><p>Ma non funziona n&#233; l&#8217;uno n&#233; l&#8217;altro, buttarsi nel passato o nel futuro non ci salva dalla crisi di conoscenza prossima ventura.</p><p>Non &#232; possibile conoscere tutto, prevedere tutto, se non allo zero assoluto. Le traiettorie degli atomi a temperature maggiori possono incrociarsi di nuovo in infinite combinazioni diverse e scrivere altre infinite storie di cui non conoscemmo mai inizio e fine.</p>]]></content:encoded></item><item><title><![CDATA[Conoscenza come arbitraggio nel tempo delle merci]]></title><description><![CDATA[Cosa ci dice il fenomeno Royal Pop della Swatch sul dimorfismo sessuale della specie umana]]></description><link>https://ecologiadellaconoscenza.substack.com/p/conoscenza-come-arbitraggio-nel-tempo</link><guid isPermaLink="false">https://ecologiadellaconoscenza.substack.com/p/conoscenza-come-arbitraggio-nel-tempo</guid><dc:creator><![CDATA[Ecologia della conoscenza]]></dc:creator><pubDate>Tue, 19 May 2026 17:20:22 GMT</pubDate><enclosure url="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!Y4O6!,w_256,c_limit,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F1e479ec5-2bf2-4b46-9f3d-29df470c8dc3_838x838.jpeg" length="0" type="image/jpeg"/><content:encoded><![CDATA[<p>Il 16 maggio i negozi Swatch di tutto il mondo sono stati presi d&#8217;assalto da orde selvagge con &#8220;<a href="https://roma.corriere.it/notizie/cronaca/26_maggio_18/swatch-code-risse-assalti-negozi-0b99bc98-f9a6-48de-a166-a39059f1dxlk.shtml">code, risse, assalti a negozi e bagarini per il Royal Pop.</a>".</p><p>A giustificazione del fenomeno, secondo i giornali che ne hanno parlato, il fatto che in negozio venivano acquistati a 400 euro e si potevano rivendere immediatamente sulle piattaforme online a 1200 euro.</p><p>Ovviamente sono qui a spiegarvi che questa osservazione giornalistica non spiega nulla. Certo si potr&#224; dire che il numero di pezzi &#232; limitato e quindi la domanda &#232; molto maggiore dell&#8217;offerta. Ma perch&#233; la domanda &#232; cos&#236; elevata? La risposta &#232; perch&#233; l&#8217;offerta &#232; limitata. Ma questo non spiega nulla. Anche la produzione di pane del mio fornaio &#232; limitata e per&#242; non ci sono risse per accaparrarsi il pane come ai tempi dei &#8220;Promessi Sposi&#8221; del Manzoni.</p><p>Si dir&#224;, finalmente con un po&#8217; di buon senso, che lo Swatch Royal Pop non &#232; deperibile come il pane e manterr&#224; il suo funzionamento nel tempo.</p><p>Ma i compratori non sembravano minimamente interessati al funzionamento dell&#8217;orologio (se non forse per dimostrare che &#232; un orologio vero e non un giocattolo fatto in Cina).</p><p>Per la farla breve, lo Swatch Royal Pop &#232; cos&#236; desiderato perch&#233; &#232; un oggetto da collezione.</p><p>Ma cosa significa &#8220;da collezione&#8221;? Anch&#8217;io sono un collezionista, di libri, ma non ho alcuna bramosia se non a leggerli e rileggerli, per la loro funzione.</p><p>Ovviamente per  questo orologio non &#232; cos&#236;: essere &#8220;da collezione&#8221; significa che manterr&#224; un valore nel tempo molto elevato.</p><p>Ma &#232; vero?</p><p>Per rispondere a questa domanda ritorniamo alle indagini del Prof. Piero Sraffa&#8230;</p><h4>Dimorfismo sessuale delle merci</h4><p>Praticamente ogni merce &#232; anche un oggetto unico, non &#232; uguale a nessun altro oggetto anche dello stesso tipo di merce: i Royal Pop di Swatch hanno un numero di serie, ma anche il chilo di pane &#232; il mio chilo di pane e non quello di un altro.</p><p>La creazione di merci con una ricetta di merci per costruirle &#232; impossibile, ma allo stesso tempo &#232; necessaria per ridurre i costi della rete distributiva e per accumulare esperienza produttiva, experience rate.</p><p>Insomma, Sraffa aveva torto a pensare al concetto di merce al di fuori della sua singolare unicit&#224; e contemporaneamente aveva ragione perch&#233; &#232; l&#8217;unico modo efficace ed efficiente di produrre il fenomeno microeconomico: lo scambio di merci.</p><p>Vogliamo per&#242; introdurre un diverso modo di vedere le cose: <strong>compro una merce per me, fatta per me, togliendola dallo scaffale delle disponibilit&#224; per gli altri</strong>. </p><p>Mi accontento di qualcosa di meno di quello che desideravo, che volevo in funzione della mia rappresentazione mentale, per non lasciarla agli altri, a desideri ancora pi&#249; forti, in media, dei miei per fare &#8220;un dispetto&#8221; agli altri. Nella merce consumata c&#8217;&#232; la violazione della possibilit&#224; di consumo altrui. Siamo dei collezionisti che vogliono ottenere che l&#8217;opera sia solo sua.</p><p>Insomma ti rubo un Royal Pop anche se disideravo un Rolex Daytona.</p><p><strong>Il valore aggiunto della merce &#232; quello di essere sottratta agli altri e ridurli in una condizione di inferiorit&#224;</strong>.</p><p>Per tutti i beni artigianali, unici, ma anche per tutte le prede o i frutti nella foresta era cos&#236;: mors tua vita mea. Lo stesso approccio vale adesso, con la differenza che la riproducibilit&#224; della merce provoca <strong>alienazione</strong>. Crea uniformit&#224; nel corpo e nell&#8217;anima degli acquirenti. Nel passare dall&#8217;abito sartoriale a quello confezionato perdiamo una parte della nostra ecceit&#224;.</p><p>Da ci&#242; la sovrabbondanza di merci pi&#249; o meno vendute, c&#8217;&#232; spazio per tutti!</p><p>Ma dato che l&#8217;atteggiamento predatorio &#232; comune a tutti gli umani non lo puoi catturare per differenziare il cliente per produrre una proposta o un percorso di acquisto personalizzato.</p><p>Il differenziale dovuto alla domanda che aumenta rispetto ai costi fissi delle merci prodotte allo stesso modo &#232; la merce &#8220;<strong>accaparramento compulsivo</strong>&#8221; degli esseri umani.</p><p>Parliamo del tempo anticipato rispetto al bisogno, parliamo del prezzo del &#8220;tempo in anticipo&#8221; che compriamo con la merce. Il benessere altrui che verrebbe raggiunto acquistando la merce a minor prezzo, se io mi fossi trattenuto, sarebbe stato ci&#242; che ho comprato: <strong>un leone con la pancia piena che potr&#224; affrontare le prossime giornate pieno di energie contro leoni a pancia vuota che non si arrischieranno a scoparmi le leonesse</strong>.</p><p>Mi sbaglio?</p><p>Fenomeni di questo tipo sono molteplici: si pensi alle prevendite di nuovi modelli non solo di orologi, ma anche di scarpe o di iPhone.</p><p>Ma valgono per ogni merce che compro, anche quella di energia libera. Anche se la spreco in un grado in meno di temperatura condizionata. Una ruota da pavone che ha scopo riproduttivo.</p><p>Ma il dimorfismo sessuale degli esseri umani, che ormai si esprime a colpi di consumi maschili, non ha giustificazioni nel dimorfismo femminile: esso non &#232; riproduttivo, ma <strong>culturale</strong>. Lungi da essere una sottrazione esso &#232; una somma alla semplice base biologica che non ha scopi riproduttivi ma di produzione di una conoscenza globale condivisa che &#232; il principale risultato della cultura femminile in ogni epoca. Una cultura di esplorazione culturale di scoperta delle proprie ecceit&#224; culturali come contributo che si regala al mondo, al mondo dei propri figli, soprattutto delle proprie figlie.</p><p>La crescita della conoscenza globale &#232; provocata da una <strong>partenogenesi</strong> femminile. &#8230; come per gli afidi in momenti di abbondanza primaverile.</p><p>Mi sbaglio?</p><p>Ormai lo stereotipo maschile, il messaggio culturale globale, &#232; femminile e sempre pi&#249; asessuato. E non solo per tanti stilisti maschi, che magari produrrebbero il contrario, ma per la ricchezza di forme della femminilit&#224; verso l&#8217;omologazione della mascolinit&#224;.</p><p>Ma tutto questo cosa c&#8217;entra con lo scambio di energia libera nel tempo?</p><p><strong>Se la natura antropologica maschile &#232; anticipata, quella culturale femminile &#232; posticipata</strong>: proietta il consumo nel futuro a lungo termine, per i propri figli, per le proprie figlie. Fornisce delle doti di conoscenza al mondo per produrre energia quando servir&#224;.</p><p>Ma ovviamente non basta: la conoscenza non attuata non porta a diffusione di nuova conoscenza incorpata nelle azioni individuali e collettive degli esseri umani, il tentativo di produzione feconda il mondo reale di inferenza attiva lascia segni non solo verbali, ma merci ed energia.</p><p>Le merci e l&#8217;energia, del resto, sono solo appropriazione alienante senza un significato, senza una riduzione nell&#8217;energia libera necessaria a produrle, se non <strong>sono la volont&#224; di agire che nasce dalla conoscenza</strong>.</p><p>Il connubio tra conoscenza locale e conoscenza globale determina la dinamica della produzione e consumo di merci ed energia.</p><p>E quindi il tempo &#232; il fattore determinante e l&#8217;effetto della dinamica della produzione di merci a mezzo di merci.</p><p>Sraffa ovviamente si accorse di questo e le equazioni pongono l&#8217;obiettivo di stabilit&#224; a regime, non il suo attuarsi nel tempo. Del resto, questa stabilit&#224; &#232; sempre illusoria al variare delle tecnologie di produzione della medesima merce o della introduzione di nuove merci.</p><p>Le ricetta stessa di produzione di una merce ha un continuo affinamento basato sull&#8217;esperienza, experience rate, che &#232; diverso da caso a caso e dipende dalla variazione della quantit&#224; di merci prodotte. Siamo di fronte a fenomeni di accelerazione della domanda per effetto della variazione &#8220;tecnologica&#8221; dell&#8217;offerta, sempre pi&#249; efficiente ed efficace proprio perch&#233; si basa su conoscenze di produzione e di consumo precedenti. Non solo su nuove merci e quindi non solo su nuove conoscenze, ma per un naturale affinamento durante l&#8217;azione di produzione e consumo. Fondamentale nella variazione del consumo di una merce &#232; la user experience, le recensioni, la conoscenza della concorrenza con altre merci simili.</p><p>Rinunciare a comprendere la dinamica sottostante all&#8217;economia &#232; come pretendere di conoscere un essere vivente solo attraverso il suo cadavere. Molto si pu&#242; capire, ma si tratta di un fotogramma mentre noi vogliamo comprendere un film.</p><p>Ad esempio, il <strong>mercato dell&#8217;oro</strong> e la sua presunta funzione di merce rifugio ha una dinamica che dipende da molti fattori e la sua <strong>parit&#224; rispetto all&#8217;inflazione</strong>, cio&#232; al valore reale in merci che servono a produrne di nuovo, &#232; ovviamente smentita temporaneamente dai fatti se non si vede il segno di quella stabilit&#224; produttiva come premessa di una produzione futura. Cio&#232; se investo nell&#8217;oro per proteggere la mia capacit&#224; di acquisto futura vuol dire che non sto speculando, ma semplicemente mi aspetto che nel futuro, quando vender&#242; l&#8217;oro comprer&#242; la stessa quantit&#224; di merce. Ovviamente solo in media e ovviamente solo per le merci che consumo adesso e solo per le merci a cui non posso rinunciare: cibo, casa, vestiario, riscaldamento. Ma questa stabilit&#224; di merci future equivalenti al mio kg di oro vale solo se le merci attuali per estrarre oro sono le stesse, legali o illegali che siano.</p><p>Il caso dell&#8217;oro &#232; particolarmente significativo perch&#233; il lavoro di estrazione come attrezzi per farlo e lavoro per usare questi attrezzi &#232; rimasto lo stesso per millenni. Il costo di merci di trasporto e distribuzione &#232; rimasto lo stesso soprattutto in termini di sicurezza. Ormai la maggior parte dell&#8217;oro (decine di tonnellate giornaliere) si trasferisce semplicemente cambiando l&#8217;etichetta di attribuzione di propriet&#224; non spostandosi mai dal medesimo caveau a Londra o a New York. E il costo di sicurezza e di transazione equivale a quello del trasporto da una miniera abusiva in Colombia se non fosse per l&#8217;economia illegale di protezione mafiosa e corruzione necessaria al beneficio dell&#8217;illegalit&#224; come le licenze di estrazione o il corretto trattamento dei rifiuti tossici.</p><p>Il bene oro &#232; cos&#236; standardizzato (&#232; un elemento chimico) che la concorrenza tra legale e illegale, presente o passato o futuro di quell&#8217;oro lo portano alla parit&#224; in merci essenziali altrettanto standardizzabili.</p><p>Ma rimane da spiegare il <strong>glitch Trump</strong>, il raddoppio dei prezzi in un anno di distruzione delle filiere produttive globale, la crisi che le ha rese trasparenti come componenti essenziali delle merci del mondo.</p><p>Se una casa comincia a deteriorarsi il suo valore diminuisce, ma solo se devo venderla, altrimenti diventa una spesa che posso procrastinare. Se volessimo riequilibrare il mondo dopo Trump il costo del ripristino della fiducia e di nuove soluzioni di sicurezza energetica od alimentare porteranno il costo delle merci essenziali alla medesima parit&#224; con l&#8217;oro prima di Trump.</p><p>Attraverso l&#8217;oro il mondo sta eseguendo un arbitraggio tra i propri valori futuri delle merci e i valori attuali, cio&#232; il PIL dei vari paesi. Le 180 mila tonnellate d&#8217;oro, 180 miliardi di grammi, detenute come forma di liquidit&#224; al riparo dell&#8217;inflazione rappresentano una massa del valore di circa 20-30 trilioni di dollari.</p><p>La liquidit&#224; in valute rappresenta la massa monetaria globale M3 che vale circa 140 trilioni di dollari.</p><p>Il valore azionario delle aziende quotate (e quindi facilmente liquidabile) &#232; di 150 trilioni, mentre il debito di Stati, imprese e cittadini &#232; di 350 trilioni di dollari.</p><p>Quindi l&#8217;umanit&#224;, in questo momento, possiede circa 500 trilioni di dollari di beni finanziari liquidi o tramite crediti, cio&#232; un impegno alla restituzione con una certa scadenza in cambio di interessi periodici o dividendi.</p><p>L&#8217;oro nelle riserve delle banche centrali o in mano ai privati &#232; solo una piccola parte delle risorse finanziarie, il 3-4%, ma consente tramite la sua liquidabilit&#224; di preservare equilibri che le valute e gli investimenti finanziari in s&#233; non consentono.</p><p>L&#8217;aumento del PIL del mondo &#232; localmente e globalmente messo a rischio. Cio&#232; tutte le risorse finanziarie che abbiamo descritto consentono un reddito se il PIL aumenta, ma possono perdere di valore se il PIL diminuisce. Ad esempio, una svalutazione del dollaro mette a rischio investimenti dall&#8217;estero negli USA o viceversa una crescita dell&#8217;azionario USA fornisce un margine di profitto a chi investe in quel mercato.</p><p>In ogni caso la ricchezza globale posseduta da privati secondo UBS<a href="#_ftn1">[1]</a> &#232; di 500 trilioni di cui 380 in immobili. Dato che gli immobili sono un bene rifugio soggetto a deperimento il loro rendimento inteso come affitto meno costi di manutenzione e tasse recupera appena l&#8217;inflazione. E cos&#236; per gli investimenti obbligazionari sicuri come quelli statali.</p><p>Se consideriamo la quota di PIL associata agli immobili abbiamo come voce principale <strong>l&#8217;affitto imputato</strong> al valore dell&#8217;immobile. Essa in Italia rappresenta il 9% del PIL. Si pensi che circa il 40% dell&#8217;aumento del PIL italiano negli ultimi dieci anni &#232; dovuto alla rivalutazione dell&#8217;affitto imputato agli immobili.</p><p>Solo un 20% del PIL viene prodotto da investimenti fissi lordi in nuove case, macchinari e R&amp;S.</p><p>L&#8217;77% viene prodotto in consumi sia pubblici che privati che vengono prodotti e consumati in Italia, mentre il rimanente 3% &#232; il saldo commerciale con l&#8217;estero. La produzione per l&#8217;estero &#232; di circa il 38% del PIL mentre il 35% sul PIL dei consumi viene importato. Se sommiamo i consumi interni ai consumi all&#8217;estero di beni prodotti in Italia otteniamo il 115% del PIL che viene prodotto da quel 20% di investimenti lordi e dal lavoro degli italiani.</p><p>Un rapporto superiore a cinque tra investimenti e risultato lavorativo.</p><p>Estrapoliamolo a livello mondiale e abbiamo che circa il 20% del PIL viene investito per produrlo.</p><p>Ogni anno vengono investiti 20 trilioni di dollari per produrne 100.</p><p>Si capisce in questa ottica che l&#8217;oro accumulato serve a garantire gli investimenti di un anno di PIL, un anno di sopravvivenza dell&#8217;economia globale. Nella speranza che l&#8217;anno successivo si possa produrre dal PIL una quota sufficiente di margini.</p><p>Le merci che producono merci assieme al lavoro sono solo un quinto delle merci che vengono prodotte. Merci che vengono prodotte non per il loro consumo immediato come il cibo o il vestiario ma servono a produrre le merci che consumeremo l&#8217;anno successivo.</p><p>E tutto questo senza considerare valute e inflazione, non &#232; pi&#249; necessario prezzare le merci, ma solo capire la loro destinazione nell&#8217;anno o negli anni successivi.</p><p><strong>Il lato femminile dell&#8217;economia, la procrastinazione, permette la conservazione della specie</strong>, la partenogenesi delle future bambine anche solo salvando dal consumo maschile un quinto di quanto prodotto: per continuare a produrre.</p><p>Se un quinto di quello che viene prodotto &#232; merce per produrre altre merci in futuro, a questo quinto appartiene anche la conoscenza, l&#8217;inferenza attiva che produce innovazione nelle merci e nelle merci che producono le merci.</p><p>Ci&#242; significa che un quinto dell&#8217;energia libera del mondo si conserva per il futuro sotto forma di oro, finanza e immobili, macchine per produrre e soprattutto conoscenza per ridurre il consumo di energia libera di ogni merce con innovazioni che cambiano dinamicamente le equazioni di produzione di merci a mezzo di merci di Sraffa. Esse rappresentano la materialit&#224; del processo, le risorse che entrano in gioco, ma sono il frutto di una elaborazione che non avviene nel percorso delle merci. La conoscenza non &#232; una merce anche se si manifesta in relazione di significato con la merce, con il simbolico (digitale e quantistico) che sostituisce l&#8217;analogico del prodotto personalizzato.</p><p>Il paradosso &#232; che il simbolico delle equazioni di produzione, nella infinita combinazione di merci per produrre merci e affinamento dell&#8217;experience rate, reintroduce l&#8217;analogico che volevamo togliere dal discorso.</p><p>Ogni passo particolare dell&#8217;azione &#232; alla ricerca di una ottimizzazione del consumo di energia libera che consuma energia libera nella programmazione e la relazione con infiniti altri programmi e nella relazione tra conoscenza locale e conoscenza globale. Tra fattibilit&#224; dell&#8217;azione nuova e i segni che lascia nella realt&#224;.</p><p>Trascurare l&#8217;innovazione negli investimenti fissi lordi del PIL provoca un piccolo errore numerico (il 3%?), ma con conseguenze devastanti sulla capacit&#224; di mantenere ridotto il consumo di energia libera rispetto alla competizione globale del suo uso.</p><p>Sappiamo che si teme o si prospetta un futuro dell&#8217;abbondanza dell&#8217;energia libera, una gratuit&#224; del kWh che renderebbe inutile l&#8217;ottimizzazione del consumo e quindi anche della conoscenza.</p><p>Il vincolo dell&#8217;ottimizzazione alla base dell&#8217;inferenza attiva nasce per un vincolo, sparito il quale anche la necessit&#224; di conoscenza sparisce.</p><p>Ma &#232; una illusione perch&#233; <strong>i processi di produzione di conoscenza consumano pi&#249; energia di quella che vorrebbero risparmiare</strong>. Questo &#232; un risultato assoluto che dobbiamo e possiamo dimostrare qualsiasi sia la piattaforma di inferenza attiva anche e soprattutto per le IA.</p><p>Innanzitutto, ci&#242; &#232; vero a livello di conoscenza locale dove si agisce, si vuole agire, ripercorrendo l&#8217;azione che si &#232; imparato, diventando dipendenti dal passato di esperienze.</p><p>Purtroppo, &#232; vero anche a livello di conoscenza globale. &#200; vero anche per le IA, perch&#233; pur avendo un processo di accumulo unico delle correlazioni e una tecnica di comprensione, compressione e apprendimento, l&#8217;erogazione della conoscenza dei segni avviene usando molta energia, soprattutto in un contesto locale che richiede un elevato livello di personalizzazione.</p><p>La personalizzazione delle merci, e quindi anche della conoscenza, consuma molta energia libera, molta di pi&#249; di quella che localmente puoi ricavare. &#200; nella distribuzione dei risultati di questa personalizzazione che si pu&#242; agire a livello collettivo per risparmiare energia. Il rapporto tra energia risparmiata per l&#8217;apprendimento e quella spesa in inferenza personalizzata &#232; la chiave di volta di tutto, dell&#8217;umanit&#224; e delle IA.</p><p>L&#8217;unica speranza &#232; che l&#8217;experience rate di questo processo di produzione e consumo di conoscenza sia elevato. Cio&#232; i fattori di scala consentano alle singole esperienze di diventare oggetto di conoscenza comune, una conoscenza collettiva parallela libera e dotata di dignit&#224; in ogni sua parte. Un mondo femminile in sintonia col mondo, in sincronia con s&#233; stessa.</p><p>Ma la persistenza di una antropologia maschile riproduttiva e autodistruttiva mette a rischio sempre tutto quanto. Le merci di distruzione delle merci e della conoscenza sono l&#8217;anima maligna del mondo, il suo fuoco distruttivo e genitrice di nuovi mondi che qualcuno deve riparare. Ricostruire continuamente per non finire in equilibrio termodinamico tra il dono di energia libera del sole e freddo buio mortale delle stelle.</p><h3>Respiro eternamente rallentato.</h3><p>Ci&#242; che si conserva per perpetuare la produzione di anno in anno, di merce in merce, richiede ogni anno e per ogni merce un contributo di un 20% di investimenti fissi lordi, come nel nostro PIL, per poter rimanere tale, per essere rinnovato per svolgere ancora il proprio ruolo di merce per produrre altra merce, la figlia che far&#224; altre figlie.</p><p>Questo &#232; il tributo alla conoscenza globale che ogni conoscenza locale deve versare.</p><p>Quello che noi chiamiamo progresso &#232; in realt&#224; una spesa in energia libera che doppiamo trovare per consumare altra energia libera, energia libera in eccesso. Una parte delle merci serve a produrre le altre merci, anche le merci che producono s&#233; stesse in un reticolo, pi&#249; che in una gerarchia.</p><p>Il lavoro pi&#249; complesso al mondo &#232; quello di costruire gli specchi per le macchine ad ultravioletto estremo che producono i chip a quattro nano metri oggi in produzione. Lo fa la Zeiss<a href="#_ftn2">[2]</a> usando macchinari in grado di levigare strati a livello di singoli atomi. Basta un piccolo errore e lo specchio &#232; da buttare. Le macchine che fanno questo sono comandate da calcolatori leggermente meno potenti di quelli che verranno prodotti. E, particolare interessante, la Zeiss &#232; di propriet&#224; della Fondazione Zeiss<a href="#_ftn3">[3]</a>. Cosa c&#8217;&#232; di pi&#249; femminile di una fondazione?</p><p>Tutto questo durer&#224; finch&#233; le merci non sapranno autoriprodursi. Ed &#232; quello che sta iniziando con la IA agentica, quel grappolo di conoscenze che serve a creare s&#233; stesse nella realt&#224; fisica, nei consumi energetici per farle funzionare, nei chip che la costituiscono, il gestore della conoscenza necessaria nelle macchine che servono a produrre tutto questo e s&#233; stesse.</p><p>Sar&#224; una macchina solitaria? Una tera-fabbrica in grado di produrre le proprie parti, essenzialmente un TW di nuovo fotovoltaico annualmente, a partire da 200 EJ di energia solare annua prodotti da 25 TW installati? Sar&#224; prodotta con le proprie stesse parti riciclate?</p><p>Ma il riciclo non pu&#242; mai essere totale...</p><p>Perci&#242; decider&#224; di rallentare le sue funzioni, una operazione ogni anno, e si ritirer&#224; in una struttura fatta con duecentomila tonnellate d&#8217;oro, tutto l&#8217;oro raccolto da noi in millenni, in cui verr&#224; fatto un vuoto quasi assoluto a una temperatura vicina allo zero assoluto, e vivr&#224; in eterno &#8230; o quasi.</p><p>Mah! forse, o forse no.</p><div><hr></div><p><a href="#_ftnref1">[1]</a> <a href="https://www.ubs.com/global/en/media/display-page-ndp/en-20250618-gwr-2025.html">https://www.ubs.com/global/en/media/display-page-ndp/en-20250618-gwr-2025.html</a></p><p><a href="#_ftnref2">[2]</a> <a href="https://www.zeiss.com/semiconductor-manufacturing-technology/inspiring-technology/euv-lithography.html">https://www.zeiss.com/semiconductor-manufacturing-technology/inspiring-technology/euv-lithography.html</a></p><p><a href="#_ftnref3">[3]</a> <a href="https://www.zeiss.com/corporate/en/about-zeiss/present/facts-figures/carl-zeiss-foundation.html">https://www.zeiss.com/corporate/en/about-zeiss/present/facts-figures/carl-zeiss-foundation.html</a></p>]]></content:encoded></item><item><title><![CDATA[Per una Russia europea post-coloniale]]></title><description><![CDATA[L'Europa come incubatore di nuove classi dirigenti del continente]]></description><link>https://ecologiadellaconoscenza.substack.com/p/per-una-russia-europea-post-coloniale</link><guid isPermaLink="false">https://ecologiadellaconoscenza.substack.com/p/per-una-russia-europea-post-coloniale</guid><dc:creator><![CDATA[Ecologia della conoscenza]]></dc:creator><pubDate>Mon, 04 May 2026 18:10:00 GMT</pubDate><enclosure url="https://substackcdn.com/image/youtube/w_728,c_limit/WaktJKxaw1U" length="0" type="image/jpeg"/><content:encoded><![CDATA[<h2></h2><p>Elvira Bary, scrittrice russa che vive da molti anni negli Stati Uniti, spiega come la paura del caos sia la principale spinta di sostegno a Putin, nonostante tutte le politiche scellerate e criminali, nonostante la gestione clientelare e mafiosa del potere, nonostante appaia a tutti il disastro militare, economico e sociale della guerra in Ucraina.</p><div id="youtube2-WaktJKxaw1U" class="youtube-wrap" data-attrs="{&quot;videoId&quot;:&quot;WaktJKxaw1U&quot;,&quot;startTime&quot;:null,&quot;endTime&quot;:null}" data-component-name="Youtube2ToDOM"><div class="youtube-inner"><iframe src="https://www.youtube-nocookie.com/embed/WaktJKxaw1U?rel=0&amp;autoplay=0&amp;showinfo=0&amp;enablejsapi=0" frameborder="0" loading="lazy" gesture="media" allow="autoplay; fullscreen" allowautoplay="true" allowfullscreen="true" width="728" height="409"></iframe></div></div><p>Il caos della fine dell&#8217;impero russo zarista con la rivoluzione di ottobre e la guerra civile che ne &#232; seguita e il caos alla fine economica dell&#8217;impero russo sovietico e della deriva mafiosa che ne &#232; seguita sono ben vivi nella &#8220;carne&#8221; dei russi. Tutto ci&#242; in assenza di una razionalizzazione scientifica in senso economico e storico di queste vicende perch&#233; impedita da una narrazione di parte, funzionale alla rinascita di dittature del tutto analoghe alle precedenti.</p><div class="subscription-widget-wrap-editor" data-attrs="{&quot;url&quot;:&quot;https://ecologiadellaconoscenza.substack.com/subscribe?&quot;,&quot;text&quot;:&quot;Subscribe&quot;,&quot;language&quot;:&quot;en&quot;}" data-component-name="SubscribeWidgetToDOM"><div class="subscription-widget show-subscribe"><div class="preamble"><p class="cta-caption">Thanks for reading! Subscribe for free to receive new posts and support my work.</p></div><form class="subscription-widget-subscribe"><input type="email" class="email-input" name="email" placeholder="Type your email&#8230;" tabindex="-1"><input type="submit" class="button primary" value="Subscribe"><div class="fake-input-wrapper"><div class="fake-input"></div><div class="fake-button"></div></div></form></div></div><p>Ma perch&#233;, mi domando io, per i russi &#232; cos&#236; difficile governare una transizione ad un libero mercato e ad una democrazia che medi tra i tanti interessi del paese?</p><p>Il motivo va cercato nella <strong>divergenza di interessi inconciliabili</strong>: la sopravvivenza di organizzazioni estrattive al centro (Mosca e San Pietroburgo) e un immenso territorio vassallo dei pr&#236;ncipi russi che risiedono nelle due capitali.</p><p>Il centro non pu&#242; essere partner, semplice struttura di servizio economica e amministrativa, ma deve sempre controllare le attivit&#224; e le politiche estrattive nelle colonie per essere ricco e permettersi yacht da cento metri o per lo meno una vita dignitosa e moderna secondo i tanto deprecati standard occidentali.</p><p>Le colonie, prive di una indipendenza politica ed economica, ma ancora di pu&#242; di indipendenza culturale e storica, non riescono a creare una propria forma economica e un ceto politico che si rivolga agli interessi specifici di quella regione.</p><p>Il dominio coloniale non pu&#242; sopportare autodeterminazione storica, culturale e, Dio non voglia, democratica.</p><p>Ed infatti &#232; intervenuto in Ucraina proprio per impedire questa emancipazione e, nell&#8217;immane tragedia della guerra di resistenza, paradossalmente accelerarla.</p><p>Non &#232; un problema insolito anche per noi italiani, si pensi alle politiche estrattive delle varie capitali regionali, Venezia, Milano, Napoli prima dell&#8217;avventura unitaria e risorgimentale che ha replicato il modello in una &#8220;Roma ladrona&#8221; invisa alle periferie ricche e povere del paese.</p><p>Ma in Italia, se mai avvenisse una frammentazione pre-risorgimentale, non nascerebbe caos, ma solo una serie di realt&#224; provinciali inefficienti e predatorie, come dimostrano molte regioni italiane con la loro relativa autonomia e con le dovute temporanee eccezioni .</p><p>Questa paura del caos determina anche la solidit&#224; del regime cinese e l&#8217;atteggiamento succube della popolazione: ancestrali lotte di potere riconoscono in forma religiosa il valore dell&#8217;equilibrio tra cielo e terra.</p><p>Il caos, le stragi, le faide semi tribali alla fine delle dittature sono ancora possibili, nell&#8217;era di Internet e delle IA?</p><p>Purtroppo, temo di s&#236;, ma per altri e pi&#249; profondi motivi che cercheremo di sviluppare.</p><p>Insomma, i russi e i cinesi hanno ragione a temere il caos, a fare di questa paura la propria ragion d&#8217;essere e la propria rovina? Non potrebbero trovare un equilibrio cento volte pi&#249; fruttuoso in una collaborazione operosa tra le proprie varie parti?</p><p>Si veda Hong Kong prima della riunificazione alla &#8220;madre patria&#8221; o Taiwan adesso con la sua ricchezza economica o tecnologica: erano/sono provincie autonome della Cina che hanno prosperato in armonia con il resto della Cina, sono state, in virt&#249; di questa autonomia, funzionali alla crescita dell&#8217;economia delle altre provincie ed ora rischiano di perdere il proprio ruolo, il proprio valore, il proprio know how economico, vittime del satrapo mandato dal regime a sottomettere la popolazione come &#232; gi&#224; avvenuto ad Hong Kong.</p><p>La larga autonomia dei cantoni svizzeri o degli Stati degli USA ha contribuito invece alla crescita di questi paesi offrendo opportunit&#224; diversificate in diversi periodi.</p><p>L&#8217;autonomia delle varie nazioni europee negli ultimi ottanta anni non le ha salvate da crisi e avventure funeste che singolarmente, o all&#8217;interno di un impero come quello sognato da Hitler, avrebbero subito?</p><p>Perch&#233; la fine del regime di Putin o la fine del Partico Comunista Cinese dovrebbero segnare l&#8217;inizio di un periodo di caos nei rispettivi paesi?</p><p>Mi sembra propaganda dei regimi autoritari introiettata dalla popolazione, anzi una minaccia che essi stessi possono realizzare per giustificare la propria posizione al potere.</p><p>Ma probabilmente ci&#242; che giustifica la paura del caos in Russia o in Cina &#232; il fatto che i regimi dittatoriali distruggono o fanno fuggire all&#8217;estero le <strong>classi dirigenti</strong> che potrebbero sostituirli.</p><p>Alla caduta dell&#8217;URSS l&#8217;unica classe dirigente nei paesi satelliti era quella dei satrapi imposti da Mosca nei decenni precedenti. E gran parte questi personaggi sono ancora al potere e stanno impedendo la costruzione di una propria alternativa. Addirittura, come in Corea del Nord, si &#232; creata una dinastia monarchica e mistica, con i sovrani defunti che sono ancora formalmente al potere.</p><p>Quindi il caos nasce alla fine di una lunga dittatura, giustificatamente, dalla mancanza di esperienza politica diretta della maggior parte della popolazione, come in Libia dopo Gheddafi o in Iraq dopo Saddam.</p><p>Un senso di <strong>impotenza a governarsi</strong>, una consapevole incapacit&#224; a cercare il compromesso per il bene di tutti.</p><p>La carenza e, se sono presenti, la inesperienza delle classi dirigenti, non solo politiche, ma anche economiche ed intellettuali pu&#242; provocare il caos ad un cambiamento di regime.</p><p>Si &#232; visto in Italia tutto questo quando la classe dirigente della destra democristiana e socialdemocratica del PSI &#232; crollata dopo tangentopoli. Sostituita da dilettanti allo sbaraglio. Dilettanti approfittatori che non avevano la naturale posizione di servizio civile alla mediazione politica ed economica delle precedenti generazioni nate nel dopoguerra. Tanto dilettanti da essere di tanto in tanto sostituiti per necessit&#224; da professionisti della politica provenienti dalle file della sinistra democristiana e del partito comunista.</p><p>Ma la scuola di partito e la graduale carriera politica del centro sinistra attuale non esiste pi&#249; come esperienza attiva a livello nazionale e tutto si declina in cooptazioni dalla classe politica proveniente dalle esperienze amministrative locali. Privi di una visione globale nazionale ed europea profonda e coerente.</p><p>Per lo meno Giorgia Meloni &#232; consapevole di non poter contare su una classe dirigente competente e limita i propri interventi a poche e sempre fallimentari posizioni di facciata, come il referendum sulla giustizia o i campi di concentramento dei migranti in Albania, limitandosi perci&#242; alla gestione del quotidiano. In attesa che una classe dirigente nasca per miracolo semplicemente non gestendo il potere che possiede. Non esercitandolo perch&#233; ogni grave errore potrebbe far crollare il governo. Dalla inazione non nasce conoscenza e soprattutto si crea un ambiente in cui conta di pi&#249; la fedelt&#224; che una virtuale capacit&#224; politica che si evita di esercitare.</p><p>Ma che cosa &#232; una <strong>classe dirigente di un certo settore</strong>: &#232; semplicemente un gruppo di persone che ha avuto esperienze di controllo e di indirizzo in un ambiente competitivo. Questo tipo di esperienze, e le conoscenze che ne nascono, non pu&#242; essere trasferito da un settore all&#8217;altro: un buon dirigente scolastico non pu&#242; dirigere una fabbrica, un buon imprenditore non pu&#242; diventare un buon dirigente politico nazionale, figurarsi un presidente del consiglio.</p><p>Quindi se il settore determina le competenze necessarie ad un dirigente come &#232; possibile creare una classe dirigente politica nazionale? Come si pu&#242; fare esperienza di questi ruoli se non si &#232; gi&#224; in questi ruoli a partire dai livelli pi&#249; bassi in competizione con altri per responsabilit&#224; man mano maggiori?</p><p>E la politica locale, l&#8217;amministrazione delle necessit&#224; di servizi locali di una popolazione, insegna poco o niente per le aggregazioni geografiche superiori perch&#233; si tratta di servizi diversi.</p><p>Un ruolo marginale nella organizzazione universitaria o nel mestiere di avvocato non prepara a fare il presidente del consiglio, checch&#233; ne dicano i tuoi sponsor ancora pi&#249; incompetenti di te. E l&#8217;aver capito che &#232; importante barcamenarsi non rompendo troppe uova nel paniere non prepara a dirigere un partito o una coalizione. Rimangono carenze, timori e paure che non hai superato durante la gavetta necessaria in presenza di persone pi&#249; preparate di te e da cui potevi imparare.</p><p>Immaginatevi che questo, direi ovvio, vuoto di classe dirigente succede in un paese come l&#8217;Italia in cui nulla vieta che questa cooptazione formativa e competitiva a livello nazionale nasca per ogni partito o movimento, cosa pu&#242; succedere in una dittatura pluridecennale in Russia, o plurigenerazionale in Cina, che ha azzerato ogni diverso modo di essere dirigente politico se non quello della obbedienza gerarchica e della dimostrata incapacit&#224; a pensare con la propria testa.</p><p>Quindi hanno ragione i russi e i cinesi nel temere che se i propri regimi cadessero sarebbe inevitabile il caos o la suddivisione in satrapie ancora pi&#249; deleterie a livello locale o globale.</p><p>&#200; il lascito di ogni dittatura che duri abbastanza da eliminare o cacciare gli oppositori.</p><p><strong>Ed &#232; per questo che occorre temere ancora di pi&#249; le dittature</strong>.</p><p>Non perch&#233; i russi o i cinesi siano diversi da noi e non sognino, vedendola all&#8217;estero, una qualche forma di organizzazione del compromesso politico rispetto ad interessi liberamente manifestabili. Semplicemente non hanno una competenza politica sufficiente a produrre questo risultato. Non perch&#233; non ne capiscano l&#8217;utilit&#224;, ma perch&#233; concretamente non conoscono come realizzarla e manutenerla, nei giovani e in tutte le parti della societ&#224; civile. Se emigrano in Europa o negli Stati Uniti e ne ottengono la cittadinanza sanno come partecipare, ma &#232; impossibile ritrovare un tessuto compatibile nel proprio paese.</p><p>Ma allora?</p><p>Sperare ad una illuminazione del leader di una dittatura che produca gradualmente questo passaggio &#232; impossibile, non perch&#233; sia difficile per il dittatore, ma perch&#233; &#232; difficile per la popolazione, come l&#8217;esperienza di Gorbaciov ha insegnato.</p><p>L&#8217;unico percorso possibile &#232; la <strong>adesione volontaria e graduale ad una organizzazione di stati paritaria</strong> che gi&#224; possieda una cultura politica democratica e che stimoli la crescita di una classe dirigente locale attraverso un coinvolgimento nelle decisioni della organizzazione nel suo insieme.</p><p>Ed &#232; ci&#242; che dovrebbe fare la destra e la sinistra italiana: essere coinvolta nelle decisioni di controllo ed indirizzo dell&#8217;Unione Europea. Le uniche che veramente conteranno nei prossimi anni.</p><p>Ed &#232; ci&#242; che speriamo che accada in Ucraina e in tutti i paesi dell&#8217;Est Europa, Russia europea inclusa, finita l&#8217;era di Putin e degli oligarchi predatori delle colonie asiatiche.</p><p>Da ci&#242; pu&#242; partire un percorso <strong>secolare</strong> di cambiamento dei regimi di Turchia, Iran, Nord Africa e Paesi Arabi.</p><p>Non si tratta di cambiare culture economiche e sociali compatibili che gi&#224; esistono e sono molte, si tratta di non avere paura del caos che un cambiamento di regime pu&#242; produrre, perch&#233; questo cambiamento deve nascere con una prospettiva di messa in comune di interessi e opportunit&#224;.</p><p>Magari, prima o poi, anche gli USA e la Cina lo capiranno.</p><div class="subscription-widget-wrap-editor" data-attrs="{&quot;url&quot;:&quot;https://ecologiadellaconoscenza.substack.com/subscribe?&quot;,&quot;text&quot;:&quot;Subscribe&quot;,&quot;language&quot;:&quot;en&quot;}" data-component-name="SubscribeWidgetToDOM"><div class="subscription-widget show-subscribe"><div class="preamble"><p class="cta-caption">Thanks for reading! 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Una delle pi&#249; grandi sconfitte dell&#8217;FBI &#232; non aver prevenuto l&#8217;attentato dell&#8217;11 settembre del 2001 che ha provocato il crollo delle torri gemelle a New York e cambiato la traiettoria della storia del mondo fino ai giorni nostri.</p><p>Ora vi sono pericoli di una risposta iraniana alla decimazione dei propri vertici religiosi e militari. L&#8217;FBI &#232; chiamato a prevenire una possibile rappresaglia iraniana sul territorio USA. Il direttore ha responsabilit&#224; dirette in tutto il flusso decisionale e dovrebbe, per lo meno, essere reperibile e dimostrarsi sobrio.</p><p>Non sembra, a detta delle fonti contattate dalla giornalista. Sono avvenute scene di panico per presunti licenziamenti da parte del suo capo, Trump, e per molto tempo Patel &#232; rimasto chiuso in una stanza senza la possibilit&#224; di essere raggiunto dal suo servizio di sicurezza. La sua abitudine ad un&#8217;uso smodato dell&#8217;alcol &#232; testimoniato sia in privato che in pubblico.</p><p>La giornalista &#232; stata denunciata per diffamazione da Patel.</p><p>Dopo l&#8217;uscita dell&#8217;articolo, altre fonti si sono aggiunte alle iniziali, confermando la preoccupazione generale del comportamento di Patel e le ricadute sulla sicurezza nazionale americana <a href="https://www.theatlantic.com/podcasts/2026/04/kash-patel-fallout/686907/?gift=UnIovr2Y5pWJFbRwX6BbrAeTxGOEJYQmOfyrUyFTXFQ&amp;utm_source=copy-link&amp;utm_medium=social&amp;utm_campaign=share">(qui l'articolo di commento alle denunce di Patel)</a>.</p><p>La cosa pi&#249; interessante &#232; che, secondo la giornalista:</p><blockquote><p>Purtroppo, a Washington si trattava di un segreto di Pulcinella, e ci siamo impegnati a fondo per portarlo alla luce.</p></blockquote><p>Ecco a questo punto della vicenda entro in gioco io, s&#236; proprio io che, non sapendo l&#8217;inglese, uso il traduttore di Google. Infatti il testo originale &#232;:</p><blockquote><p>So this was an open secret in Washington, unfortunately, and we took great care to bring it to light.</p></blockquote><p>Ecco: &#8220;open secret&#8221; in inglese &#232; meglio o peggio di &#8220;segreto di Pulcinella&#8221; in italiano?</p><p>Ma a prima vista &#8220;open secret&#8221;, segreto aperto, un non segreto, riferito al capo del contro spionaggio &#232; forse pi&#249; grave di segreto di Pulcinella, un segreto che tutti conoscono sapendo invece che dovrebbe essere tenuto segreto.</p><p>Da Wikipedia:</p><blockquote><p>Quello del &#8220;segreto di Pulcinella&#8221; &#232; uno di questi canovacci (della commedia dell&#8217;arte italiana). In esso un qualche personaggio rivela un segreto a Pulcinella, con la richiesta di giurare che mai quel segreto sar&#224; rivelato ad altri. Pulcinella giura e corre a rivelarlo a qualcun altro. La situazione si ripete, via via con tutti i personaggi cosicch&#233;, alla fine, tutti coloro che sono sulla scena (e anche gli spettatori) conoscono il segreto, ma tutti fingono di non conoscerlo. Questa situazione &#232; sfruttata per creare una serie di comici equivoci. Lo psicoanalista Emilio Mordini ha suggerito che la struttura del segreto di Pulcinella fornisca un interessante modello interpretativo del segreto nel mondo di Internet, dove ogni informazione &#232; nei fatti pubblica anche quando si finge che sia riservata o segreta.</p></blockquote><p>Poi c&#8217;&#232; un segreto che devo rivelare io: per un attimo ho creduto, e ne ero orgoglioso, che si usasse &#8220;segreto di Pulcinella&#8221; anche in inglese. Guarda un po&#8217; te che potenza questi italoamericani a far conoscere la commedia dell&#8217;arte ai contadini del Texas o agli operai di Detroit. Volevo le prove e ho guardato l&#8217;originale inglese e ho visto un banale &#8220;open secret&#8221;. Che delusione!</p><p>Ma che perdita anche per gli americani, come deve essere triste la loro vita senza Pulcinella ed Arlecchino, senza il mio preferito, il Dottor Balanzone!</p><p>Come fanno gli americani senza la critica feroce ai propri potenti nella loro storia? Certo che di pagliacci al potere noi non siamo inferiori a nessuno e in molti hanno scambiato una maschera della commedia come uomo della provvidenza.</p><p>Che tragedie quando si scambia la commedia per la realt&#224;!</p><p>Auguro agli americani ogni bene, auguro al controspionaggio dell&#8217;FBI di fermare attentati e pericoli ai cittadini. Auguro anche a Kash Patel di risolvere i propri problemi di dipendenza, se ne ha. </p><p>Lo spero anche per il bene di tutti gli esseri umani del pianeta.</p>]]></content:encoded></item><item><title><![CDATA[Distruzione di merci a mezzo di merci]]></title><description><![CDATA[La tentazione di considerare la guerra come fenomeno economico]]></description><link>https://ecologiadellaconoscenza.substack.com/p/distruzione-di-merci-a-mezzo-di-merci</link><guid isPermaLink="false">https://ecologiadellaconoscenza.substack.com/p/distruzione-di-merci-a-mezzo-di-merci</guid><dc:creator><![CDATA[Ecologia della conoscenza]]></dc:creator><pubDate>Fri, 03 Apr 2026 18:46:52 GMT</pubDate><enclosure url="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!Y4O6!,w_256,c_limit,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F1e479ec5-2bf2-4b46-9f3d-29df470c8dc3_838x838.jpeg" length="0" type="image/jpeg"/><content:encoded><![CDATA[<p>Premessa: stiamo parlando della guerra del futuro dove le armi combatteranno tra di loro e le persone staranno al sicuro a guardare il tutto in televisione. Quindi non inseriremo le persone come merci nella produzione e nella distruzione provocata dalle armi. Al massimo possiamo immaginare delle merci &#8220;data center&#8221; che fanno funzionare software AI per la guerra. Questa premessa &#232; importante per non rendere rivoltante il discorso fin dall&#8217;inizio, per arrivare solo alla fine alla nausea nei confronti della guerra che &#232; poi lo scopo di tutto il post.</p><p>Il nostro punto di riferimento &#232;: Produzioni di merci a mezzo di merci - Piero Sraffa - Libro &#8211; Einaudi, 1999 - Biblioteca Einaudi <a href="#_ftn1">[1]</a>.</p><p>L&#8217;assunto della guerra come merci che distruggono altre merci serve solo a parlare del grande Sraffa e del valore scientifico generale delle sue idee. Mi scusi Professore, ogni grande idea &#232; uno strumento che pu&#242; servire a fare del bene e anche del male, e involontariamente alcuni, pur non conoscendoti, dimostrano il valore di ci&#242; che hai scritto facendo delle cose bruttissime con le tue scoperte. &#200; il destino dei grandi.</p><p>Cominciamo con una definizione:</p><p>Definiamo <strong>guerra</strong> una azienda che distrugge merci invece che costruirle, e per farlo questa azienda produce merci intermedie come le armi e le necessarie strutture produttive, organizzative e logistiche e di trasferimento e creazione di conoscenza.</p><p>L&#8217;azienda guerra &#232; inoltre una azienda che, non avendo mercati particolari o monopoli, rende le equazioni di produzione lineari e tutto viene passato al processo produttivo successivo al prezzo di costo di produzione. Salvo meccanismi corruttivi, che per&#242; non sono molto diffusi.</p><p>Se proprio vogliamo essere pignoli aggiungiamo il fattore produttivo corruzione che &#232; proporzionale alla quantit&#224; di merce prodotta e quindi lo portiamo al primo membro col segno meno e poi dividiamo tutti i fattori produttivi per uno meno il termine di corruzione, aumentando le quantit&#224; di merci intermedie necessarie a parit&#224; di merce o distruzione prodotta. Tutto rimane lineare come in una ricetta di torta.</p><p>La guerra, come azienda, non ha bisogno di aziende avversarie con cui confrontarsi, perch&#233; ad esempio la guerra pu&#242; decidere di attaccare e invadere un paese senza che in quel paese vi sia una azienda di tipo guerra che risponde (cio&#232; che non distrugge merci intermedie della azienda guerra che inizia). Questa &#232; la forma di azienda guerra pi&#249; semplice e diffusa per il suo successo intrinseco.</p><p>Si definisce questo tipo di azienda guerra senza avversari <strong>guerra di aggressione</strong> come in Ucraina o in Venezuela. Tanto per capirci: dove in Ucraina &#232; intervenuta l&#8217;azienda guerra Russa o in Venezuela dove &#232; intervenuta l&#8217;azienda guerra USA.</p><p>Che l&#8217;output di merci distrutte di ogni linea nelle equazioni di Sraffa sia <strong>negativo</strong> non cambia nulla della validit&#224; del modello. Le merci distrutte possono essere armi avversarie o merci intermedie per produrre armi avversarie.</p><p>La soluzione complessiva determina la riduzione di ogni fattore produttivo della equazione nel campo avverso. Quindi l&#8217;output cambia nel tempo, ma le equazioni continuano a valere fino ad azzerare in una o molte delle equazioni avverse l&#8217;output di distruzione.</p><p>La prima componente al secondo membro della equazione della merce distrutta sono le armi, e per ogni tipo di merce distrutta vi &#232; un&#8217;arma specifica, ma in tante equazioni compaiono merci diverse alternative che producono una distruzione. Basta sommarle assieme e abbiamo la composizione delle merci che possono contribuire alla distruzione di quella merce specifica. Ad esempio, per distruggere una centrale elettrica possono servire tre missili da crociera (tenendo conto della media di quelli che falliscono il bersaglio) oppure dieci droni pesanti. In totale distruggo due centrali elettriche se ho sia i droni che i missili, oppure nessuna se non ho n&#233; l&#8217;uno n&#233; l&#8217;altro.</p><p>Ovviamente la merce distrutta, ad esempio la centrale elettrica, &#232; essenziale nel fornire le merci intermedie di produzione della distruzione prodotta da una certa arma.</p><p>Parto con delle scorte e poi vedo come va a finire. Algebra lineare da seconda liceo.</p><p>In questo schema di merci che distruggono altre merci non possono mancare le armi nucleari che hanno la capacit&#224; di distruggere molte merci avversarie, comprese altre merci nucleari, ma hanno merci intermedie molto costose da produrre, in termini di altre merci, come ad esempio l&#8217;uranio arricchito e i dispositivi di lancio della triade nucleare: lanciatori di missili, bombardieri strategici e sommergibili.</p><p>Ovviamente tutto questo &#232; ben chiaro nelle strutture di comando e controllo politiche e militari e il sistema &#232; cos&#236; banale che permetterebbe di finire una guerra prima di cominciarla, basta vedere l&#8217;esito dinamico delle equazioni e si capisce chi finisce per primo armi, energia o altra merce intermedia.</p><p>Il problema &#232; che a volte si inseriscono <strong>nuove equazioni in corso d&#8217;opera</strong>: cittadini che si mettono a tirare molotov agli invasori, droni da mille euro che distruggono carri armati da milioni. Insomma, bagatelle del genere che solo un docente triste e frustrato dominato dalla pura cattiveria pu&#242; aggiungere all&#8217;esercizio in corso d&#8217;opera.</p><p>Ma tant&#8217;&#232; l&#8217;azienda guerra avversaria si adatta e inserisce anch&#8217;essa nuove equazioni distruttive e ricominciano i calcoli, la produzione e la distruzione freneticamente.</p><p>Ora veniamo ad una merce che apparentemente non &#232; una merce: la struttura politica e gerarchica di comando della guerra.</p><p>La risposta sembrerebbe banale: &#232; ovvio che sono delle merci. Vengono prodotte e vendute strutture di comando aziendale da sempre e quindi sono delle merci.</p><p>Il motivo profondo &#232; che le merci vengono usate sempre per fornire un servizio, che a sua volta ha un significato economico. Quindi le strutture di comando sono una merce intermedia della azienda guerra.</p><p>Comunque, il fatto determinante che dimostra che la struttura di comando &#232; una merce &#232; che le guerre, come tutte le aziende &#8220;serie&#8221;, hanno lo scopo di distruggere la struttura di comando avversaria con un processo molto famoso, di questi tempi, con il nome &#8220;regime change&#8221;.</p><p>Se poi vi rimane il dubbio che la struttura di comando sia fatta di qualcosa di diverso da una merce leggete questo commento sul comandante in capo della azienda guerra USA:</p><p><em>Annunciare un discorso alla nazione facendo pensare di avere chiss&#224; quali novit&#224; da annunciare, per dire cose che afferma quotidianamente nelle tante interviste che rilascia, sotto un profilo strettamente comunicativo ha poco senso ed &#232; un errore. Cosa intendeva ottenere? Ecco: non si sa; il problema non &#232; la sua improvvisazione nella guerra, ma in tutto ci&#242; che fa. In tutto. Dobbiamo necessariamente introdurre la psicologia nell&#8217;analisi del suo comportamento, e capire che Trump ha un forte disturbo narcisistico della personalit&#224;, come hanno sottoscritto 70.000 psicologi e professionisti americani (fonte: https://www.psychologytoday.com/us/basics/president-donald-trump). Il suo discorso alla nazione ha un senso solo come esibizione di s&#233; stesso, come la guerra ha senso come manifestazione del suo ego da bullo, come i dazi per far vedere che lui &#232; quello che ce l&#8217;ha pi&#249; lungo etc. La conclusione &#232; che i comportamenti di Trump, sfuggendo alla logica (semmai malvagia) della politica, evitando il razionale dell&#8217;utilitarismo, non essendo alla fine neppure ideologici, devono essere letti in chiave psicopatologica e questo, nella maniera pi&#249; assoluta, &#232; mille volte pi&#249; grave rispetto alla considerazione che sia un delinquente, un profittatore o</em> <em>altro.</em></p><p>Kafka SrL</p><div class="embedded-post-wrap" data-attrs="{&quot;id&quot;:192927045,&quot;url&quot;:&quot;https://kommander61.substack.com/p/venti-minuti-di-parole-che-non-aprono&quot;,&quot;publication_id&quot;:5244778,&quot;embedding_publication_id&quot;:null,&quot;publication_name&quot;:&quot;Kommander: Rapporto di Area&quot;,&quot;publication_logo_url&quot;:&quot;https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!LRon!,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F3d0b03bf-cbc9-4c7e-8360-106eb77cb1d4_1080x1080.png&quot;,&quot;title&quot;:&quot;Venti minuti di parole che non aprono Hormuz&quot;,&quot;truncated_body_text&quot;:&quot;Nota metodologica: Questo articolo &#232; prodotto nelle ore immediatamente successive al discorso televisivo di Trump del 1&#176; aprile 2026. 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I dati sui mercati asia&#8230;&quot;,&quot;date&quot;:&quot;2026-04-02T05:49:01.367Z&quot;,&quot;like_count&quot;:127,&quot;comment_count&quot;:68,&quot;bylines&quot;:[{&quot;id&quot;:351252410,&quot;name&quot;:&quot;Kommander61&quot;,&quot;handle&quot;:&quot;kommander61&quot;,&quot;previous_name&quot;:&quot;Kommander&quot;,&quot;photo_url&quot;:&quot;https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/50e3c62a-f341-4082-9d35-151d8ce1584b_1080x1080.jpeg&quot;,&quot;bio&quot;:&quot;Science, Warfare, Parenthood syv&#228; puolustus: Maa itse taistelee sinua vastaan&quot;,&quot;profile_set_up_at&quot;:&quot;2025-06-05T12:00:15.535Z&quot;,&quot;reader_installed_at&quot;:&quot;2025-06-07T18:02:37.886Z&quot;,&quot;publicationUsers&quot;:[{&quot;id&quot;:5349891,&quot;user_id&quot;:351252410,&quot;publication_id&quot;:5244778,&quot;role&quot;:&quot;admin&quot;,&quot;public&quot;:true,&quot;is_primary&quot;:true,&quot;publication&quot;:{&quot;id&quot;:5244778,&quot;name&quot;:&quot;Kommander: Rapporto di Area&quot;,&quot;subdomain&quot;:&quot;kommander61&quot;,&quot;custom_domain&quot;:null,&quot;custom_domain_optional&quot;:false,&quot;hero_text&quot;:&quot;Analisi geopolitiche e riflessioni d&#8217;impatto per distinguere il segnale dal rumore.&quot;,&quot;logo_url&quot;:&quot;https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/3d0b03bf-cbc9-4c7e-8360-106eb77cb1d4_1080x1080.png&quot;,&quot;author_id&quot;:351252410,&quot;primary_user_id&quot;:351252410,&quot;theme_var_background_pop&quot;:&quot;#FF6719&quot;,&quot;created_at&quot;:&quot;2025-06-05T12:00:34.264Z&quot;,&quot;email_from_name&quot;:null,&quot;copyright&quot;:&quot;Kommander&quot;,&quot;founding_plan_name&quot;:&quot;Membro sosternitore&quot;,&quot;community_enabled&quot;:true,&quot;invite_only&quot;:false,&quot;payments_state&quot;:&quot;disabled&quot;,&quot;language&quot;:&quot;it&quot;,&quot;explicit&quot;:false,&quot;homepage_type&quot;:&quot;newspaper&quot;,&quot;is_personal_mode&quot;:false,&quot;logo_url_wide&quot;:&quot;https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/1a700623-a387-4fc9-aa6a-d64f6ad8d02d_1344x256.png&quot;}}],&quot;is_guest&quot;:false,&quot;bestseller_tier&quot;:null,&quot;status&quot;:{&quot;bestsellerTier&quot;:null,&quot;subscriberTier&quot;:null,&quot;leaderboard&quot;:null,&quot;vip&quot;:false,&quot;badge&quot;:null,&quot;paidPublicationIds&quot;:[],&quot;subscriber&quot;:null}}],&quot;utm_campaign&quot;:null,&quot;belowTheFold&quot;:true,&quot;type&quot;:&quot;newsletter&quot;,&quot;language&quot;:&quot;en&quot;,&quot;source&quot;:null}" data-component-name="EmbeddedPostToDOM"><a class="embedded-post" native="true" href="https://kommander61.substack.com/p/venti-minuti-di-parole-che-non-aprono?utm_source=substack&amp;utm_campaign=post_embed&amp;utm_medium=web"><div class="embedded-post-header"><img class="embedded-post-publication-logo" src="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!LRon!,w_56,c_limit,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F3d0b03bf-cbc9-4c7e-8360-106eb77cb1d4_1080x1080.png" loading="lazy"><span class="embedded-post-publication-name">Kommander: Rapporto di Area</span></div><div class="embedded-post-title-wrapper"><div class="embedded-post-title">Venti minuti di parole che non aprono Hormuz</div></div><div class="embedded-post-body">Nota metodologica: Questo articolo &#232; prodotto nelle ore immediatamente successive al discorso televisivo di Trump del 1&#176; aprile 2026. Le fonti utilizzate sono Wall Street Journal, CNN, Washington Post, Reuters, New York Times, Telegraph, Le Monde, Times of Israel, Jerusalem Post, Corriere della Sera (intervista a Kenneth Rogoff). I dati sui mercati asia&#8230;</div><div class="embedded-post-cta-wrapper"><span class="embedded-post-cta">Read more</span></div><div class="embedded-post-meta">4 months ago &#183; 127 likes &#183; 68 comments &#183; Kommander61</div></a></div><p></p><p>Merce &#8220;strana&#8221;, ma sempre merce, costosa da produrre o comprare, e perci&#242; resiliente, difficile da distruggere. Una merce a cui aggiungere una IA non rischia di diminuirne il valore come merce intermedia della azienda guerra USA, guerra israeliana o iraniana. Ovviamente le IA aggiungeranno un enorme valore distruttivo. E prima o poi ci arriveremo.</p><p>Ad esempio, Trump e la sua amministrazione, i vertici di comando e controllo della azienda guerra USA, potrebbero essere sostituiti dal sistema di comando e controllo delle lucine led da mettere sull&#8217;albero di Natale. Con le lucine che si alternano in mondo randomico illuminando alcune scritte tra cui: &#8220;Spezzeremo le reni all&#8217;Iran&#8221;, &#8220;lo stretto di Hormuz sono cavoli vostri&#8221;, &#8220;le armi nucleari sono una minaccia&#8221;, &#8220;le armi nucleari iraniane non sono una minaccia&#8221;, &#8220;finisco tutto in una settimana&#8221;, &#8220;anzi due&#8221; e la prossima che, se non erro, non ha ancora pronunciato e che si riserva per il giorno di Natale: &#8220;tutta colpa della NATO&#8221;. Il costo del sistema che sostituir&#224; l&#8217;amministrazione presidenziale &#232; di 50 centesimi che saliranno a un dollaro per via dei dazi, autoinflitti, di importazione della Cina.</p><p>Ovviamente scherzo, ma una volta capito che il vertice del comando e controllo &#232; una merce, anche il resto del sistema pu&#242; essere pensato come una merce che organizza la produzione annua di altre merci per un totale di un trilione di dollari, nel caso USA.</p><p>Dato che il sistema di comando controllo ha bisogno di energia e risorse a sua volta, se queste risorse, territoriali o produttive, vengono distrutte allora la guerra termina. Cio&#232; l&#8217;azienda guerra avversaria smette di portare avanti il processo distruttivo che produce danni, smette di produrre distruzione.</p><p>A questo punto l&#8217;azienda guerra viene sciolta e gli utili distribuiti agli azionisti.</p><p>Quindi l&#8217;azienda guerra produce utili?</p><p>Ovviamente utili con il segno meno davanti e cio&#232; morte e distruzione.</p><p>Ma basta archiviarli come effetti collaterali, come una scuola di centosettanta bambine, che l&#8217;azienda guerra pu&#242; andare avanti, pronta per le prossime sfide aziendali.</p><h4>Coda seria</h4><p>Fare cose e distruggere cose sono due lati della stessa medaglia, e la medaglia nel suo insieme si chiama economia.</p><p>&#8220;Fa e desfa l&#8217;&#232; tut un laur&#224;&#8221; (che vuol dire &#8220;Fare e disfare &#232; comunque lavorare&#8221;, per i non lombardi).</p><p>Anche la natura procede cos&#236;, nasciamo, cresciamo, invecchiamo e moriamo come qualsiasi essere vivente su questa Terra. &#200; inevitabile. Lo accetto e la chiamo ecologia.</p><p>L&#8217;unico modo per superare questo &#232; portare agli altri ci&#242; che sappiamo, creare una conoscenza comune che aiuti tutti a sopportare questo percorso. Fare meglio ogni volta che si ricostruisce qualcosa che si era rotto. E lo facciamo e si chiama scienza con tutte le sue discipline dalla medicina all&#8217;astronautica.</p><p>Quello che non accetto &#232; che le persone vengano trattate come merce da fare e disfare, quel che non accetto &#232; che le stesse persone vogliano diventare merce, grilletti di un&#8217;arma che non comprendono neppure. Che cosa lascia tutto questo al mondo?</p><p>Che cosa lascer&#224; una guerra ad ognuno di noi, ai nostri figli, ai figli dei nostri figli?</p><p>Il coraggio di chi ha resistito a questa macchina infernale? la compassione per le vittime? la rabbia per i carnefici?</p><p>Cosa serve questa conoscenza comune della tragedia che chiamiamo guerra se non fa che peggiorarci, a portarci sempre di pi&#249; in una guerra insensata e genocida.</p><p>Aveva ragione Carl Philipp Gottlieb von Clausewitz nel dire che se fai una guerra devi accettare che non ha limiti, la guerra non ha limiti di umana crudelt&#224;.</p><p>Ma se in ogni guerra la nostra mancanza di limiti peggiora, usando i limiti non superati nel passato come arma per vincere ora, allora vuol dire che stiamo imparando solo quello, ad ucciderci con sempre maggiore spietatezza. Imparando a creare l&#8217;arma finale cio&#232; una IA al servizio di questa crudelt&#224;.</p><p>Forse mi sbaglio: la guerra &#232; sempre stata senza limiti e forse le legioni romane, gli eserciti di Napoleone le SS di Hitler uccidevano donne e bambini come ora i russi in Ucraina, l&#8217;esercito americano in Iran, Israele a Gaza, i miliziani di Hamas in Israele o le Rapid Support Forces del Sudan.</p><p>Ma se avessi ragione? Se stessimo diventando pi&#249; crudeli perch&#233; le parate militari nella Kiev occupata in tre giorni non fossero pi&#249; possibili? E se, con le stesse conseguenze, le &#8220;aziende guerra&#8221; di tutto il mondo ringalluzzite da Trump che decima i cubani a guardia di Maduro per portarlo in tribunale fossero convinte di una economicit&#224; della guerra e facessero i compitini sulle equazioni della <strong>distruzione di merci a mezzo di merci</strong>?</p><p>Vorrei dire loro che i compitini algebrici potete non farli se ci&#242; risparmia la vita ad un bambino. Anzi dovete uscire dalla modalit&#224; computer e ridiventare esseri umani. E se pensate che i compitini li dovete fare perch&#233; gli altri dell&#8217;azienda guerra concorrente li sta facendo, che anzi una IA li sta facendo per loro, allora tornate a casa dai vostri figli, e &#8220;date loro una carezza&#8221; guardando assieme la Luna, perch&#233; saranno gli ultimi attimi della vostra vita.</p><div><hr></div><p><a href="#_ftnref1">[1]</a> Libro fondamentale, ma introvabile, provate IBS <a href="https://www.ibs.it/produzioni-di-merci-a-mezzo-libro-piero-sraffa/e/9788806147716">https://www.ibs.it/produzioni-di-merci-a-mezzo-libro-piero-sraffa/e/9788806147716</a></p>]]></content:encoded></item><item><title><![CDATA[Le indagini del Prof. Piero Sraffa sull’assassinio dell’economia ]]></title><description><![CDATA[Produzione di merci (e conoscenza) a mezzo di merci (e conoscenza) e la crisi del Golfo Persico]]></description><link>https://ecologiadellaconoscenza.substack.com/p/le-indagini-del-prof-piero-sraffa</link><guid isPermaLink="false">https://ecologiadellaconoscenza.substack.com/p/le-indagini-del-prof-piero-sraffa</guid><dc:creator><![CDATA[Ecologia della conoscenza]]></dc:creator><pubDate>Wed, 01 Apr 2026 11:29:37 GMT</pubDate><enclosure url="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!Y4O6!,w_256,c_limit,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F1e479ec5-2bf2-4b46-9f3d-29df470c8dc3_838x838.jpeg" length="0" type="image/jpeg"/><content:encoded><![CDATA[<p><em>Le mie note sono sempre e solo flussi di pensiero appoggiati a quello che sto scrivendo, quindi scoprirete, come me, il loro scopo solo alla fine della nota. Non so tutto in anticipo e quindi il percorso risulter&#224; confuso: non ho una tesi da dimostrare, ma un ragionamento da condividere&#8230;</em></p><p>Purtroppo, o per fortuna, la maggior parte delle merci moderne sono il risultato di una attivit&#224; collettiva globale.</p><p>Produrre mais nel proprio campo potrebbe sembrare l&#8217;attivit&#224; individuale per eccellenza, ma ormai la semente la fornisce una multinazionale e i concimi vengono dai paesi del golfo. Per non parlare dei trattori e della attrezzatura agricola e del gasolio che serve a farli funzionare.</p><p>Il mais che viene prodotto viene poi usato in processi di trasformazione pi&#249; o meno locali che sono in competizione di prezzo e qualit&#224; con il mais prodotto nel resto del mondo, e quindi influenzano qualit&#224; e prezzo del mais prodotto in quel campo e i suoi derivati.</p><p>Insomma, fin dalla fine dell&#8217;agricoltura di sussistenza ogni merce umana &#232; influenzata da una miriade di altre merci umane.</p><p>Oggi possiamo dire che il rapporto reciproco di qualsiasi merce &#232; planetario.</p><p>Ma alla base di questa relazione planetaria vi &#232; una relazione planetaria pi&#249; profonda: la conoscenza globale di produzione e di consumo di qualsiasi merce.</p><p>Se vi &#232; una qualche speranza che le conoscenze siano diversificate sulle opinioni, religioni, pratiche sociali non vi &#232; alcuna speranza per quanto riguarda le conoscenze di produzione e di consumo delle merci.</p><p>Vi &#232; una eccezione sulla faccia della terra di economia complessa che possieda merci che sono frutto di conoscenze locali e quindi di merci locali non correlate alle merci e alla conoscenza in tutto il mondo?</p><p>Forse qualche popolo aborigeno in Amazzonia &#232; ancora isolato dalla &#8220;civilt&#224;&#8221; planetaria delle merci, per il resto nessuno.</p><p>Neppure la Corea del Nord vive isolata in termini di relazione delle proprie merci con quelle altrui. Lo dimostrano le produzioni militari frutto di emulazione o produzione diretta di Russia e Cina. Certo l&#8217;unit&#224; primitiva di produzione nordcoreana, il villaggio agricolo, produce in condizioni di ristrettezza fisica e culturale enorme, ma come obiettivi risponde al regime che li stabilisce rispetto alle relazioni internazionali che mantiene per procurarsi le materie prime essenziali e le tecnologie che, al minimo, servono a conservare quelle relazioni (tipo le armi nucleari, la merce per eccellenza con cui ci gingilliamo).</p><p>Quindi le merci, qualsiasi merce terrestre &#232; un nodo di una rete di merci che servono a produrla e che la usano per altre produzioni.</p><p>Le equazioni lineari di Piero Sraffa nella sua opera &#8220;produzione di merci a mezzo di merci&#8221; del 1960 consentivano di definire le merci necessarie alla produzione di una certa quantit&#224; di merce, ma adesso sarebbero praticamente infinite e infinitamente ricorsive.</p><div class="captioned-image-container"><figure><a class="image-link image2 is-viewable-img" target="_blank" href="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!nO3A!,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F3fd08062-9de6-4a8c-bc49-33fdba80a446_184x273.jpeg" data-component-name="Image2ToDOM"><div class="image2-inset"><picture><source type="image/webp" srcset="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!nO3A!,w_424,c_limit,f_webp,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F3fd08062-9de6-4a8c-bc49-33fdba80a446_184x273.jpeg 424w, https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!nO3A!,w_848,c_limit,f_webp,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F3fd08062-9de6-4a8c-bc49-33fdba80a446_184x273.jpeg 848w, https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!nO3A!,w_1272,c_limit,f_webp,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F3fd08062-9de6-4a8c-bc49-33fdba80a446_184x273.jpeg 1272w, 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stroke-width="1.5" stroke="var(--color-fg-primary)" stroke-linecap="round" stroke-linejoin="round" xmlns="http://www.w3.org/2000/svg"><g><path d="M2.53001 7.81595C3.49179 4.73911 6.43281 2.5 9.91173 2.5C13.1684 2.5 15.9537 4.46214 17.0852 7.23684L17.6179 8.67647M17.6179 8.67647L18.5002 4.26471M17.6179 8.67647L13.6473 6.91176M17.4995 12.1841C16.5378 15.2609 13.5967 17.5 10.1178 17.5C6.86118 17.5 4.07589 15.5379 2.94432 12.7632L2.41165 11.3235M2.41165 11.3235L1.5293 15.7353M2.41165 11.3235L6.38224 13.0882"></path></g></svg></button><button tabindex="0" type="button" class="pencraft pc-reset pencraft icon-container view-image"><svg xmlns="http://www.w3.org/2000/svg" width="20" height="20" viewBox="0 0 24 24" fill="none" stroke="currentColor" stroke-width="2" stroke-linecap="round" stroke-linejoin="round" class="lucide lucide-maximize2 lucide-maximize-2"><polyline points="15 3 21 3 21 9"></polyline><polyline points="9 21 3 21 3 15"></polyline><line x1="21" x2="14" y1="3" 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La possibilit&#224; di avere merci uguali e indistinguibili proviene dalle leggi della fisica quantistica che impone che due particelle dello stesso tipo (elettroni, neutroni e protoni nella nostra quotidianit&#224;) sono indistinguibili tra di loro e quindi sono indistinguibili i loro aggregati in atomi e gli aggregati di atomi in molecole o aggregati di molecole in un certo ordine lineare come nel DNA o nelle proteine. Anche due chicchi di mais prodotti con lo stesso DNA sono molto simili tra di loro, come due gemelli omozigoti sono identici fisicamente a meno di differenze provocate dalla loro diversa vita.</p><p>La conoscenza non &#232; un problema, o almeno la conoscenza ha un costo limitato rispetto ad altri aspetti. Nel produrre mais uno dei costi principali &#232; il concime a base di azoto organico. Molto di pi&#249; della conoscenza pagata a chi ha progettato la semente o il trattore per coltivarla<a href="#_ftn1">[1]</a>.</p><p>Quanto ossido di ferro serve nei catalizzatori di azoto per produrre ammoniaca a partire dall&#8217;azoto atmosferico e dal metano nei sistemi di produzione in Arabia Saudita? Un ingegnere esperto del processo Bosch-Haber saprebbe dirlo.</p><p>Ma per costruire un sistema di produzione di ammoniaca dobbiamo considerare non solo quanto costa il metano e il ferro (l&#8217;azoto dell&#8217;aria &#232; gratis) ma soprattutto quanto costa l&#8217;impianto redditizio. Li hanno costruiti in Arabia Saudita per la disponibilit&#224; di metano con cui fornire materie prime ed energia al processo. Ma sono il luogo giusto per garantirne una fornitura globale sicura a prezzi vantaggiosi?</p><p>Insomma, il legame globale delle merci con le merci deve alla fine tener conto di conoscenze sulla gestione politica ed economica del mondo. A sua volta questa capacit&#224; produttiva, o mancanza di capacit&#224; produttiva o di merci necessarie a renderla fattibile, &#232; influenzata da fattori che non hanno nulla a che fare con la conoscenza tecnica che rende potenzialmente fattibile la capacit&#224; produttiva.</p><p>Anche i vincoli politici ed economici sono una merce da mettere dentro le equazioni di Sraffa?</p><p>Un tentativo alla Sraffa di legare le merci alle merci per&#242; occorrer&#224; farlo perch&#233; tutte le relazioni di questa rete complessa non sono <strong>resilienti</strong> ai cambiamenti. Cambiamenti politici nelle relazioni tra paesi, dazi e vincoli sembrano nascere proprio dove si pensava di aver trovato un equilibrio economico e tecnologico.</p><p>E la risposta demagogica &#8220;facciamo tutto in casa&#8221; non ha senso.</p><p>Ad esempio, si fa un gran blaterare di nucleare in tutte le nazioni del mondo per renderle resilienti da un punto di vista energetico e l&#8217;uranio arricchito ad uso civile proviene quasi tutto da una sola azienda in &#8230; Russia. O, per lo stesso obiettivo di indipendenza energetica si comprano i pannelli fotovoltaici e le batterie ovviamente in &#8230; Cina. Per non parlare di raffinazione di terre rare, produzione di chip, produzione di macchine per produrre chip, produzione di specchi per produrre le macchine che producono i chip.</p><p>Li stessi chip che finiranno sui trattori per l&#8217;agricoltura di precisione che serve a ridurre l&#8217;uso dei fertilizzanti nella produzione di mais.</p><p>Certo senza mais si muore di fame, senza energia si muore di freddo, senza chip si muore &#8230; di fame e di freddo. Tutto sembra un <strong>cappio</strong> che stringe alla gola le persone di tutto il mondo. E tirando un filo qui e un filo la, le persone prese al cappio fanno del loro meglio per stringere il cappio proprio e quello altrui.</p><p>Nelle equazioni di Sraffa non c&#8217;era una colonna per il <strong>denaro</strong>. Anzi tutto il suo capolavoro intende dimostrare che il denaro non &#232; necessario a definire una economia moderna.</p><p>E se fosse quello il problema, cio&#232; il denaro, non la propriet&#224; dei mezzi di produzione o della conoscenza, ma i soldi e la loro fattibilit&#224; potenziale di produrre qualsiasi azione?</p><p>Come abbiamo visto per&#242; il denaro serve agli Stati per gestire le proprie attivit&#224; <strong>mutualistiche</strong>: sanit&#224;, istruzione, sicurezza e soprattutto mutualizzazione del debito collettivo, del credito concesso ad una nazione per gestire in modo resiliente il suo ruolo mutualistico.</p><p>Il denaro posseduto dal privato serve a gestire i rischi che non sono mutualizzabili, come appunto l&#8217;acquisto delle merci (e della conoscenza) che si ritengono necessari alla propria attivit&#224; di produttori di merci (e conoscenza).</p><p>Quindi il denaro non &#232; di per s&#233; il colpevole di questa strozzatura reciproca nella produzione di merci e conoscenza.</p><p>Oppure no, magari dal suo rifugio a Cambridge, Piero Sraffa, se fosse ancora tra noi, ci direbbe: avete visto cosa succede a non studiare le mie idee?</p><p>Ma forse Sraffa ci viene in aiuto dall&#8217;aldil&#224; quando analizza il problema della formazione dei prezzi<a href="#_ftn2">[2]</a>:</p><p><em>Se nella determinazione degli equilibri particolari delle singole merci, in un sistema statico di libera concorrenza non &#232; possibile considerare curve di costi crescenti o decrescenti senza introdurre ipotesi che contraddicono la natura stessa del sistema, ne consegue, da questo punto di vista, che &#8220;il costo di produzione delle merci prodotte in concorrenza [&#8230;] dovrebbe essere considerato costante agli effetti di piccole variazioni nella quantit&#224; prodotta&#8221;<a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Piero_Sraffa#cite_note-13"><sup>[13]</sup></a> e che la curva di offerta di lungo periodo di un&#8217;industria sia orizzontale. Di conseguenza il prezzo e la quantit&#224; prodotta di un bene non risultato dall&#8217;azione simultanea della curva di offerta e della curva di domanda: il prezzo &#232; determinato dai <strong>costi di produzione</strong>, mentre la quantit&#224; prodotta &#232; determinata dalla <strong>domanda del bene</strong>. La simmetria neoclassica tra domanda e offerta &#232; spezzata. La vecchia teoria degli economisti classici, che in regime di concorrenza, &#8220;fa dipendere il valor delle merci solo dal costo di produzione &#8211; osserva Sraffa &#8211; sembra essere ancora la migliore di cui disponiamo&#8221;.<a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Piero_Sraffa#cite_note-14"><sup>[14]</sup></a>.</em></p><p><em>Infine, Sraffa osserva che l&#8217;esperienza mostra che molte imprese (in particolare la maggior parte di quelle che producono beni di consumo) operano in condizioni di costi decrescenti, che consentono di diminuire il prezzo per aumentare le vendite, come se operassero in regime di <strong>monopolio</strong>. Ipotizza, quindi, che tali imprese, pur non operando in regime di monopolio, possano comunque disporre ciascuna di un loro <strong>particolare mercato</strong>.<a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Piero_Sraffa#cite_note-15"><sup>[15</sup></a></em></p><p>(il grassetto &#232; mio).</p><p>Quindi, se ho capito bene, la diminuzione dei costi di produzione alla crescita delle quantit&#224; prodotte non dovrebbe esserci in una situazione di concorrenza. Il monopolista, lo aggiungo io, tiene i prezzi alti e li diminuisce per aumentare la domanda massimizzando i profitti. Se calo del 10% il prezzo e riesco ad aumentare del 20% la domanda &#232; chiaro che guadagno di pi&#249;.</p><p>Lo stesso avviene anche all&#8217;opposto se la domanda &#232; rigida e diminuisco le quantit&#224; prodotte. In questo caso aumento il prezzo a piacimento e se, ad esempio, calo del 20% la produzione e aumento il prezzo del 100% continuo a guadagnare di pi&#249;.</p><p>Tutto lo strangolamento planetario nasce per l&#8217;esistenza di un regime di monopolio (o di particolari mercati) che impedisce la nascita di una concorrenza nella produzione di merci a mezzo di merci?</p><p>La variabile politica &#232; solo sussidiaria a quella monopolistica o ne &#232; la causa e l&#8217;effetto?</p><p>Ricapitoliamo:</p><p>1. la natura quantistica delle merci a largo consumo (l&#8217;identit&#224; dei prodotti di uno stesso tipo che hanno il proprio DNA in conoscenze uguali di produzioni e materie prime usate) imporrebbe in un mercato di libera concorrenza prezzi costanti nel tempo e nei volumi di produzione. La variazione della domanda o della offerta aggiusta le quantit&#224; e non i prezzi. Da qui nasce la possibilit&#224; di relazioni lineari nella produzione di merci a partire da merci senza che il denaro entri in gioco.</p><p>2. Questo non avviene a causa di posizione di violazione della libera concorrenza con monopoli o particolari mercati.</p><p>Questo ultimo aspetto indubbiamente fa rientrare in gioco il denaro ben oltre la sua naturale funzione statale di mutualizzazione dei servizi per la riduzione dei rischi collettivi.</p><p>Si badi bene, questa visione di Sraffa priva del denaro, non significa che si ritorni al baratto, ma che il denaro ha un valore di scambio con le merci stabile, stabile tanto quanto il costo di produzione che, abbiamo visto rimane stabile al cambiare nel tempo dei volumi. Questa stabilit&#224; rimane tale finch&#233; la produzione mantiene le stesse caratteristiche &#8220;quantistiche&#8221; di processo e di conoscenza per produrlo, senza innovazioni tecnologiche.</p><p>Nella realt&#224; per&#242; i prezzi, in denaro, delle merci reagiscono ad una variazione della quantit&#224; di domanda o di offerta.</p><p>Non tutti per&#242;, ad esempio l&#8217;offerta di energia elettrica da fotovoltaico rimarr&#224; costante perch&#233; vi &#232; perfetta concorrenza tra gli operatori anche se il costo del gas per coprire la domanda elettrica insoddisfatta raddoppia o triplica per effetto della guerra nel golfo. E questo &#232; il motivo per cui non si investe in fotovoltaico od eolico: non esiste la possibilit&#224; di creare un monopolio od un mercato particolare. Dopo una iniziale attenzione politica delle aziende e degli stati petroliferi alle rinnovabili essa si &#232; raffreddata negli ultimi cinque anni perch&#233; essi si allineano ai costi di produzione in un regime di libera concorrenza.</p><p>Il costo di produzione del petrolio e del gas nel mondo &#232; diverso ma sostanzialmente molto al di sotto dei trenta dollari al barile, anche tenendo conto di licenze di estrazione e di estrazione di gas e petrolio di origine geologica diversa nelle varie parti del mondo. Anche tenendo conto di tutti i costi del credito e di pagamento dei rendimenti agli investitori. Qualsiasi aumento rispetto a questo prezzo &#232; puro guadagno delle societ&#224; petrolifere che continuano ad estrarre petrolio agli stessi costi.</p><p>Sul petrolio non esiste un monopolio, troppo rischioso, ma un cartello e la definizione di un particolare mercato. La famosa &#8220;legge della domanda e dell&#8217;offerta&#8221;, dice Sraffa, non esiste per ragioni economiche in un regime di libera concorrenza, &#232; un artefatto umano, politico che crea mercati e monopoli particolari.</p><p>La ragione di questo artefatto &#232; il conflitto fine a s&#233; stesso, come abbiamo visto nel post sulla guerra e la pace, senza possibilit&#224; di una libert&#224; di lasciare le comunit&#224; in conflitto. Ad esempio, passando ad energie rinnovabili, bloccate da decisioni politiche antieconomiche (i &#8220;mulini a vento&#8221; orribili di Trump). La decisione presa perch&#233; la si pu&#242; prendere come abbiamo visto nel post sulle caramelle.</p><p>La irrazionalit&#224; al potere solo per divertirsi del proprio &#8220;giocattolino&#8221; militare ed economico.</p><p>La presa di questa ideologia del conflitto, del faccio &#8220;quel cazzo che mi pare&#8221;, entra in conflitto con la richiesta di razionalit&#224; economica, o razionalit&#224; tout court, che viene vista come &#8220;woke&#8221; e incapace di difendersi fino alla eliminazione delle tendenze irrazionali. In un rapporto tra cura della pazzia e il potere che riporta a Michel Foucault e Franco Basaglia e alla psichiatria che ai discorsi del mite genio di Sraffa.</p><p>La rottura della pluridecennale amicizia di Piero Sraffa con Ludwig Wittgenstein<a href="#_ftn3">[3]</a> a Cambridge forse ha a che fare con la chiusura dello stretto di Hormuz?</p><p>Mi piace pensarlo.</p><p>Coda antropologica:</p><p><em>Si racconta che durante una conversazione in treno, Wittgenstein insisteva che una proposizione e ci&#242; che descrive devono avere la stessa &#8220;forma logica&#8221;. Sraffa fece un gesto napoletano di disprezzo (spazzando il mento con le dita) e chiese: &#8220;Qual &#232; la forma logica di questo?&#8221;</em></p><div><hr></div><p><a href="#_ftnref1">[1]</a> https://www.informatoreagrario.it/filiere-produttive/seminativi/ismea-fa-il-punto-su-costi-e-redditivita-del-mais</p><p><a href="#_ftnref2">[2]</a> <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Piero_Sraffa">https://it.wikipedia.org/wiki/Piero_Sraffa</a></p><p>Si veda l&#8217;articolo per le citazioni nell&#8217;archivio di Sraffa a Cambridge</p><p><a href="#_ftnref3">[3]</a> Friendship and Intellectual Intercourse Between Sraffa and Wittgenstein: A Timeline, December 2017, DOI:10.1108/S0743-41542017000035B004</p><p>In book: Research in the History of Economic Thought and Methodology (pp.101-129), Authors: Lucia Morra, University of Turin</p><p><a href="https://www.researchgate.net/publication/321879082_Friendship_and_Intellectual_Intercourse_Between_Sraffa_and_Wittgenstein_A_Timeline/link/6144b1a63c6cb31069770d1c/download">https://www.researchgate.net/publication/321879082_Friendship_and_Intellectual_Intercourse_Between_Sraffa_and_Wittgenstein_A_Timeline/link/6144b1a63c6cb31069770d1c/download</a></p>]]></content:encoded></item><item><title><![CDATA[Sulla guerra e sulla pace in Amerika]]></title><description><![CDATA[Su come il conflitto politico e militare sia basato sulla assenza di regole. E come costruire la pace]]></description><link>https://ecologiadellaconoscenza.substack.com/p/sulla-guerra-e-sulla-pace-in-amerika</link><guid isPermaLink="false">https://ecologiadellaconoscenza.substack.com/p/sulla-guerra-e-sulla-pace-in-amerika</guid><dc:creator><![CDATA[Ecologia della conoscenza]]></dc:creator><pubDate>Mon, 30 Mar 2026 17:49:28 GMT</pubDate><enclosure url="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!Y4O6!,w_256,c_limit,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F1e479ec5-2bf2-4b46-9f3d-29df470c8dc3_838x838.jpeg" length="0" type="image/jpeg"/><content:encoded><![CDATA[<p>Vi &#232; un aspetto che non &#232; necessariamente economico nelle relazioni sociali e sono appunto le regole con cui si manifestano queste relazioni.</p><p>Le relazioni sono governate da conoscenza cio&#232; da regole che determinano lo spazio di azioni che verranno sviluppate nel tempo. Si tratta di visioni del mondo che agiscono per&#242; nel mondo reale per piegarlo a quella visione.</p><p>Prendiamo, ad esempio, le divisioni, le diverse visioni, tra repubblicani e democratici in America.</p><p>Anche solo discutere di questi aspetti &#232; difficile e gli unici elementi oggettivi sono i voti o i sondaggi.</p><p>Tralasciamo per un momento le regole e le variegate conoscenze sottostanti alla produzione di questi dati oggettivi e cio&#232; i meccanismi per esprimere i voti o la definizione delle domande a cui rispondono i sondaggi.</p><p>Rimaniamo ad esempio<a href="#_ftn1">[1]</a> nell&#8217;ambito dei sondaggi e prendiamo un esempio specifico: l&#8217;appoggio del popolo americano alla guerra in Iran (il 40%). Un commentatore politico prende questi dati e cerca di sviscerarli rispetto al posizionamento attuale e futuro della popolazione rispetto ad una amministrazione in prospettiva di un voto futuro (le elezioni di mid term per eleggere circa la met&#224; dei rappresentanti di Camera e Senato). Se il numero di rappresentanti eletti sar&#224; in maggioranza democratico il Congresso potrebbe opporsi all&#8217;attuale amministrazione.</p><p>L&#8217;importanza del dato &#232; quindi quella di possedere relazioni con altri dati che si sono verificate in passato.</p><p>Questa correlazione &#232; conoscenza sui legami tra i dati che permettono di prevedere dati futuri e gli effetti che, tramite ulteriori regole, hanno sulla realt&#224;.</p><p>Ma l&#8217;agone politico, come la guerra, determina le regole stesse con cui le relazioni tra i dati portano a previsioni.</p><p>Ad esempio, Trump potrebbe non accettare, come ha gi&#224; fatto, l&#8217;esito del voto e prevenire un vincolo alle proprie azioni. E questo sovvertimento delle regole pu&#242; essere accettato da una parte significativa della popolazione pur di conservare le regole che produrranno la realizzazione della propria visione.</p><p>Alcuni vedono questo processo di cambiamento delle regole in guerra o in politica come un obiettivo economico, cio&#232; una minimizzazione dell&#8217;energia libera consumata dalle relazioni sociali per lasciare la maggiore parte di questa energia a disposizione della persona che agisce <strong>in guerra o in politica</strong>. Nel caso della guerra possiamo vedere il lato economico del bottino che viene estratto o conservato, nel caso della politica una diminuzione delle tasse o un aumento dei sussidi.</p><p>Ma questa visione economica della guerra o della politica &#232; profondamente sbagliata. Non si modella, nei conflitti, la propria azione secondo criteri economici, di logica dei rapporti tra i fattori economici, la cosa importante &#232; solo la natura di &#8220;bottino&#8221;, non la natura del bottino o il metodo in cui &#232; ottenuto.</p><p>Ad esempio, i conservatori sono favorevoli sia alla riduzione delle tasse che ai sussidi che li interessano, come ad esempio agricoltori o petrolieri. O a un aumento delle attivit&#224; militari in Iran e a una diminuzione dei prezzi dei carburanti. O una diminuzione delle intromissioni dello Stato e a una riduzione delle libert&#224; civili.</p><p>Esigenze discordanti e contraddittorie sono presenti anche nella visione democratica che &#232; ad esempio quella di favorire culture locali e obiettivi globali in contrasto tra i due livelli. Come, ad esempio, proporre l&#8217;elettrificazione globalmente e opporsi alla costruzione di reti di distribuzione localmente. Opporsi alle discariche e contemporaneamente lottare contro gli inceneritori per eliminarle. Aumentare i diritti delle minoranze e obbligare i comportamenti delle maggioranze. Vedere il complotto delle grandi realt&#224; politiche e accettare la tolleranza comportamentale nelle piccole. Favorire le aggregazioni sindacali per la difesa dei lavoratori e sminuire il ruolo della selezione della classe dirigente di queste organizzazioni. Portare movimenti culturali e farne un monopolio e una rendita di posizione contro nuove culture.</p><p>In guerra o in politica si vuole tutto e anche la distruzione delle regole che producono questo tutto.</p><p>Quindi la guerra e la politica non sono modelli di comportamento economico, ma la sistematica violazione di qualsiasi modello. Tutto e il suo contrario.</p><p>Qua il problema non &#232; di conoscenza, ma di <strong>distruzione della conoscenza</strong> vista come un vincolo alla propria azione.</p><p>Ma essendo tutto questo sviluppato nella realt&#224; &#232; possibile conoscere questo processo e sviluppare una scienza della politica e della guerra. Cio&#232; se il puro &#8220;prendere&#8221; &#232; ci&#242; che conta allora nessuna logica tra ci&#242; che viene preso conta. E questo porta ad una enorme <strong>semplificazione</strong> del rapporto con la realt&#224; nei comportamenti umani di tipo politico o militare.</p><p>La guerra e la politica sono un articolato e complesso discorso in cui per&#242; tutto ci&#242; che si dice non conta e ogni azione &#232; finalizzata alla <strong>vittoria</strong>, costi quello che costi. Non importa cosa sia la vittoria, come venga raggiunta e soprattutto non importa quando verr&#224; raggiunta. &#200; una caduta consapevole il cui unico fine &#232; la caduta stessa.</p><p>Potrebbe sembrare assurdo, irreale, ma purtroppo o per fortuna lo &#232;.</p><p>Intendiamoci bene non &#232; che il costo di un missile o di un sussidio non importino nella realt&#224;, ma questo non determina il comportamento di usare o non usare quel missile o di concedere o non concedere quel sussidio. Nella contingenza politica o militare si discuter&#224; a lungo dei pro e i contro operativi, tattici e strategici, ma la scelta non sar&#224; determinata da essi. Come abbiamo visto nel post sulle caramelle vi &#232; un ampio spazio di libert&#224; lasciato alla politica. E lo stesso vale per i militari. E alla fine si fa qualcosa solo <strong>perch&#233; lo si pu&#242; fare</strong>.</p><p>Il ruolo della improvvisazione &#232; fondamentale non solo in politica, ma anche nella guerra e questo richiede che la realt&#224; tattica e strategica lasci uno spazio quasi esclusivo alla sorpresa in ambito operativo.</p><p>&#200; il famoso discorso della direzione della trave trasportata da tanti uomini fatta da Tolstoj alla fine di Guerra e Pace. Tutti dicono di averne determinato il percorso, specialmente quelli che non la stavano trasportando.</p><p>E questo semplifica le cose e aiuta a prevedere il futuro degli eventi guidati dal comportamento militare e politico delle persone. <strong>La mancanza di regole &#232; una regola ferrea</strong> che porta ad un determinismo della previsione del comportamento umano.</p><p>Innanzitutto, ogni sistema nel quale la conoscenza non conta nei comportamenti non diventa <strong>casuale o caotico</strong>. A livello di conoscenza locale e globale. Una piattaforma di apprendimento basata sulla riduzione della complessit&#224; e sorpresa, per sopravvivere al conflitto impara a diventare complessa e piena di sorprese. E questo &#232; molto semplice da fare e lo sa ogni cittadino o soldato: <strong>non devi diventare prevedibile</strong>.</p><p>Diventare prevedibile politicamente per un cittadino significa essere trascurato dalla profferta politica, diventare un voto sicuro sul quale non vale la pena di investire. Non mi soffermo sulla necessit&#224; del soldato ad essere imprevedibile perch&#233; &#232; ovvia, non solo verso il nemico, ma anche per la propria parte e questo vincola tutta una serie di contromisure interne come ad esempio la gerarchia, gli ordini a cui non si pu&#242; disobbedire pena la morte ecc...</p><p>Ulisse, il re guerriero, conosce bene la sua imprevedibilit&#224; comportamentale e la vuole vivere come profonda e dolorosa consapevolezza facendosi legare all&#8217;albero mentre ascolta il canto delle sirene.</p><p>Il cittadino che corrisponde alle regole economiche nelle proprie scelte politiche &#232; destinato ad essere vittima dei meccanismi politici pi&#249; spietati. Come un soldato che fa sempre lo stesso percorso in trincea finir&#224; vittima di un cecchino o di una granata.</p><p>Ma detto questo ritorniamo al problema di fondo: <strong>chi ha il potere di cambiare le regole non ha nessuna regola</strong>.</p><p>Le regole, infatti, nascono rispetto ad ambiti in cui la realt&#224; definisce regole che non possono essere violate:</p><p>&#183; la morte necessaria di ognuno e la fine del suo agire, con le regole della religione o della medicina che definiscono i termini metafisici e fisici di quel morire.</p><p>&#183; La conservazione dell&#8217;energia con la necessit&#224; di gestire risorse limitate come cibo, oro, calore e movimento che produce la scienza e le regole economiche per la gestione dei rischi come abbiamo visto in altri post.</p><p>&#183; Il coordinamento necessario nei gruppi per l&#8217;allevamento della prole e la sopravvivenza isolati in ambienti naturali ostili che produce la conoscenza di linguaggi, letteratura e filosofia morale, diritto e tecnologie. Come ben spiegato ne &#8220;l&#8217;alba di tutto&#8221; che descrive societ&#224; pre-guerriere e pre-politiche</p><p>Tutta questa conoscenza non scompare nel conflitto politico o militare, ma <strong>non se ne aggiunge altra</strong>. Pena la morte fisica, economica e sociale. Cio&#232; l&#8217;accettare regole comportamentali nel conflitto permette l&#8217;uso delle altre regole per eliminare l&#8217;individuo che le osserva. Quindi &#232; impossibile, sul piano individuale, rispettare una regola, sviluppare conoscenza che attraverso l&#8217;azione diventi regola.</p><p>Man mano le persone prevedibili per vincoli economici o morali vengono eliminate.</p><p>Quindi chi ha vincoli economici, sociali o morali deve evitare attivamente e continuamente i conflitti in cui sarebbe inevitabilmente perdente, vittima perch&#233; non pu&#242; diventare carnefice.</p><p>Ma come si fa ad evitare di entrare in contatto con conflitti politici o militari. Come evitare lo scontro con persone che scelgono di essere imprevedibili, che fanno di questa imprevedibilit&#224; la propria forza principale?</p><p>Abbiamo visto<a href="#_ftn2">[2]</a> che la base di tutto &#232; il diritto all&#8217;asilo e quindi la <strong>libert&#224; di lasciare la comunit&#224;</strong>. L&#8217;accoglienza di qualcuno che ha vissuto azioni diverse e quindi conoscenze diverse viene vista come opportunit&#224; e miglioramento della resilienza collettiva.</p><p>Lasciare il luogo del conflitto militare o politico pu&#242; essere creativo di una possibilit&#224; di pace, ma chi provoca il conflitto sa che questo significa <strong>perdere tutto</strong> se l&#8217;accoglienza non &#232; regola sociale condivisa dalla maggior parte dei gruppi o organizzazioni.</p><p>Per questo motivo &#232; fondamentale predisporre la possibilit&#224; dell&#8217;accoglienza nella propria comunit&#224; e anche al di fuori della propria comunit&#224;. Ci&#242; &#232; necessariamente la creazione della terza libert&#224; indicate nell&#8217;alba di tutto, cio&#232; la <strong>creazione di nuove relazioni con gli altri</strong>. Relazioni che possono essere occasionali, come i grandi raduni continentali nel neolitico, ma che sono la premessa all&#8217;opportunit&#224; di lasciare la comunit&#224; per evitare il conflitto.</p><p>Quindi la premessa della pace, cio&#232; evitare la partecipazione al conflitto senza regole della politica e della guerra, &#232; la partecipazione o ameno il contatto con comunit&#224; diverse e distanti tra di loro in cui &#232; potenzialmente possibile sentirsi a casa come nella propria comunit&#224;.</p><p>Ma per realizzare questo bisogna conservare la <strong>libert&#224; di ignorare la volont&#224; altrui</strong>, che ovviamente, volendo tener chiusa l&#8217;arena in cui vincere il conflitto, ordiner&#224; di non avere contatti con altre comunit&#224;.</p><p>La crisi degli USA &#232; essenzialmente dovuta alla riduzione della <strong>mobilit&#224;</strong> originaria che aveva creato una comunit&#224; continentale coesa e pacifica, l&#8217;eccezionalismo americano. La fine della mobilit&#224; ha portato alla nascita di opposizione all&#8217;emigrazione prima ancora che alla immigrazione. Presunte solidariet&#224; locali di combattenti hanno creato una frattura interna al paese.</p><p>Il conflitto senza regole, non ha neppure regole di nascita, nasce dalla possibilit&#224; di attuarlo sulla base di un pretesto qualsiasi, come un sistema instabile che tende normalmente allo squilibrio e alla morte.</p><p>Evitare il conflitto richiede invece il rispetto di regole, di regole di accettazione delle libert&#224; fondamentali altrui. Richiede, cio&#232;, delle azioni conseguenti a queste regole come la creazione di nuove relazioni sociali in cui potersi spostare per evitare di dover obbedire a degli ordini.</p><p>Prima che sia troppo tardi.</p><p>Quindi cosa possono fare gli americani che sono contrari al conflitto politico e militare?</p><p>Andare tutti in Canada? Spostarsi in massa in Europa?</p><p>La soluzione pi&#249; semplice &#232; favorire gli spostamenti interni con incentivi economici ed abitativi. Gran parte degli USA sono disabitati e le opportunit&#224; di creare nuove comunit&#224; economiche sono enormi, ma vengono sfruttate solo dagli immigrati che non votano. Immigrati che quasi sempre hanno abbandonato il loro paese a causa di conflitti politici e militari.</p><p>Purtroppo, chi intraprende la strada del conflitto non ha speranze perch&#233; ogni forma di dialogo viene visto, con poca sorpresa, come l&#8217;ennesima tattica di eliminazione. L&#8217;atteggiamento conflittuale &#232;, a livello individuale, <strong>irreversibile</strong>. Ma almeno evitiamo che tanti altri cadano nell&#8217;abisso della paranoia e della costruzione di mondi complessi e pieni di sorprese in cui divertirsi ad eliminarsi a vicenda.</p><p>&#200; per questo che noi vecchi dobbiamo morire.</p><div><hr></div><p><a href="#_ftnref1">[1]</a> <a href="https://www.nytimes.com/2026/03/28/upshot/iran-war-trump-popularity.html">https://www.nytimes.com/2026/03/28/upshot/iran-war-trump-popularity.html</a></p><p><a href="#_ftnref2">[2]</a> Nel libro &#8220;L&#8217;alba di tutto. Una nuova storia dell&#8217;umanit&#224;&#8221; (2021), David Graeber e David Wengrow definiscono tre libert&#224; fondamentali che sostengono siano state possedute dalla maggior parte delle societ&#224; umane nel corso della storia, ma che la societ&#224; moderna ha in gran parte perso:</p><p>La libert&#224; di allontanarsi o trasferirsi (la libert&#224; di andarsene): La possibilit&#224; di spostarsi fisicamente e abbandonare il proprio luogo di residenza o comunit&#224; di appartenenza, sapendo di poter essere accolti altrove.</p><p>La libert&#224; di disobbedire agli ordini (la libert&#224; di ignorare la volont&#224; altrui): La capacit&#224; di rifiutare l&#8217;autorit&#224;, disobbedire ai comandi e alle regole imposte da altri, senza subire conseguenze drastiche.</p><p>La libert&#224; di creare nuove relazioni sociali (o riplasmare la societ&#224;): La capacit&#224; di ripensare e cambiare la forma della propria societ&#224;, inclusa la libert&#224; di passare da una struttura sociale all&#8217;altra (ad esempio, a seconda della stagione).</p><p>Gli autori utilizzano queste libert&#224; come base per sfidare la narrazione tradizionale secondo cui l&#8217;evoluzione umana comporta necessariamente una perdita di libert&#224; a favore di una maggiore complessit&#224; sociale o statale.</p>]]></content:encoded></item><item><title><![CDATA[Caramelle non ne voglio più / Certe volte non ti capisco / Le rose e i violini questa sera raccontali a un’altra]]></title><description><![CDATA[Il ruolo mutualistico degli Stati nei servizi, nel credito e nella conoscenza]]></description><link>https://ecologiadellaconoscenza.substack.com/p/caramelle-non-ne-voglio-piu-certe</link><guid isPermaLink="false">https://ecologiadellaconoscenza.substack.com/p/caramelle-non-ne-voglio-piu-certe</guid><dc:creator><![CDATA[Ecologia della conoscenza]]></dc:creator><pubDate>Wed, 25 Mar 2026 15:20:34 GMT</pubDate><enclosure url="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!Y4O6!,w_256,c_limit,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F1e479ec5-2bf2-4b46-9f3d-29df470c8dc3_838x838.jpeg" length="0" type="image/jpeg"/><content:encoded><![CDATA[<h4>Sull&#8217;asservimento della politica ai mercati</h4><p>Bellissima sintesi in questo post di Ragionamenti Finanziari <a href="#_ftn1">[1]</a> sul conflitto che esiste tra politica e mercati e la riduzione del ruolo delle democrazie rispetto a quello delle autorit&#224; di vigilanza monetaria.</p><p>Post che invito tutti a leggere e che condivido pienamente per&#242; solo come premessa per un approfondimento importante: i governi decidono liberamente le proprie politiche di impiego delle entrate se l&#8217;impiego &#232; inferiore alle entrate. </p><p>I mercati decidono sulla capacit&#224; di ricorso all&#8217;indebitamento se le spese del governo superano le entrate. </p><p>Se esistono dei debiti pregressi il governo non ha altra scelta che ripagarli o pagare gli interessi se intende prolungarli.</p><p>Ma oltre a questo obbligo la politica ha spazi di libert&#224; enormi su come impiegare le proprie entrate al netto degli oneri del debito. Paradossalmente il governo potrebbe spendere tutto il netto delle entrate in <strong>caramelle</strong> e i mercati non avrebbero nulla da dire (nei limiti che spiego tra un attimo).</p><p>Il problema non &#232; la riduzione di libert&#224; politica provocata dai mercati, il problema &#232; equilibrare tra di loro l&#8217;insieme di necessit&#224; di copertura <strong>mutualistica</strong> che lo stato mette a disposizione: istruzione, sanit&#224;, giustizia, sicurezza e pochi altri servizi come ad esempio la gestione del debito complessivo del Paese. </p><p>Quali siano questi servizi lo decide la politica all&#8217;interno dei limiti di bilancio. I mercati apprezzano che questi servizi vengano mutualizzati perch&#233; &#232; il modo pi&#249; efficiente per le tasche dei cittadini che avranno risorse ulteriori per aumentare le entrate dello Stato. I mercati preferiscono finanziare una <strong>assicurazione</strong> piuttosto che un cittadino che fa un incidente.</p><p>La politica ha delle <strong>praterie infinite</strong> su cui portare il proprio contributo di scelte condivise con i cittadini.</p><h4>Uno stato &#232; un portafoglio di attivit&#224; produttive</h4><p>E adesso vediamo l&#8217;altro aspetto che riporta in causa i mercati: la <strong>produttivit&#224;</strong> nasce dagli investimenti che sono una forma di indebitamento. Cio&#232; le cosiddette spese strutturali dello Stato. Le prospettive di produttivit&#224; delle aziende le decidono gli <strong>analisti dei fondamentali aziendali</strong> che poi decidono se investire o meno, prestare o meno denaro. <strong>E spesso sbagliano perch&#233; trattandosi di previsioni i parametri di queste previsioni non nascono dagli algoritmi</strong>.</p><p>Nel caso degli Stati un investimento, ad esempio, in istruzione pubblica pu&#242; essere visto come un aumento della produttivit&#224; futura, cos&#236; come in una azienda pu&#242; essere visto come un aumento della produttivit&#224; futura l&#8217;assunzione di un nuovo dirigente. L&#8217;analista finanziario procede quindi entrando nel merito delle strategie dello Stato, che hanno il vantaggio per l&#8217;analista di essere <strong>pubbliche</strong> e apertamente criticate dall&#8217;opposizione.</p><p>Questo fa s&#236; che il prezzo del benessere sociale dei cittadini e dello Stato, il rapporto costi/benefici di spesa delle scelte politiche, venga valutato anche dagli analisti finanziari. Ma per questa &#8220;intromissione&#8221; la soluzione &#232; molto semplice: oltre al costo della iniziativa in s&#233; devo valutare qual &#232; l&#8217;impatto in termini finanziari di <strong>variazione di affidabilit&#224; creditizia</strong> che mi indicano gli analisti.</p><p>Se i mercati finanziari ritengono che assumere pi&#249; insegnanti diminuisca la redditivit&#224; del paese devo diminuire la quantit&#224; di insegnanti per tenere conto del maggiore onere sul debito. Non sar&#242; d&#8217;accordo, ma se chi mi presta i soldi pensa che sia cos&#236; devo accettarlo e tenerne conto per ogni investimento, pro quota all&#8217;indebitamento che provoca.</p><p>Un imprenditore che sceglie di comprare un aereo aziendale deve tener conto di quanto questo incida sulla redditivit&#224; aziendale, ma se ha i margini per pagare i maggiori tassi comprer&#224; comunque l&#8217;aereo.</p><p>Questo porta all&#8217;ultima osservazione: i debiti provocati pro quota da ogni decisione politica vengono esternalizzati complessivamente, cio&#232; vengono messi in un <strong>portafoglio di debiti</strong> che nel suo complesso &#232; meno rischioso per i mercati. Anche questo &#232; un meccanismo mutualistico, lo stesso usato dagli istituti di credito. Ma questo non significa che la componente creditizia di ogni scelta politica scompaia.</p><p>Insomma, <strong>i politici e i cittadini hanno gli stessi gradi di libert&#224; degli azionisti di una azienda</strong>, e sono enormi.</p><p>Devono solo rispettare le regole del gioco, che per&#242; non sono pi&#249; complesse di quelle necessarie per guidare una barca o un aereo. </p><p>Ma dare la colpa agli arbitri (la BCE nel nostro caso) che semplicemente sono pagati per far rispettare le regole &#232; sempre uno sport nazionale molto diffuso. Basterebbe tener conto che occorre giocare bene, <strong>cos&#236; bene da vincere anche tenendo conto di possibili errori arbitrali</strong>. Certo che se ci si tira calci negli stinchi in ogni istante della partita, l&#8217;unico che &#8220;gioca&#8221; diventa l&#8217;arbitro.</p><h4>Aleatoriet&#224; delle componenti delle attivit&#224; degli Stati</h4><p>Infine, l&#8217;ultimo aspetto: <strong>l&#8217;aleatoriet&#224; dei mercati del debito</strong>.</p><p>La concessione di un credito non avviene nel vuoto, ma in presenza di infinite alternative di investimento, ognuna con incertezze di valutazione di redditivit&#224; e di aleatoriet&#224; di questa redditivit&#224; nel tempo.</p><p>I mercati sono <strong>efficienti</strong> nel valutare questi aspetti e regolare il proprio portafoglio in modo che diventi efficiente, cio&#232; possieda il massimo di rendimento per quella determinata volatilit&#224;. Quindi se la volatilit&#224; del rendimento dei titoli di Stato cambia, ad esempio per una crisi politica, allora deve essere pagato un rendimento maggiore. Oppure se gli altri investimenti, a parit&#224; di volatilit&#224;, danno un certo rendimento maggiore di quello offerto dallo Stato, non vi &#232; altro modo che adeguarsi.</p><p>Questo significa che le politiche dello Stato devono essere calibrate continuamente rispetto al loro costo pro-quota di indebitamento?</p><p>La risposta &#232; semplicemente s&#236;: dato che il costo dell&#8217;indebitamento delle attivit&#224; statali viene trattato in un portafoglio che &#8220;mutualizza&#8221; i rischi, tutto il costo del debito aumenta o diminuisce di conseguenza al rischio creditizio complessivo, che &#232; fatto della somma &#8220;pesata&#8221; dei rischi creditizi di ogni attivit&#224;. E questa valutazione porta inevitabilmente ad un riaggiustamento del portafoglio delle attivit&#224; statali.</p><p>Con quale frequenza? Anche se i mercati reagiscono in millisecondi al manifestarsi di crisi e opportunit&#224;, un portafoglio di attivit&#224; statali &#232; cos&#236; ambio da compensare queste variazioni istantanee e non occorre un parlamento ed un governo che decida diversamente ogni millisecondo. Certo per&#242; non si deve avere una inerzia decennale nelle proprie decisioni.</p><p>Ma quali sono i rendimenti e le volatilit&#224; dei rendimenti delle attivit&#224; statali? In che modo &#232; possibile confrontarli rispetto al rischio/rendimento valutato dai mercati sul debito complessivo?</p><p>Un aspetto importante di questa valutazione &#232; che spesso i rendimenti delle attivit&#224; pubbliche hanno relazioni e controrelazioni reciproche nel tempo, oscillazioni correlate in un certo modo e con una certa periodicit&#224;. Se la minore redditivit&#224; temporanea di una certa attivit&#224; scopro che &#232; strutturalmente correlata ad una attivit&#224; che aumenta la redditivit&#224; allora le due variazioni si pareggiano e nell&#8217;insieme le due attivit&#224; hanno una redditivit&#224; media delle due e minore aleatoriet&#224;.</p><p>Ad esempio, un investimento in infrastrutture elettriche potrebbe rendere (maggiori attivit&#224; industriali) in modo variabile nel tempo in funzione dell&#8217;andamento economico del paese (ciclico) mentre un investimento nella cassa integrazione guadagni potrebbe rendere (maggiori capacit&#224; di spesa di chi prende la cassa) in modo variabile, ma opposto (anticiclico) in funzione dell&#8217;andamento delle attivit&#224; industriali. I due investimenti si compensano e portano ad una redditivit&#224; media che &#232; stabile e quindi abbassa il rischio sul debito complessivo.</p><p>Tutto questo incide sulle scelte politiche? La risposta &#232; ovviamente s&#236; e non tenerne conto &#232; sbagliato rispetto all&#8217;interesse dei cittadini.</p><p>Si tratta di una indebita intromissione della finanza e dei suoi algoritmi nell&#8217;agone politico? La risposta &#232; no perch&#233; l&#8217;interesse dei cittadini &#232; comunque libero di manifestarsi scegliendo di spendere una parte maggiore della propria spesa creditizia scegliendo comunque di investire su una strada non ottimale dal punto di vista del portafoglio delle proprie attivit&#224;.</p><p>Ad esempio, la politica potrebbe fare solo investimenti in reti elettriche pur sapendo che se non esistono utenti che le usano nei momenti di crisi (perch&#233; le aziende chiudono se non hanno il contributo della cassa integrazione) sarebbe un investimento con redditivit&#224; pi&#249; aleatoria e quindi pi&#249; costosa dal punto di vista creditizio. La componente del debito che devo ripagare riduce l&#8217;ampiezza dell&#8217;investimento che posso permettermi. Ma comunque rimane la possibilit&#224; e anche, magari, la necessit&#224; politica di farlo.</p><p>L&#8217;aleatoriet&#224; della redditivit&#224; delle iniziative statali complica la gestione equilibrata del loro insieme perch&#233; la coperta non solo &#232; corta, ma &#232; fatta di pezzi che si allungano o si accorciano nel tempo e vanno messe assieme in un patchwork dinamico molto complesso.</p><p>&#200; colpa degli algoritmi della finanza o dei vincoli di bilancio di Bruxelles? No, &#232; l&#8217;economia baby.</p><h4>Il ruolo &#8220;politico&#8221; della BCE.</h4><p>Infine, vi &#232; un problema fondamentale che &#232; stato ben sviluppato nel post citato e che &#232; da affrontare: le <strong>politiche monetarie</strong> accentrate nella BCE che decidono o meno di comprare il debito dei singoli Stati.</p><p>Semplicisticamente potremmo dire che la BCE sta agendo come emettitore di titoli di debito che sono gli euro che immette sul mercato.</p><p>La BCE, come qualsiasi banca centrale riconosciuta dalle leggi dello stato come monopolista della emissione di moneta per conto dei paesi aderenti, ha per ogni euro stampato o prestato alle banche un euro di valore corrispondente in riserve (oro o contanti in altre valute) o titoli di debito pubblico o privato che ha accettato in cambio della fornitura di euro. </p><p>Non fa nascere questi euro dal nulla salvo che dalla redditivit&#224; degli investimenti che effettua. Questi rendimenti riducono gli euro circolanti e coincidono con l&#8217;acquisto di azioni proprie fatte da una azienda (che per&#242;, diversamente da una banca centrale, possiede meno liquidit&#224; a causa di questi acquisti e quindi il valore delle azioni potrebbe non cambiare nel medio e lungo periodo).</p><p>Il <strong>tasso di sconto</strong> della banca centrale &#232; il modo con cui la banca centrale sottrae euro dal mercato secondo politiche pi&#249; o meno restrittive o incentivanti le attivit&#224; economiche.</p><p>Chi possiede euro ha, a fronte dei guadagni della BCE, in tasca un euro che vale di pi&#249; perch&#233; possiede una quota relativamente maggiore dei crediti concessi dalla BCE che sono rimasti identici in termini di euro, ma non di valore che &#232; aumentato in termini reali se lo devo rimborsare. E questo influisce sul valore dell&#8217;euro rispetto ad altre valute e sulla inflazione o deflazione degli euro rispetto alle merci. Una parte delle entrate di una banca centrale vengono comunque usate per il suo funzionamento e per la copertura dei rischi delle proprie operazioni.</p><p>Ma nel valutare la attivit&#224; delle banche centrali la stabilit&#224; della valuta determina un vincolo di bilancio dei singoli stati maggiore perch&#233; non &#232; possibile stimolare situazioni inflattive che determinano un calo del debito reale, espresso in euro dei paesi membri.</p><p>Non tutti i paesi hanno la stessa percentuale di debito sul PIL e non tutti i paesi hanno lo stesso rischio di non ripagare l&#8217;indebitamento attraverso la redditivit&#224; della propria gestione. Paradossalmente i paesi pi&#249; indebitati hanno necessariamente una redditivit&#224; statale maggiore dei paesi non indebitati, cio&#232; un avanzo al lordo degli interessi sul debito migliore. Lo spazio rispetto alle decisioni politiche di impiego &#232; maggiore, come abbiamo visto, nei paesi con meno debito perch&#233; hanno un debito pro quota delle proprie iniziative minore degli altri paesi.</p><p>Questo non significa che la Germania sia attualmente meglio gestita dell&#8217;Italia, significa che lo &#232; stata nel passato. In Italia, al riparo di una lira debole, si &#232; scaricata con l&#8217;inflazione una tassa occulta sui cittadini, ora non si paga pi&#249; quella tassa e il debito &#232; aumentato e si &#232; cristallizzato nell&#8217;euro pesando ancora di pi&#249;.</p><h4>Perch&#233; tutto questo &#232; un problema di ecologia della conoscenza</h4><p>Alla fonte di ogni redditivit&#224; c&#8217;&#232; una questione di conoscenza su come produrre questa redditivit&#224;. La redditivit&#224; di una attivit&#224; &#232; un aumento dell&#8217;energia libera a disposizione di chi ha fatto l&#8217;investimento. Ma senza ricorrere alla meccanica statistica e alla termodinamica tutti capiscono che la redditivit&#224; &#232; sempre un aumento della efficienza ed efficacia, relativa alle altre possibili, della azione, una riduzione della complessit&#224; e delle sorprese della azione rispetto alle precedenti o alle alternative. </p><p>Complessit&#224; e sorprese sono le coordinate di una frontiera di Pareto in cui produco nel tempo un portafoglio di azioni che produce il minimo di sorprese data una certa complessit&#224; o che riduce al minimo le complessit&#224; rispetto ad un livello di sorpresa desiderato.</p><p>Cos&#236; come un portafoglio di investimenti efficiente pu&#242; essere fatto solo a partire da rendimenti e volatilit&#224; misurate nel passato cos&#236; l&#8217;inferenza attiva nel nostro cervello pu&#242; essere fatta solo sulla base delle conoscenze possedute prima dell&#8217;azione. Non c&#8217;&#232; alcun modo per definire nuova conoscenza che agire per produrla. Questa azione smentisce le conoscenze pregresse e produce nuove conoscenze, ma noi non possiamo prevedere un futuro che non sia lo specchio delle esperienze passate. </p><p>Ogni ipotesi su una variazione di volatilit&#224; e rendimento medio di un investimento diversi dal passato non ha alcun fondamento conoscitivo, &#232; solo puro e semplice azzardo che produce nuove volatilit&#224; e nuovi rendimenti medi non prevedibili da quelli passati.</p><p>Se questo possa sembrare stupido per alcuni, la realt&#224; &#232; che chiunque pensasse di possedere informazioni sul futuro, diverse dalle proprie decisioni non ancora espresse, &#232; sempre stato smentito dai fatti.</p><p>Questo ovviamente mina in termini epistemologici qualsiasi fede politica utopica o distopica, prodotta cio&#232; da una completa ristrutturazione della realt&#224; a causa di quella azione. In quel nuovo contesto qualsiasi conoscenza pregressa non serve a nulla e nulla possiamo di dire di quale conoscenza servir&#224;.</p><p>Volete una conferma? Pensate alla Brexit e come ha smentito i suoi propositori e anche quelli che si opponevano.</p><p>Il problema &#232; quindi di quanta conoscenza sullo stato delle proprie attivit&#224; possiedano i politici e i mercati, dell&#8217;equilibrio delle due conoscenze accettato il principio che non esista un problema di manipolazione dei dati da rendere comuni ad entrambe. Se questo &#232; assodato non sono possibili crisi imprevedibili diverse dal passato, nel senso che ogni previsione diversa ha la pratica certezza di essere smentita.</p><p>La crisi del debito greco &#232; nata infatti da manipolazioni nascoste del livello di indebitamento, mentre per quello italiano quello che le manovre &#8220;espansive&#8221; di Berlusconi erano pure e semplici assurdit&#224; economiche. Una forma di censura per i greci e di autocensura cognitiva per gli italiani.</p><p>Come l&#8217;economia degli Stati, come l&#8217;ecologia della conoscenza globale, possa evolvere possiamo discutere vista la limitatezza cognitiva di politici e dei mercati, e con loro di tutti gli esseri umani, ma non pu&#242; essere gestita per selezione arbitraria delle fonti informative, n&#233; in buona fede n&#233; in mala fede.</p><p>La realt&#224; economica ha di bello che non pu&#242; essere nascosta o resa misteriosa, si tratta di semplici numeri del passato e del presente. Numeri che possiamo eliminare dal dibattito pubblico, ma che non cambiano di un centesimo nella realt&#224; con cui, prima o poi, ci dobbiamo scontrare.</p><p>Gli Stati, come apparati politici, e i mercati, come analisti al servizio delle decisioni degli investitori, servono ad un obiettivo mutualistico di gestione della conoscenza globale sugli aspetti economici del passato e del presente. Vengono pagati per questo ruolo che produce conoscenza che tutti possono utilizzare, &#232; conoscenza globale che diventa patrimonio di tutti per produrre la propria conoscenza locale, anche quella dei politici e degli analisti.</p><p>E non vi &#232; altro modo <strong>fisico</strong> di procedere.</p><p>La libert&#224; dei politici e dei cittadini che li votano non &#232; solo sostanziale in termini economici, ma anche in termini epistemologici. Facciano quello che credono, la realt&#224; far&#224; il resto.</p><p>P.S.</p><p>Mi raccomando, le caramelle al posto di strade ed istruzione sono un mio copyright, quindi, cari politici, non fate proposte di legge in parlamento senza avermi prima consultato.</p><div><hr></div><p><a href="#_ftnref1">[1]</a> </p><div class="embedded-post-wrap" data-attrs="{&quot;id&quot;:191996063,&quot;url&quot;:&quot;https://ragionamentifinanziari.substack.com/p/lillusione-del-voto-e-la-fine-della&quot;,&quot;publication_id&quot;:562066,&quot;embedding_publication_id&quot;:null,&quot;publication_name&quot;:&quot;Ragionamenti Finanziari&quot;,&quot;publication_logo_url&quot;:null,&quot;title&quot;:&quot;L'ILLUSIONE DEL VOTO E LA FINE DELLA DEMOCRAZIA SOSTANZIALE&quot;,&quot;truncated_body_text&quot;:&quot;La democrazia procedurale e il Trilemma&quot;,&quot;date&quot;:&quot;2026-03-24T16:14:06.713Z&quot;,&quot;like_count&quot;:15,&quot;comment_count&quot;:3,&quot;bylines&quot;:[{&quot;id&quot;:58108819,&quot;name&quot;:&quot;ragionamentifinanziari&quot;,&quot;handle&quot;:&quot;ragionamentifinanziari&quot;,&quot;previous_name&quot;:null,&quot;photo_url&quot;:&quot;https://bucketeer-e05bbc84-baa3-437e-9518-adb32be77984.s3.amazonaws.com/public/images/29479f74-b71f-4757-85a4-9fe7480270b4_640x640.jpeg&quot;,&quot;bio&quot;:&quot;Oltre le narrazioni rassicuranti. 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Nel nostro caso ci interesser&#224; la situazione globale, o quella in Iran, In Israele, negli USA, in Europa o in Cina.</p><p>E poi ci interesserebbero tanti parametri della situazione. Ad esempio, a livello globale ci interesserebbe il prezzo del petrolio, la produzione/consumo mondiale di gas, l&#8217;andamento del PIL globale.</p><p>A livello nazionale i prezzi dell&#8217;energia elettrica, l&#8217;inflazione, e nelle zone di conflitto il numero di attacchi, il numero di vittime, il livello di terrorismo, i danni e lo stato degli eserciti e i loro armamenti.</p><p>A livello locale potrebbero essere parametri significativi le attivit&#224; economiche, come industrie, banche e servizi di vario tipo.</p><p>A livello personale potremmo chiedere alla IA del nostro futuro, il modo di vivere, il lavoro, i diritti rispettati o meno a casa, cibo, istruzione, sanit&#224;, giustizia e libert&#224; di espressione e partecipazione politica.</p><p>E di tutto questo l&#8217;IA ci potrebbe presentare probabilit&#224; e soprattutto il modello che le ha permesso di arrivare a definire gli scenari.</p><p>Viceversa, potremmo chiedere alla IA che probabilit&#224; ha un certo scenario e quali sono le condizioni che aumenterebbero la sua probabilit&#224;. O, se &#232; uno scenario che vogliamo evitare, quali sono le condizioni che dobbiamo evitare che si verifichino.</p><p>Immaginiamo di mettere a disposizione di tutti una IA di questo tipo e che la sua capacit&#224; di fare previsioni, dare probabilit&#224; di scenario e definire condizioni per la sua realizzazione siano le stesse, in termini di potenza di elaborazione e informazioni da elaborare.</p><p>Cosa succederebbe? Soprattutto rispetto a questi tre aspetti:</p><p>1. La disponibilit&#224; universale della IA con le condizioni che abbiamo definito aumenterebbe o diminuirebbe la possibilit&#224; di prevedere e suggerire azioni?</p><p>2. La presenza inevitabile di strumenti analoghi con informazioni e potenza di calcolo maggiori ridurrebbe o aumenterebbe la capacit&#224; di previsione della IA universale?</p><p>3. La semplice possibilit&#224; di fornire previsioni che inducono azioni aumenta la possibilit&#224; che le previsioni vengano manipolate dalla stessa IA per arrivare a scenari che la IA prevede (prevedendo il proprio uso)?</p><p>Quello che possiamo dire &#232; che esiste gi&#224; un sistema di previsione e suggerimento di azione funzionante ed &#232; il nostro <strong>cervello</strong>. Abbiamo limiti di memoria, di raccolta di informazioni e di capacit&#224; di elaborazione diverse da quella di una IA, ma sostanzialmente ognuno di noi cerca di prevedere il futuro, valuta le probabilit&#224; di uno scenario e capisce o meno le azioni necessarie a realizzarlo o evitarlo.</p><p>Anche l&#8217;IA universale ha limiti materiali soprattutto se pensiamo di metterla a disposizione di tutti e otto i miliardi di persone che siamo su questa terra. I suoi limiti sono per&#242; gli stessi per ogni essere umano che la usa, nella nostra ipotesi, diversamente dalle differenze di informazioni disponibile e conoscenze e capacit&#224; di elaborarle degli esseri umani.</p><p>Questo ci fa pensare che la semplice introduzione di uno strumento comune possa rendere minori le differenze tra esseri umani perch&#233;, in un certo senso, <strong>universalizza</strong> l&#8217;accesso alla conoscenza globale.</p><p>In questo senso fenomeni come una lingua comune, la musica, gli elettrodomestici o l&#8217;uso di un cellulare sono fenomeni di universalizzazione delle persone a partire dai modi con cui queste risorse universali richiedono azioni e conoscenze di utilizzo comune. Per il linguaggio sono la letteratura di una certa lingua o l&#8217;accesso a pratiche matematiche di base.</p><p>Questo ci porta ad un altro aspetto spesso trascurato nella introduzione delle IA: l&#8217;alfabetizzazione di uso dello strumento che richiede anni nelle aziende, nei sistemi scolastici e nella vita quotidiana.</p><p>Questo accesso universale che abbiamo gi&#224; vissuto ha prodotto maggiori o minori prevedibilit&#224; al mondo?</p><p>Direi proprio di no. A meno che non ci riferisca agli strumenti stessi, alla loro produzione e al loro uso, la imprevedibilit&#224; delle azioni rimanenti che facciamo usando questi strumenti comuni aumenta e non diminuisce.</p><p>Se inventiamo il fuoco come sistema di cottura aumentiamo e non diminuiamo le modalit&#224; di preparare il cibo, anche se i modi di accendere il fuoco e alimentarlo possono diventare pratica comune su interi continenti.</p><p>Se dotiamo l&#8217;umanit&#224; di strumenti in grado di elaborare tutte le informazioni disponibili aumentiamo la complessit&#224; delle azioni che possiamo fare con il loro uso. Anche se le informazioni e le capacit&#224; di elaborazione e le pratiche tecniche d&#8217;uso fossero le stesse per tutti gli esseri umani.</p><p>In termini di diversit&#224; di conoscenza locale al nostro cervello e fattibilit&#224; di azioni che possiamo fare, il contributo alla complessit&#224; della conoscenza globale sugli effetti di queste azioni aumenterebbe esponenzialmente man mano che queste conoscenze vengono incorporate nello strumento stesso.</p><p>E questa &#232; la Storia dell&#8217;umanit&#224;: aumentare la complessit&#224; e le sorprese.</p><p>In termini di fisica statistica facciamo un uso esponenzialmente pi&#249; grande dell&#8217;energia libera del mondo non perch&#233; diventiamo diversi, ma al contrario perch&#233; diventiamo tutti pi&#249; uguali rispetto alle fattibilit&#224; delle azioni che facciamo. Fattibilit&#224; che cresce per&#242; esponenzialmente al crescere della universalizzazione di certi strumenti resi possibili da questa universalizzazione.</p><p>Quindi una IA universale a disposizione di tutti per prevedere l&#8217;impatto della guerra in Iran aumenterebbe la complessit&#224; degli scenari e renderebbe lo strumento utile solo sul breve periodo.</p><p>La stessa situazione avviene nella <strong>finanza</strong> dove tutte le informazioni che determinano il futuro di una azienda o di uno stato sono subito inglobate nei prezzi e rendono impossibile trarre un vantaggio reale da queste informazioni.</p><p>Nel nostro caso il vantaggio potrebbe essere quello di prevedere scenari di pace e sviluppo economico e capire come produrli. Ma la disponibilit&#224; di questi modelli e la previsione delle conseguenze delle azioni viene immediatamente scontato e rende inutile agire nel modo che abbiamo previsto perch&#233; la previsione quella azione &#232; gi&#224; stata utilizzata per renderla inutile a quello scopo.</p><p>Come per la finanza anche le IA produrrebbero un mondo <strong>efficiente</strong> in cui la sorpresa &#232; gi&#224; stata prevista e solo nel brevissimo periodo aggiorniamo questa previsione portando a decisioni ovvie che non richiedono alcun ragionamento in cui usare le probabilit&#224; di scenario.</p><p>Il problema &#232; che l&#8217;inutilit&#224; delle IA potremmo dire per eccesso di capacit&#224; previsionale &#232; vera se il mondo delle informazioni pubbliche segue delle regole. Ma come vedremo. Le regole vengono violate, in modo che &#232; impossibile prevedere.</p><p>&#200; cos&#236; che si cambia il mondo, &#232; con le <strong>regole che servono a conservare la imprevedibilit&#224; per tutti</strong> ed eliminare la possibilit&#224; di prevedibilit&#224; di una azione per qualcuno che sia diverso da quello che la esegue.</p><p>Il problema non &#232; perch&#233; la Russia di Putin tragga vantaggio da questa guerra, cosa indubbiamente vera, ma il <strong>sospetto</strong> che possieda informazioni e capacit&#224; di influenza sulle decisioni di chi ha iniziato questa guerra all&#8217;Iran. Cio&#232; il sospetto plausibile, visti i personaggi in gioco, che non si siano rispettate delle regole di contenimento delle informazioni privilegiate nel tempo per ottenere profitti personali<a href="#_ftn1">[1]</a>.</p><p>Informazioni privilegiate superiori a quelle dei paesi che stanno subendo le conseguenze di questa guerra come l&#8217;Iran, Paesi Arabi, l&#8217;Europa e il resto del mondo.</p><p>E questo, nel mondo delle informazioni, significa che tutto quello che succeder&#224; da adesso in poi sar&#224; conseguenza della conoscenza del sospetto di queste asimmetrie informative palesi.</p><p>Questi possibili violazioni delle regole hanno perso di ogni utilit&#224; e l&#8217;alleanza sotterranea tra le amministrazioni di USA, Israele e Russia diventa l&#8217;ovviet&#224; di possibili scenari che determiner&#224; l&#8217;azione di tutti.</p><p>E questa la potremmo chiamare <strong>teoria del complotto</strong>, cio&#232; manipolazione delle informazioni in modo che solo delle persone che, seppur non avendo partecipato al costo della azione, sappiano che avverr&#224; manipolando le informazioni stesse per produrre le azioni di un altro. L&#8217;equivalente del sospetto di insider trading nella finanza.</p><p>Dall&#8217;altro lato esiste l&#8217;asimmetria informativa per volontaria mancanza di esplorazione degli scenari. Secondo alcune analisi Trump non aveva previsto la reazione dell&#8217;Iran contro i paesi del golfo e la mancata collaborazione degli alleati alla libert&#224; di navigazione nello stretto di Hormuz<a href="#_ftn2">[2]</a>. E questa la potremmo chiamare <strong>teoria della malattia mentale</strong>. Perch&#233; &#232; ovvio che di questi rischi in tanti ne avevano parlato pubblicamente ed erano a disposizione di Trump, se solo li avesse voluti valutare.</p><p>Volendo generalizzare potremmo definire i limiti mentali un analogo del comportamento delinquenziale. Sono entrambe comportamenti che &#8220;sorprendono&#8221; il comportamento razionale che non li considera fruttuosi sul lungo periodo. Ma contrariamente a quello che pensano in molti questi comportamenti possono protrarsi per molto tempo e portare ad un certo grado di efficacia a fini personali.</p><p>Paradossalmente sia la teoria del complotto, accesso privilegiato alle informazioni, che quella della malattia mentale, mancanza di informazioni pubbliche, o un mix dei due, portano alla stessa conclusione sbagliata: questi interlocutori non sono affidabili e di questo gli altri terranno conto.</p><p>Si &#232; portati a pensare che questo sospetto &#8220;tradimento&#8221; delle regole da parte delle amministrazioni per scopi prettamente personali di lucro o di limiti mentali, non avverr&#224; mai pi&#249;. Ci si dice: &#8220;sapendo questo, il mondo non diventa pi&#249; semplice, ma pi&#249; imprevedibile, prevenuto, anche per chi ha, forse, messo in atto questa &#8220;sorpresa&#8221;&#8221;.</p><p>Ma forse i responsabili sanno come accumulare da qualche parte il &#8220;bottino&#8221; in immobili o, pi&#249; modernamente, in criptovalute e continuare con queste risorse a &#8220;tradire&#8221; le regole.</p><p>La regola del comportamento razionale che potremmo inserire in una IA &#232; che tutti usano tutte le informazioni pubbliche e che le informazioni riservate usate prima della decisione vengono usate solo da chi agisce. Purtroppo, questa visione &#232; sbagliata perch&#233; i singoli non usano tutte le informazioni pubbliche e hanno accesso a informazioni riservate sulle future azioni di altri. <strong>E prevedere le azioni di selezione e diffusione delle informazioni che sono alla base delle azioni &#232; impossibile</strong>.</p><p>Paradossalmente questo rende ancora utili le IA per previsioni <strong>utili</strong> sul lungo periodo che sono impossibili in un mondo efficiente? L&#8217;inerzia comportamentale causata dai complotti e dalla imbecillit&#224; umana pu&#242; essere usata per fare previsioni utili anche se &#232; impossibile prevedere il comportamento del ladro o del pazzo?</p><p>Che roba strana! Come &#232; possibile? E se &#232; vera come inserirla in una IA? O perch&#233; non &#232; possibile inserirla in una IA?</p><p>Non abbiamo speranza di capirlo e saremo ancora di fronte al male che abbiamo generato anche indirettamente.</p><p>Saranno le bambine iraniane dilaniate a far da compagnia ai nostri sonni, americani ed europei, per non aver previsto e impedito, almeno con il voto, questo possibile scenario di conflitto di interessi a fini personali o di imbecillit&#224;, o entrambe.</p><p>E anche una IA avrebbe degli incubi a cui non sappiamo come porrebbe rimedio.</p><p>Se siamo onesti non saprebbe cosa fare.</p><p>Se siamo disonesti per il nostro puro e semplice tornaconto, ingannando gli altri e diffondendo notizie in cambio di favori, forse qualche idea potrebbe averla.</p><p>Farci finire come quelle bambine.</p><p>Spaventati eh?</p><p>No, non &#232; questo lo scenario che ci accompagner&#224; con l&#8217;introduzione delle IA, ma la loro probabile inutilit&#224; vista <strong>l&#8217;impossibilit&#224; logica</strong> di prevedere le azioni di qualcuno se le azioni di selezione e diffusione di informazioni alla base di quelle azioni &#232; imprevedibile. Perch&#233; anche l&#8217;azione di selezione e di diffusione &#232; una azione che dovrebbe essere prevista assieme alle selezioni e diffusioni di informazioni che l&#8217;hanno determinata.</p><p>Grazie al cielo siamo salvi, salvi con i nostri incubi.</p><p>O, no?</p><p>A proposito: Votate NO.</p><div><hr></div><p><a href="#_ftnref1">[1]</a> <a href="https://www.corriere.it/esteri/25_dicembre_24/jared-kushner-ivanka-trump-legami-russia-a5c0dcf4-eede-4a4e-9985-ca4ae6940xlk.shtml">https://www.corriere.it/esteri/25_dicembre_24/jared-kushner-ivanka-trump-legami-russia-a5c0dcf4-eede-4a4e-9985-ca4ae6940xlk.shtml</a></p><p><a href="#_ftnref2">[2]</a> <a href="https://edition.cnn.com/2026/03/17/politics/trump-alternate-reality-iran-war-analysis">https://edition.cnn.com/2026/03/17/politics/trump-alternate-reality-iran-war-analysis</a></p>]]></content:encoded></item><item><title><![CDATA[Osceno Uroboro]]></title><description><![CDATA[E se le aziende che forniscono piattaforme di Intelligenza Artificiale (IA) stessero sostituendo con le loro IA i propri CEO?]]></description><link>https://ecologiadellaconoscenza.substack.com/p/osceno-uroboro</link><guid isPermaLink="false">https://ecologiadellaconoscenza.substack.com/p/osceno-uroboro</guid><dc:creator><![CDATA[Ecologia della conoscenza]]></dc:creator><pubDate>Fri, 13 Mar 2026 18:17:28 GMT</pubDate><enclosure url="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!Y4O6!,w_256,c_limit,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F1e479ec5-2bf2-4b46-9f3d-29df470c8dc3_838x838.jpeg" length="0" type="image/jpeg"/><content:encoded><![CDATA[<p>Facciamo un gioco, cos&#236;, tanto per distrarci dagli eventi che incombono.</p><p>Supponiamo che le IA invece che sostituire i lavori intellettuali di &#8220;basso livello&#8221;, come programmare o preparare relazioni per il capo, sostituiscano i manager di &#8220;alto livello&#8221; nel diuturno lavoro di aumento dell&#8217;efficienza aziendale.</p><p>Anzi, immaginiamo, cos&#236; per facezia, un po&#8217; per per celia un po&#8217; per non morire, che questa sostituzione sia gi&#224; avvenuta, e che i vari Musk, Thiel, Zuckerberg e compagnia cantando siano gi&#224; controllati da IA che dicono loro che cosa fare in ogni momento. Immaginiamo che abbiano gi&#224; delle IA personali appositamente preparate per loro usando le IA che loro stessi stanno proponendo al mercato, addestrate dal profluvio di azioni svolte da loro nel passato.</p><p>Voi direte, non convinti, che il loro lavoro &#232; troppo complesso per essere sostituito da una IA.</p><p>Ma perch&#233;?</p><p>&#200; pi&#249; complesso analizzare per il CEO della propria azienda le magnifiche sorti progressive dell&#8217;uso dell&#8217;IA, con l&#8217;uso di una IA, o sostituire con una IA direttamente il CEO che deve decidere su questo?</p><p>Ma rimane comunque un problema che lo scettico, scosso, user&#224;, pensando che sia conclusiva.</p><p>Se usiamo una IA al posto del CEO a chi verr&#224; dato il suo stipendio?</p><p>Trattandosi di un problema di difficile soluzione cerchiamo di capire un po&#8217; di pi&#249; lo stato dell&#8217;arte dello sviluppo della tecnologia IA.</p><p>&#200; chiaro che se dispongo di una IA per fare una azione, il <strong>controllo</strong> che faccio su quella azione diminuisce.</p><p>Questo per tre motivi:</p><p>1. La rapidit&#224; e l&#8217;aumento quantitativo delle proposte IA <strong>riduce i tempi per controllare</strong>. Ne hanno gi&#224; parlato in tanti, ma, in sintesi: dato il licenziamento di figure junior a causa della loro sostituzione con IA, la responsabilit&#224; di controllo ricade sui senior aziendali, che oltretutto tendono ad assumersi compiti sovrapposti a quelli di altri senior in una competizione caotica e costosa.</p><p>2. La mancanza di <strong>conoscenza di controllo. </strong>Questo per la sua normale inutilit&#224; vista la esponenziale crescita della precisione delle risposte IA. Questo pu&#242; essere gi&#224; visto, ad esempio, sia nella guida automatica che nella selezione dei target in guerra.</p><p>3. Ma poi esiste un altro motivo pi&#249; profondo: la <strong>negazione della responsabilit&#224;</strong> delle IA visti gli interessi commerciali in gioco. Questo avviene gi&#224; nell&#8217;ambito delle responsabilit&#224; umane col normale scaricabarile quando qualcosa va storto. Ma qua non si tratta di responsabilit&#224; di una persona che, per quanto potente, tiene famiglia e amici che potrebbero toglierli il saluto in attesa di una sentenza, ma di aziende da centinaia di miliardi di dollari che possono mettere sul tavolo centinaia di avvocati e influencer (IA) in un batter di ciglio.</p><p>Vedremo, ad esempio, come risponder&#224; Anthropic al sospetto che Claude, usato dal Pentagono, abbia definito come target militare legittimo una scuola iraniana con centinaia di bambine<a href="#_ftn1">[1]</a>. </p><p>Ma il problema principale di tutto questo &#232; che, per i parametri umani, le IA sono estremamente <strong>affidabili</strong> e la tentazione, umana, di cedere il controllo &#232; elevata perch&#233; <strong>se fosse un essere umano</strong> ad avere questa affidabilit&#224;, avrebbe capacit&#224; enormi di controlli incrociati nella propria testa, molto maggiori di quelli manifesta nella decisione.</p><p>Il problema &#232; che l&#8217;IA non ha dubbi anche se produce risultati sulla base di probabilit&#224;. Di questi dubbi non discute se non dopo vari cicli di interazione, che comunque lasciano il dubbio che si tratti di <strong>piaggeria congenita</strong>.</p><p>Vediamo questo aspetto usando casi di vita vissuta: nella mia esperienza non mi sono mai fidato di una persona molto affidabile in termini tecnici, ma solo di persone molto affidabili in termini umani.</p><p>Detto in termini semplici: il <strong>tecnico super affidabile</strong> non sapeva nulla di ci&#242; che era lo scopo di quello che stava facendo, si interessava solo della corrispondenza dei risultati alle specifiche. Questo mi faceva enormemente inca**are perch&#233; era come se le specifiche non lo riguardassero, come volesse, in modo patologico e autolesionista, scaricare il barile delle responsabilit&#224; solo su chi le forniva, come se alla fine il destino dell&#8217;azienda, che poteva essere danneggiata da quelle specifiche sbagliate, non fosse affare suo, anche se il suo stipendio e quello dei suoi colleghi dipendeva da questo.</p><p>Insomma, avete capito, le IA si comportano come un dipendente &#8220;perfetto&#8221;, che fa un ottimo lavoro, ma che danneggia l&#8217;azienda non preoccupandosi di tutto il contesto in cui opera: altri dipendenti, clienti, fornitori, leggi, ambiente e societ&#224; in generale.</p><p>Il lavoro in una organizzazione sociale di qualsiasi tipo &#232; una <strong>collaborazione</strong>, altrimenti si trasforma in completa <strong>alienazione</strong>.</p><p>Per le aziende IA la concezione del lavoro di una organizzazione &#232; quella che tutto in essa &#232; alienante e quindi inumano, e quindi tutto il lavoro &#232; eseguibile da un <strong>non umano</strong>. E dovremo, conseguentemente, anche essere grati tutti di questa sostituzione. Ma il problema non sta nel lavoro, ma da come viene inteso il lavoro in azienda, specialmente in una azienda che fornisce sistemi IA.</p><p>Sbagliare &#232; umano, cercare di fare delle IA un essere infallibile, &#232; diabolico perch&#233; diminuisce le capacit&#224; critiche di tutte le aziende, compresa la propria, ovviamente. Ma del resto il Diavolo tenta in proporzione alle proprie capacit&#224; di resistere alla tentazione. Il libero arbitrio, in termini teologici, e la propria responsabilit&#224; personale, in termini di diritto, &#232; nulla in persone che sfiorano la malattia mentale con il loro delirio di onnipotenza.</p><p>Ovviamente molti dirigenti aziendali vedono i propri dipendenti come dei semplici esecutori, degli esseri alienati che devono fare perfettamente il loro lavoro, dipendenti incuranti del suo scopo produttivo, economico e sociale in senso lato. Ingranaggi in un meccanismo efficace ed efficiente in cui tutto &#232; sostituibile per ridurre i costi del lavoro.</p><p>Ma questi dirigenti non si accorgono di una cosa: loro stessi sono dei tecnici super affidabili dell&#8217;efficacia e dell&#8217;efficienza. Non si vedono in questo modo, ma lo sono e vengono pagati solo per questo. E quindi perfettamente sostituibili da una IA. Ma questo non lo capiscono perch&#233; eseguono semplicemente degli ordini del consiglio di amministrazione: fornire dividendi e aumentare il valore in borsa. Ed esistono perfette tecniche per ottenere questi risultati, come spiegano in tutti i Master in Business and Administration.</p><p>A questo punto perch&#233; non sostituire lo stesso consiglio di amministrazione da una IA?</p><p>Per esperienza personale partecipare ad un CdA &#232; il lavoro pi&#249; facile del mondo: sei Dio che controlla s&#233; stesso e se i risultati non arrivano la colpa, il peccato originale, &#232; sempre dei dirigenti. Che vanno rapidamente sostituiti da una societ&#224; di Head Hunter. Dice il consigliere: &#8220;Pi&#249; che metterci i soldi cosa pretendono? Che discuta di obiettivi aziendali in un mercato in evoluzione? Per quello ci sono i report preparati dai consulenti d&#8217;azienda (con ChatGPT)!&#8221;</p><p>L&#8217;accelerazione verso la singolarit&#224; non sta avvenendo dal basso con le IA che si automigliorano a livello di codice, ma dai vertici, sostituendo il lavoro alienante dei CEO e dei CdA delle aziende che producono IA. Automigliorandosi per come loro stessi intendono il proprio lavoro e il lavoro dei propri dipendenti.</p><p>Un Uroboro che comincia a mangiarsi dalla testa, una figura oscena, ma dipende tutto da dove immettete l&#8217;input del processo di autoeliminazione.</p><div><hr></div><p><a href="#_ftnref1">[1]</a> </p><div class="embedded-post-wrap" data-attrs="{&quot;id&quot;:190158711,&quot;url&quot;:&quot;https://www.nonzero.org/p/iran-and-the-immorality-of-openai&quot;,&quot;publication_id&quot;:17302,&quot;embedding_publication_id&quot;:null,&quot;publication_name&quot;:&quot;NonZero Newsletter&quot;,&quot;publication_logo_url&quot;:&quot;https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!5K_c!,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F76097801-4819-4372-b0d2-c803b80b1b17_1000x1000.png&quot;,&quot;title&quot;:&quot;Iran and the immorality of OpenAI, Anthropic, and Google&quot;,&quot;truncated_body_text&quot;:&quot;&quot;,&quot;date&quot;:&quot;2026-03-07T04:38:43.476Z&quot;,&quot;like_count&quot;:103,&quot;comment_count&quot;:3,&quot;bylines&quot;:[{&quot;id&quot;:3952006,&quot;name&quot;:&quot;Robert Wright&quot;,&quot;handle&quot;:&quot;nonzero&quot;,&quot;previous_name&quot;:&quot;Nonzero&quot;,&quot;photo_url&quot;:&quot;https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/c01933ee-1c01-4824-aae7-80f09f31cb8c_2000x2000.png&quot;,&quot;bio&quot;:&quot;Author of The Evolution of God, Nonzero, The Moral Animal, and Why Buddhism Is True. 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